Luca, il leoncino pezzotto e le speranze di Salvini che in Campania non ha pole

La new policy elettorale del governatore uscente, troppo ingombrante ma anche troppo necessario per fare risultato

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Luca Zaia ed un cucciolo di leone… creato dall’Intelligenza Artificiale. Perché il leone come spottino efficace per le regionali 2025 in Veneto? Perché il “Leone Marciano” è il simbolo di San Marco, che è il santo che protegge Venezia, che a sua volta è archetipo (non sempre e non dovunque) di un Veneto che a Zaia pare proprio non saperci rinunciare.

E che non deve assolutamente rinunciare ad una Lega che in quelle terre è nata e deve vincere, anche a fare la tara alle smanie nazional-ecumeniche di Matteo Salvini.

Cioè di un leader, vicepremier e ministro che sta provando a salvarsi nell’evento elettorale omologo in Campania ma che difficilmente la spunterà, a casa di Vincenzo de Luca e con un maldigerito Roberto Fico punta di lancia di una coalizione fratta ma forte.

Temuto ma indispensabile

Claudio Durigon (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

Traduciamo il tutto: per mesi interi, quando ancora non era valevole il pronunciamento giurisprudenziale sul no al terzo mandato dei governatori, quella di Zaia era stata una figura ingombrante.

Il motivo è sempre stato evidentissimo: il presidente leghista uscente è una vera icona di buona amministrazione, è un pratico, non è quasi mai caduto nella mistica lessicale più becera del suo Partito.

Un po’ come il “triumvirato” laziale del Carroccio, quello composto da Claudio Durigon, Davide Bordoni e Mario Abbruzzese. Persone poco di ugola e molto di pratica che stanno convocando summit organizzativi in tutti i 368 comuni della regione per pescare a strascico e con un patrimonio base di 10mila tessere.

Mario Abbruzzese

Soprattutto Zaia è un uomo di ampie aperture mentali, tanto da essere stato un pioniere in battaglie prog che dovrebbero far parte del carnet ideologico di tutt’altra parte politica. Insomma: il presidente uscente era è ed per certi versi e nell’ottica delle Regionali in Veneto due cose: inattaccabile ed insostituibile. Ecco perché, essendo un governista e non certo un vannacciano, all’inizio faceva paura a Salvini più di quanto non gliene facessero la Schlein o la Meloni.

Via paure, avanti opportunità

Luca Zaia (Foto: Sergio Oliverio © Imagoeconomica)

Ma in politica le paure vanno sempre messe da parte in favore delle opportunità, e Zaia non è semplicemente una buona opportunità. No, per il Veneto Zaia è forse la sola opportunità che la Lega di Salvini- cioè Salvini – ha di ristabilire gli equilibri di share, soprattutto con gli alleati che a livello percentuale ormai il Carroccio lo vedono in retrovisore.

Perciò Zaia si è mosso, si è incazzato contro chi (Antonio Tajani e buona parte del gotha di Fdi) si opponeva ad una sua lista personale. E determinato ad avere un ruolo di premiership nell’evento d’urna, anche a livello pubblicistico.

Da qui a mettersi in braccio Leoncino il passo è stato quindi breve, e deciso. La pubblicazione è avvenuta sui canali social all’insegna dello slogan “Dopo Zaia scrivi Zaia”.

“Dopo Zaia scrivi Zaia”

Roba efficace, settata a puntino per il voto del 23 e 24 novembre prossimi. C’è un vero “storyboard” del percorso elettorale di Zaia e lungo sette tappe sarà appunto “Leoncino” ad accompagnare Zaia. Di chi si tratta? Di una “mascotte creata con l’intelligenza artificiale, che accompagnerà Luca Zaia in sette puntate, una per ogni provincia del Veneto”.

(Foto: Vince Paolo Gerace © Imagoeconomica)

La prima, pubblicata in queste ore, è stata “dedicata a Venezia”. Il governatore uscente ed in lizza per Alberto Stefani ha rilasciato alcune dichiarazioni all’AdnKronos.

“È un viaggio fatto di emozioni, bellezza, identità. Questa storia non finisce qui, c’è ancora tanto da fare, da difendere, da costruire insieme, passo dopo passo, provincia dopo provincia”.

Le tappe di un viaggio elettorale

Matteo Salvini (Foto: Andrea Di Biagio © Imagoeconomica)

E in merito all’ottimo score di visualizzazioni del suo format ha spiegato: “Questo è un nuovo modo di fare comunicazione, è una mia idea che ho portato avanti, un altro modo di gettare il cuore oltre l’ostacolo”.

Insomma, un leoncino fatto di pixel, un amministratore uscente fatto di tigna ed un territorio intero da raccontare. Per dare a Stefani lo scettro di un Carroccio che altrove arranca.

Per dare a Salvini la pace che cerca. E per dare a Zaia la “guerra” che qualcuno non gli voleva far fare.