Lo scuolabus riparte: promessa mantenuta e sfida lanciata

Dopo mesi di polemiche e attese, a Ceccano torna il servizio scuolabus: un impegno mantenuto dall’amministrazione Querqui che diventa subito banco di prova politico. Tra vincoli di bilancio, ferite del passato e una città che vuole risposte concrete

stavolta la scena è tutta per un mezzo giallo che negli ultimi mesi è diventato un simbolo più politico che amministrativo: lo scuolabus. La città lo aspettava, le famiglie lo chiedevano, l’opposizione ci aveva costruito sopra intere paginate social. Adesso arriva la comunicazione ufficiale: da gennaio 2026 il servizio riparte.

A Ceccano, dove ogni notizia rischia di diventare munizione e ogni decisione un banco di prova politico, non è una di quelle cose anodine da appendere all’Albo Pretorio: è materia di scontro, di responsabilità, di eredità pesanti. E di cambi di passo.

La promessa mantenuta

Francesca Ciotoli

Il comunicato dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione è netto: “Era un impegno, non una promessa”. Una frase che, nella grammatica politica ceccanese, suona come una stilettata. Sottintende ciò che nessuno dice apertamente ma che tutti ricordano: lo scuolabus fermo per mesi, le polemiche, le lamentele dei genitori sui social, la necessità di organizzarsi tra car pooling improvvisati e permessi di lavoro presi all’ultimo minuto.

Ora si torna alla normalità. E la normalità – quando manca – diventa rivoluzionaria.

Il convitato di pietra: il piano di riequilibrio

Per capire perché questo risultato non fosse affatto scontato bisogna tornare a quel Piano di Riequilibrio fino al 2035, approvato dalla precedente amministrazione e che oggi pende come una spada di Damocle sul Bilancio del Comune. Un piano che azzera i debiti, li spalma fino al 2035, impone al Comune di restituire restituire allo Stato le somme che gli ha anticipato per pagare i fornitori, lega mani e piedi alle amministrazioni cittadine vincolandole ad un controllo semestrale della Corte dei Conti e del Ministero dell’Interno sulla sua gestione e la tenuta dei libri, fino alla totale restituzione del prestito.

Palazzo Antonelli

Lo dice lo stesso comunicato, senza perifrasi: rimettere in moto il servizio è stato “un lavoro impegnativo” perché ogni euro ha un’etichetta, ogni decisione una controindicazione, ogni spesa ha una procedura da rispettare come un rosario tecnico-amministrativo. Eppure il risultato è arrivato.

L’operazione viene presentata come un “chiaro e netto segnale di discontinuità rispetto al precedente corso”. Non una frase buttata lì: un messaggio preciso, calibrato, che traccia un confine. La nuova amministrazione l’ha messo al primo punto del mandato: se un servizio non funziona, lo si ripristina. Se è basilare – come il trasporto scolastico – non può diventare terreno di contesa, ma garanzia minima per le famiglie.

Riparte l’organizzazione

E infatti, già dai prossimi giorni, partirà la macchina organizzativa:

  • nuove fasce di contribuzione in base all’ISEE;
  • esenzioni proporzionali per le famiglie con maggiori difficoltà;
  • riapertura delle manifestazioni di interesse per chi in estate non ha potuto fare domanda;
  • affidamento del servizio;
  • abbonamenti, orari, fermate.

È evidente che questa mossa avrà conseguenze politiche. Non è un caso che la nota sottolinei più volte concetti come “continuità del diritto allo studio”, “servizio pubblico essenziale”, “garanzia costituzionale”. Lessico da amministratori, certo. Ma anche lessico da campagna elettorale permanente. Chi governa rivendica una promessa mantenuta. Chi sta all’opposizione dovrà ricalibrare gli attacchi.

E qualcuno – tra gli scranni del Consiglio – starà già preparando post, dirette o conferenze per spiegare che non basta riattivarlo, bisogna vedere come”. La politica funziona così, soprattutto a Ceccano, dove ogni servizio è una battaglia, ogni bando una lettura del futuro.

Il messaggio in filigrana

Francesca Ciotoli

Il comunicato è firmato dall’assessore Francesca Ciotoli, che ha trasformato una comunicazione amministrativa in un segnale politico: fermo, calibrato, istituzionale ma con un sottotesto evidente. Lo scuolabus non è solo un mezzo che trasferisce bambini: è un test di credibilità. Era uno dei primi impegni presi dal sindaco Andrea Querqui, più volte ribadito in pubblico.  E oggi – con una tempistica che pesa – arriva la conferma.

L’opposizione è già sulle barricate. Anche loro avevano sempre detto che il servizio sarebbe potuto ripartire a gennaio: per una questione di conti, di bilancio, di fondi che si sarebbero sbloccati solo dopo quella data a causa del Piano di Rientro fino al 2035. Ora vorranno capire come ripartirà: quali tratte, quali coperture, quali costi, quali garanzie per le famiglie. È il segnale che la partita politica non finisce con l’annuncio: comincia proprio adesso.

Come dimostrano le parole di Simona Sodani, ex consigliera comunale. della lista Patto civico. Era lei ad avere la delega alla Pubblica Istruzione nel governo cittadino di centrodestra. “Siamo tutti felici che il trasporto scolastico riparta finalmente. Tuttavia, il grande entusiasmo che circonda l’Amministrazione e i suoi più accaniti sostenitori meriterebbe un piccolo freno, in nome dell’onestà politica e intellettuale: il servizio Scuolabus è rimasto attivo per tutto l’anno scolastico 2023-2024. La sospensione temporanea prevista tra l’inizio del nuovo anno e le vacanze natalizie sarebbe dovuto servire a riorganizzarlo, con una ripartenza regolare e gratuita da gennaio 2025”.

Perché venne sospeso

Simona Sodani

Ma non andò come era nei piani. Perché nel frattempo esplose il caso dell’inchiesta che ha investito l’allora sindaco Roberto Caligiore. Di fronte alla quale la sua amministrazione – nonostante non fosse toccata dalle indagini – decise di dimettersi in blocco. Al suo posto venne nominato un Commissario per traghettare la città alle elezioni ma nemmeno lui “ha ritenuto essenziale il servizio, lasciandolo sospeso. Ora il TPS ripartirà comunque da gennaio, ma con ulteriori quattro mesi di stop alle spalle, nonostante le numerose contestazioni nella scorsa legislatura da parte delle forze di opposizione del centro sinistra che oggi governano la Città, contrariamente a quanto sempre sostenuto, ovvero sull’intenzione di un’immediata ripartenza del servizio”.

Ripartenza in salita e strada accidentata. Alla fine, l’annuncio è arrivato. Ma adesso viene la parte più difficile: mantenerlo. Perché, se qualcosa dovesse incepparsi, il sindaco Querqui si ritroverebbe davanti a Palazzo Antonelli un esercito di mamme inferocite — e tutti sanno che, in politica, una mamma inferocita fa più paura di un’intera opposizione in conferenza stampa.

Bene che il comunicato sia arrivato, ma adesso in città vogliono vedere i pulmini gialli, veri, su strada e non solo nelle note ufficiali.