L’Ue, gli errori nel Lazio, la via per tornare uniti: la rotta di Smeriglio

Massimiliano Smeriglio riflette sull'Europa come motore contro la narrativa della destra. Critica la gestione Pd e M5S del Campo Largo. E sottolinea l'importanza delle elezioni europee per costruire un'Europa progressista, ecologista e giusta. E sull'automotive: basta piagnistei

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Massimiliano Smeriglio è stato al fianco di Nicola Zingaretti durante la sua galoppata verso la presidenza della Regione Lazio. ne è stato il braccio desto e con lui ha gettato le basi sia per il Campo Largo che per Piazza Grande. Poi è andato in Europa. Da lì ha continuato ad osservare cosa accadeva nella sua regione: con un punto di vista privilegiato.

La rottura del Campo Largo? Fu colpa del M5S ma anche del Pd. Il dialogo? Certo ma dipende anche dalle posture politiche degli interlocutori.

C’è stato dentro per un mandato intero: l’Europa è la matrigna che ci impone di fare le cose o è la mamma grazie alla quale abbiamo potuto avere tra i primi i vaccini anti Covid?
Massimiliano Smeriglio (Foto: Eric Vidal © EU Press Service)

Questa storia dell’Europa matrigna è un’invenzione della destra. L’Europa siamo noi, l’Europa è il Consiglio che è l’organo degli Stati nazionali dove sguazzano i nazionalisti. Noi non diremo mai ‘Ce lo ha detto l’Italia’ ma diciamo ‘Lo ha fatto il Governo Meloni’. Ce lo ha detto l’Europa è una formula che rende astratto il governo materiale europeo che in questo momento vira verso destra. O per lo meno questa è la volontà di Salvini e Meloni alla quale noi ci contrapponiamo.

Senza l’Europa e senza un governo progressista dell’Europa (in quel momento gestito sapientemente dalla presidenza del Parlamento da parte di un grande italiano – europeo quale è stato David Sassoli) noi non saremmo riusciti a mettere in campo una ipotesi di debito comune, di intervento solidale, di risorse per la ricostruzione del sistema produttivo e dell’integrazione socio sanitaria.

Una Sanità che era stata devastata dal Covid, in Italia più che altrove, in Lombardia più che in ogni altra parte del mondo. A riprova che quando privatizzi tutta la sanità, togli i medici generici, di base, di distretto industriale, stai desertificando il territorio e mettendo a rischio la salute dei cittadini.

In Italia usiamo le Europee per contarci, invece queste rischiano di essere le elezioni più importanti nella storia della Ue, perché?
Massimiliano Smeriglio (Foto: Stefano Carofei © Imagoeconomica)

Sì il dibattito nazionale è piuttosto provinciale purtroppo. Molti osservatori stanno lì con il misurino, come se l’Europa fosse il termometro delle dinamiche interne: vogliono vedere se il Pd prenderà più voti del Movimento 5 Stelle, se Meloni riuscirà ad asfaltare Salvini, peraltro tutte dinamiche interne alle medesime coalizioni.

Invece la posta in gioco in Europa è altissima: riguarda la sovranità, l’autonomia, l’indipendenza del continente delle istituzioni comunitarie. Riguarda la capacità dell’Europa di costruire un piano diplomatico di mettersi in mezzo di negoziare la pace sia in Ucraina che sulle vicende tragiche di Gaza. Significa la Politica Agricola Comunitaria, gli investimenti sulle specificità a Km0. Significa l’industrializzazione spinta degli allevamenti, significa la gestione della filiera energetica, il salario minimo, lo Stato di diritto, i diritti civili la giustizia sociale la transizione ecologica. Con obiettivi definiti dal Next Generation Eu.

Quindi è un’elezione importantissima. Per questo noi diciamo Scegli l’Europa nella quale intendi vivere. Se vuoi vivere nell’Europa dei razzisti, dei nazionalisti, dei proibizionisti allora la destra faal tuo caso. Se vuoi vivere in un continente libero. democratico, accessibile, nel quale i ragazzi e le ragazze possano mantenere la mobilità che hanno ora con Erasmus allora il Polo Progressista fa al tuo caso. Ed Alleanza Verdi Sinistra è la risposta migliore che puoi dare.

Europa di destra o di sinistra: cosa cambierebbe?
Orban e Meloni

Cambierebbe tutto. L’Europa di destra è quella che hanno disegnato in Spagna pochi giorni fa gli ospiti di Santiago Abascal Conde leader di Vox. Come il Segretario di AfD Alternative für Deutschland, un uomo in grado di dire che le SS hanno fatto anche cose buone. Alla presenza di Orban che tiene in ostaggio una cittadina italiana di nome Ilaria Salis e che noi abbiamo volutamente candidato per indicare le storture di un sistema autoritario come quello ungherese ma anche l’inerzia e l’inattività del Governo italiano.

A questo consesso di estrema destra, negazionista sul clima, razzista, molto interessato a costruire lo stigma circa la libera espressività affettiva tra le persone, noi contrapponiamo l’idea di un’Europa liberal libertaria che investe sulla transizione ecologica. Che scommette sulla transizione digitale, che mette al centro i servizi pubblici e l’integrazione socio sanitaria, la scuola pubblica, gli investimenti per andare incontro a chi sta peggio.

È stato il braccio destro di Zingaretti prima di andare a Bruxelles, rischia di reincontrarlo ma siete in due formazioni diverse: dialogo possibile?
Nicola Zingaretti e Massimiliano Smeriglio (Foto: Benvegnu’ Guaitoli © Imagoeconomica)

Il dialogo tra appartenenti allo stesso campo, il Campo Largo Progressista, è naturale e dovuto. Spero che si possa collaborare non solo con Zingaretti ma con gran parte della delegazione italiana che siederà tra gli scranni dei Socialisti e Democratici o del Movimento 5 Stelle. Ma sulle questioni di fondo. Ad esempio su come costruire trattative di pace che portino ad un cessate il fuoco in Palestina. O sul nuovo modello di sviluppo, su come costruire la centralità delle questioni della giustizia climatica e sociale.

Al di là dei buoni rapporti di natura personale il problema vero è quale sarà la postura delle delegazioni, soprattutto del Pd. Che su questioni come la guerra ha avuto più di una incertezza in questi anni, non svolgendo a pieno la funzione di indirizzo verso un’agenda di pace.

Nel Lazio il presidente regionale Pd ha lanciato un appello a tutte le forze di centrosinistra ricordando che l’avversario sono le destre, anche in questo caso il dialogo è possibile?
Francesco De Angelis, presidente del Pd Lazio

Il dialogo è costante, noi governiamo insieme la città di Roma, tutti i municipi. Abbiamo governato insieme la Regione Lazio fino all’avvento di Rocca. Forse la riflessione è più sugli errori commessi in quel frangente. L’autosufficienza dichiarata dal Pd in quella fase sbagliando, l’incapacità di costruire un raccordo con il M5S: questo è ciò che dobbiamo lasciarci alle spalle.

Parlo con persone come il Segretario regionale del Pd Daniele Leodori con cui ho collaborato e collaboro. Il tema è porci all’interno di una rigenerazione complessiva: il risultato delle Europee sarà interessante anche in questi termini. Se i numeri delle due eventuali coalizioni ed i numeri di Avs, Pd M5s insomma quello di un polo liberale tutto da reinventare saranno, come io penso, competitivi e comparabili con quelli della destra centro che oggi governa, non solo avremmo dato un contributo alla tenuta del campo democratico e progressista in Europa ma avremmo dato il primo vero segnale di allarme per il governo Meloni.

Si dimostrerà sul campo che il centrosinistra è competitivo. E dopo le Europee può organizzare il proprio campo con l’ambizione di costruire un’alternativa di governo a Giorgia Meloni.

Il M5S si è assunto la responsabilità politica di liquidare il campo Largo: è stato un errore?
Roberta Lombardi e Nicola Zingaretti (Foto: Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)

Certo che è stato un errore rompere il campo largo anziché investirci. Non credo che sia stato un errore esclusivo del Movimento 5 Stelle. Bisogna ricordarsi la postura dell’allora Segretario nazionale Pd Enrico Letta, bisogna ricordarsi una guerriglia sbagliata tutta interna al nostro campo. E bisogna ricordarsi degli errori in fase di costruzione della coalizione per le Regionali che ha preso atto senza fare uno sforzo ulteriore anche di candidature più coinvolgenti che avrebbero interessato il Movimento 5 Stelle.

L’errore fu del Movimento 5 Stelle? Si. Ma anche, purtroppo, del Pd.

L’unità delle forze progressiste del lazio in Europa potrebbe definire una nuova strategia per l’Automotive che sul nostro territorio è ancora un comparto strategico?
Foto: Andreas Liebschner © Imagoeconomica

L’automotive è un comparto strategico nel mondo, in Italia e quindi anche nel Lazio. Però bisogna darsi una svegliata. Bisogna smettere di lamentarsi sul fatto che i cinesi sono più avanti nella costruzione dell’auto elettriche. E bisogna smettere di dire che l’elettrico è una scelta sbagliata perché loro sarebbero più avanti. Il tema è come indurre il sistema industriale italiano verso scelte contemporanee: scelte che abbiano a che fare anche con l’impronta carbonica con appunto alla transizione ecologica.

Noi siamo in grado oggi, nel polo industriale dell’acciaio inox del ternano compresa Narni, di costruire i lamierini che sono fondamentali per le batterie delle auto elettriche. Il tema è qual è la politica industriale del governo italiano. Qual è la politica industriale di passaggio all’acciaio verde senza rinunciare appunto all’industria pesante. E come questo possa costruire una nuova filiera virtuosa anche nella nostra regione.

Bisogna però accettare le sfide mondiali contemporanee senza nostalgie senza meccanismi di protezione e di sottrazione a livello competitivo che non ci porterebbero da nessuna parte.

Ha vinto una destra che ha nel suo Dna la matrice sociale, cosa dice agli elettori che non si sono più sentiti rappresentati dai Partiti di sinistra e centrosinistra?
Giorgia Meloni

Ha vinto una destra che ha costruito ad arte una divaricazione ‘Elite – Popolo’ dove la sinistra viene schiacciata sulla dimensione Elite e loro appaiono come quelli popolari. La Meloni si definisce ‘borgatara’ ma non sa che nessun nessun abitante di Garbatella si definirebbe mai ‘borgataro’ perché è un quartiere della ‘aristocrazia operaia nobile’ e Meloni fa fatica a capire queste sottigliezze.

Ha vinto perché ha una credibilità, ha fatto l’estensione del suo corpo, della sua biografia, dell’underdog, della persona che viene dalla militanza dal basso. Vero tutto questo. Ha costruito una sua credibilità: dopodiché le chiacchiere stanno a zero. Zero come ciò che ha fatto, concentrandosi sulle campagne contro i nemici immaginari: i migranti, i giovani impegnati nelle vertenze ambientaliste, il movimento LGBT, il proibizionismo, addirittura contro chi è messo a produrre cannabis light.

Sono tutti nemici immaginari, legati all’ideologia dal punto di vista delle politiche sociali in grado di contrastare il maglio neoliberista che impera in Europa e che riduce la spesa sociale, la spesa pubblica, porta il lavoro verso una dimensione di lavoro povero, distrugge il sistema sanitario nazionale. Su questo la Meloni, sociale o non sociale, destra sociale o non destra sociale, non ha detto una parola in più.

Non è stata in grado di mettere in campo politiche redistributive, Quindi la destra è alla fine subalterna ai poteri forti, al liberismo. Il tema della sinistra è quello di ricollocarsi oltre i governi tecnici che ci hanno fatto piuttosto male degli ultimi 10 anni. E provare a ricostruire un nesso popolare a partire dalle condizioni materiali di vita delle persone. Il salario, la pensione, il reddito e il reddito di cittadinanza, i servizi pubblici… Su questo noi dobbiamo concentrare la ricostruzione della sinistra.

L’Ue è preoccupata per il calo dei votanti: perché è importante votare?
Foto: Marco Cremonesi © Imagoeconomica

Penso che dovremmo essere tutti preoccupati per il calo dei votanti. È capitato in Regione, è capitato al Comune di Roma, rischia di capitare ancora di più a livello europeo perché l’Europa sembra lontana. È importante votare per le ragioni che abbiamo espresso: perché l’Europa è importante, perché l’Europa decide e senza una partecipazione democratica decidono le techno strutture o decidono gli Stati nazionali.

Noi abbiamo una sola possibilità di dare un presente ed un futuro al nostro continente ed ai nostri figli. Dobbiamo giocare un ruolo nel nuovo scenario (piuttosto caotico) mondiale investendo sulla sovranità europea cioè rendendo forte il nostro continente. Dunque non gli Stati nazionali ma le istituzioni democratiche comunitarie. Questa è la grande sfida e su questo dobbiamo provare a convincere le persone della centralità che assume l’Europa nelle loro vite.