Lo sviluppo non basta: serve politica.

Cosa resta della settimana che stiamo per archiviare. I paradossi ed i successi. Una verità che in pochi hanno il coraggio di dire ad alta voce: non c’è sviluppo senza politica

Crescita, sviluppo, rilancio. Sono parole che riempiono le agende, le conferenze, le interviste. Ma il Lazio, questa settimana, ci ha ricordato una verità che in pochi hanno il coraggio di dire ad alta voce: non c’è sviluppo senza politica. Quella vera, fatta di visione e di coesione. Non di improvvisazione e solitudini mascherate da larghe intese.

Prendete l’assestamento del bilancio regionale: 180 milioni distribuiti con chirurgica precisione e non con approssimata alchimia. Non una pioggia di contributi per tenere buoni i territori ma risorse mirate: Santa Lucia salvato, edilizia pubblica sostenuta, emergenze sociali e sanitarie affrontate. Soprattutto, ci sono i 14 milioni con cui togliere dalle spalle dei 91 Comuni ciociari il maxi debito accumulato dal 2007 verso Saf, per i conguagli che non erano stati fatturati dal 2007. In un colpo solo significa avere salvato dal collasso tutti i Comuni della provincia, riconoscere il sacrificio compiuto per anni sobbarcandosi il peso dei rifiuti di Roma, avergli evitato di indebitarsi, impedito di fare esplodere le bollette dell’immondizia a carico dei cittadini.

Giancarlo Righini (Foto © Massimo Scaccia)

Giancarlo Righini e con lui Francesco Rocca hanno segnato un punto: la manovra non è tecnica, è politica. E parla il linguaggio di chi governa con metodo, non con il manuale Cencelli. Tanto per fare un esempio: i 14 milioni messi da Righini e Rocca si vedono e pesano in modo concreto sulla vita dei cittadini e dei Comuni di tutta la Ciociaria. Mentre il ‘fondo taglia tasse‘ inventato ai tempi di Zingaretti non lo vide nessuno: perché tagliava mediamente 9 o 10 euro sulla dichiarazione dei redditi, comunque aumentata per altri motivi. Sarà forse per questo che nelle file del Pd c’è stato chi ha provato ad opporsi a quella manna dalla Regione, sostenendo che fosse inopportuna. (Leggi qui: Saf, ecco quanto si risparmierà Comune per Comune).

Se dopo due anni Giorgia Meloni aumenta i consensi mentre il Pd dopo due anni di governo li dimezzò, una ragione c’è.

Senza politica non c’è nemmeno amministrazione

Ugo Galassi

Ma la Regione può fare miracoli quanto vuole: se poi i Comuni scoppiano come caldarroste a dicembre, il sistema non tiene. Ferentino è il caso da manuale. Dove la maggioranza del sindaco Piergianni Fiorletta è diventata una costellazione di solisti. Dove la lista civica “Insieme Fiorletta Sindaco in Movimento” contiene tutto e il contrario di tutto. Così, su una mozione pro Palestina, due consiglieri della stessa lista si votano contro. Bernardini (area M5S) da una parte, Galassi (civico di centrodestra) dall’altra. E in mezzo un Movimento 5 Stelle che, dopo aver abdicato al simbolo, oggi rivendica coerenza politica. Peccato che i numeri in Aula raccontino altro.

L’unico vero Partito lì dentro si chiama Piergianni Fiorletta. Solo lui è in grado di tenere incollata una maggioranza che non ha niente in comune. Il paradosso è che al tempo stesso ha ragione anche il suo alter ego Antonio Pompeo: l’ex sindaco aveva detto da subito che una coalizione così larga e totalmente priva di Politica non sarebbe andata lontano. (Leggi qui: Ferentino, maggioranza in frantumi: lo spettro del rimpasto in Giunta. E leggi anche Non c’è pace a Ferentino: scintille anche tra M5S e civici)

Capoluoghi ribelli

Antonio Scaccia e Francesca Chiappini

Ma il virus non è solo a Ferentino. A Frosinone la febbre è alta. La maggioranza del sindaco Riccardo Mastrangeli è politicamente evaporata. Il ritiro di Forza Italia dalla coalizione ha lasciato un vuoto che ancora non è stato né colmato né compreso. In tutto nove consiglieri eletti con il sindaco hanno staccato la spina. E questa settimana c’è stato il culmine: anche il vicesindaco Antonio Scaccia stacca la corrente: nell’ultimo Consiglio il suo capogruppo ha detto Questo cambiamento ha determinato un profondo stato confusionale all’interno della maggioranza non più sostenibile. Noi ci identifichiamo nel centrodestra, ma da oggi valuteremo singolarmente ogni punto all’ordine del giorno”. Rilanciando in chiusura di intervento l’immancabile elogio all’ex sindaco ed oggi onorevole Nicola Ottaviani come miglior sindaco della storia di Frosinone”.

Nicola Ottaviani (Foto © Stefano Strani)

Cosa vuole dire Antonio Scaccia? Semplice. se il sindaco pensa di riproporre nel 2027 una coalizione simile a quella che oggi lo sta sostenendo, parecchio variegata,  la Lista per Frosinone non ci sarà. Non a caso, ancora una volta ha ribadito in Aula dice che il miglior sindaco di Frosinone è stato l’onorevole Nicola Ottaviani. Significa che se fosse per loro, nel 2027 il candidato del centrodestra non sarebbe un Mastrangeli bis ma un Ottaviani Ter. (Leggi qui: L’assestamento passa ma la Lista per Frosinone non… Scaccia la crisi . E leggi anche La maggioranza a geometria variabile che nessuno vuole).

Intanto Latina fa i conti con la frattura tra la sindaca Celentano e l’assessore Addonizio. Una sfiducia politica non scritta ma urlata, sul futuro di Abc. Anche lì: mancanza di regia. Anche lì: il programma elettorale sventolato come una bandiera, ma senza una truppa che lo porti avanti in ordine. (Leggi qui: La sindaca, l’assessore e la verità che scotta. E qui: Ceffoni in Comune, rissa tra consiglieri durante il dibattito sul taglio ad Abc).

Eppur si muove

Nel frattempo, il mondo industriale ha smesso di aspettare risposte dalla politica locale. Gli imprenditori si sono rimboccati le maniche e si sono messi in marcia. Ferentino torna a brillare ma per tutt’altro motivo: Froneri, il colosso del gelato con base produttiva europea proprio lì, è finito nel mirino di Goldman Sachs. Un’operazione da 15 miliardi. (Leggi qui: Top e Flop, i protagonisti di sabato 2 agosto 2025).

A pochi passi da lì, Saxa Gres si prepara a cedere il rampo d’azienda di Anagni per dare il via ad un’operazione con Dr Automobiles che porterebbe nel Lazio il secondo polo automobilistico nazionale. Proprio mentre il commissario del Consorzio Industriale Raffaele Trequattrini ed il vicepresidente Roberta Angelilli studiano il Piano B qualcosa Stellantis dovesse attuare decisioni drastiche su Piedimonte San Germano. (Leggi qui: Cassino, il motore trema: la Regione prepara il piano B. E qui: Dalle piastrelle ai pistoni: ad Anagni nasce la nuova fabbrica d’auto DR).

Il Fini 35 nato a Veroli e Castelliri

A Frosinone, Profima scommette sulla Formazione e rileva due big del settore: L’azienda del Ceo Enzo Altobelli acquisisce ASFE Scarl e Formazione Spa. Rafforza la presenza in Veneto e Trentino. “Investiamo nel futuro delle imprese”. Strategia per guidare la formazione digitale e green. Mentre a Veroli un colosso dei materiali compositi, fornitore di Boeing, lancia un nuovo motoscafo d’elite. (Leggi qui: Profima accelera sul capitale umano: due nuove acquisizioni. E leggi anche Dalla Boeing alla barca: la Ciociaria vara il suo futuro sul mare).

Serve coraggio

Aldo Mattia (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

E non è solo un fatto finanziario: è un biglietto da visita per chi pensa ancora che la Ciociaria sia una terra da sussidiare. No: qui si fanno anche affari da multinazionali. Sempre se la politica locale saprà starci al passo.

È una questione di coraggio. Come quello chiesto alla politica dal deputato Aldo Mattia per denunciare il degrado di Frosinone e la sua disperata necessità di ritrovarsi e darsi una prospettiva: “Frosinone ha la forza per reagire ma serve uno sforzo comune”. (Leggi qui: Mattia scuote la politica: “Frosinone non può più permettersi il degrado”).

Serve coraggio per mettere mano alla questione della galleria di Atina sulla superstrada Frosinone – Cassino, bloccata almeno fino a settembre. (Leggi qui: Caro ministro Salvini, la Ciociaria non è solo quella di Ciacciarelli).

Ecco perché lo sviluppo non basta. Serve politica. Quella che non si divide su ogni mozione. Quella che non pretende fedeltà cieca né si frantuma a ogni respiro. E quella che mette insieme Regione e Comuni, imprese e cittadini, visione e concretezza. Chi ci riesce, governa. Chi no, produce solo polvere. E il Lazio, di polvere, ne ha respirata fin troppa.