A Cassino la maggioranza governa senza veri contrappesi: un’opposizione frammentata, poco incisiva e spesso ridotta alla denuncia mediatica lascia scoperto il ruolo di controllo politico, indebolendo il Consiglio comunale e il confronto democratico.
A Cassino non manca il governo della città. Manca il contrappeso. Ed è una differenza sostanziale, perché una democrazia locale senza opposizione non è più efficiente: è semplicemente più debole.
La minoranza consiliare oggi è composta dai Partiti e dai civici del centrodestra: due blocchi distanti che nemmeno comunicano tra loro. Il risultato è una minoranza disarticolata, poco visibile e politicamente inoffensiva. Entrambe sembrano aver rinunciato ad esercitare quel ruolo di controllo e proposta che gli spetterebbe per mandato elettorale.
Una rinuncia che pesa, perché riguarda una fetta ampia dell’elettorato cittadino: quel 40% che nel 2024 ha scelto di non confermare Enzo Salera.
Leader cercasi

In questo scenario, l’assenza prolungata di Arturo Bongiovanni è più di una semplice pausa politica. È un vuoto di leadership. Avvocato stimato, candidato sindaco, avrebbe dovuto rappresentare il perno dell’opposizione e il riferimento di un’area politica strutturata. Oggi, invece, la sua voce – come quella del centrodestra consiliare – non incide nel dibattito cittadino. E quando manca la guida, anche la minoranza diventa un insieme di presenze scollegate.
Il tutto mentre Cassino affronta dossier che avrebbero bisogno di una pressione politica costante. Il primo ha un nome preciso: Stellantis. La crisi dello stabilimento e dell’indotto non è una questione settoriale, ma il tema economico centrale del territorio. Riduzione delle prospettive industriali, occupazione a rischio, filiera produttiva in affanno. Eppure il Consiglio comunale non sembra il luogo di una strategia condivisa o di un confronto serrato con i livelli istituzionali superiori. La questione resta sullo sfondo, come se non fosse una priorità politica quotidiana.
La partita dell’ospedale

Lo stesso accade sulla sanità. Ospedale, servizi territoriali, liste d’attesa, medicina di prossimità: temi che incidono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini e che dovrebbero alimentare una dialettica continua tra maggioranza e opposizione. Invece, anche qui, l’iniziativa politica appare episodica, priva di continuità e di una visione capace di fare sistema. Anzi. Su questro punto è stato abilissimo il sindaco Enzo Salera nel surrogare un’opposizione fatta principalmente di grida e priva di iniziativa: ha convocato il Direttore Generale della Asl di Frosinone Arturo Cavaliere e lo ha messo di fronte ai numeri della sanità cittadina, paragonandoli con quelli negli altri ospedali. Dire che le cose non funzionano è semplice, dimostrarlo con i numeri ufficiali pretende studio e metodo. Che a Cassino si sono sintetizzate nelle slide proposte dal sindaco: è stato lui a dire che le cose non andavano ed a farlo con un metodo che lo ha sottratto a qualunque critica.(Leggi qui: Cassino, in Consiglio l’allarme Sanità: l’ospedale ora è il grande malato).
Solo chiacchiere e comunicati

Nel frattempo, l’azione di minoranza si consuma spesso sul piano della comunicazione. Emergenze reali – come il cimitero che si allaga o le strade dissestate – diventano materia di post e dichiarazioni, ma raramente si trasformano in atti politici strutturati: richieste formali, punti all’ordine del giorno, esposti, iniziative capaci di produrre risposte e responsabilità. La denuncia resta tale, non evolve in azione.
A mantenere una presenza riconoscibile è il gruppo civico composto da Giuseppe Sebastianelli, Franco Evangelista e Arduino Incagnoli. Attraverso interrogazioni e mozioni provano a esercitare una funzione di stimolo. Che poi però si perde nel folklore d’Aula: urla, insulti sul piano personale, accuse basate più sul sospetto che sulla sostanza.
Comparse silenziose

Colpisce, inoltre, la marginalità di figure e cognomi che hanno segnato la storia politica di Cassino. Un tempo protagonisti, oggi appaiono come comparse silenziose in un Consiglio comunale che procede senza veri attriti. E quando il confronto si affievolisce, il governo della città diventa più semplice, ma non necessariamente migliore.
Il punto, però, è eminentemente politico. Cassino attraversa una fase economica e sociale complessa e in questi momenti l’opposizione non è un optional. Serve a dare voce al dissenso, a rappresentare chi non si riconosce nelle scelte della maggioranza, a costruire alternative credibili. Senza questo ruolo, il Consiglio comunale smette di essere un luogo di sintesi e diventa un passaggio formale.
L’agorà si svuota, il confronto si appiattisce, la politica perde spessore. La situazione in questo avvio d’anno vede una città alle prese con sfide decisive e una minoranza che fatica a dimostrare di esserlo davvero. E alla lunga, non è un problema per chi governa. È un problema per Cassino.



