La minoranza si riunisce al Tre Grana per costruire la coalizione civica. La maggioranza risponde con un vertice interlocutorio che non decide nulla. Patto Civico annuncia mani libere. Cianfrocca dice no al bis ma non c'è ancora nessuno al suo posto. È un luglio in cui tutti si muovono e nessuno arriva da qualche parte
Il genere narrativo è preciso, si ripresenta ogni estate: la cena riservata che non rimane riservata, il vertice discreto che produce dichiarazioni discrete, il comunicato che dice tutto senza dire niente. Alatri, luglio 2026, li pratica tutti e tre contemporaneamente.
Due tavoli. Due fronti. Zero soluzioni.
La cena al Tre Grana
Oltre venti convitati, nel cuore di Alatri, al ristorante Tre Grana. Antipasto, pizza, birra italiana, pagamento alla romana. Speravano di passare inosservati. Non è andata esattamente così.

Al tavolo la parte più attiva delle minoranze: Daniele Grassi Bertazzi per Alatri nel Cuore, Romano Giansanti per Alatri Unita, il capogruppo del PD Fabio Di Fabio cioè il più convinto sostenitore del contenitore civico; inoltre esponenti del centrosinistra, rappresentanti di associazioni e della civica Alleanza per Alatri. Una base non trascurabile, per una serata che aveva un obiettivo preciso: gettare le fondamenta della coalizione che sfiderà il centrodestra alle prossime comunali.
Il piano, nelle intenzioni, è articolato: consolidare questo nucleo, poi aprire il confronto con l’area politica dell’avvocato Enrico Pavia (che conta almeno due liste) e con Alatri in Comune di Tarcisio Tarquini. Il candidato sindaco verrà dopo. Prima si costruisce il contenitore, poi si mette il nome.

Il problema è il convitato di pietra: il Partito Democratico. Che al momento è esattamente a metà del guado tra due posizioni incompatibili. Una parte (quella vicina all’ex presidente del Consiglio regionale Mauro Buschini) spinge per la candidatura dell’ex Sostituto Procuratore Reggente di Frosinone Adolfo Coletta. L’altra, rappresentata dall’ex Segretario Provinciale Luca Fantini, non solleva nessun dubbio sul nome dell’ex magistrato ma chiede un metodo più ampio e condiviso per arrivare alla proposta di quella candidatura.
In sintesi: regna la divisione. E senza il PD unito, il contenitore civico fatica a trovare la sua forma definitiva.
Il vertice della maggioranza che non decide
Sul fronte opposto, mercoledì si sono ritrovati i coordinatori dei tre partiti di centrodestra — FdI, Lega e Forza Italia — insieme ai rappresentanti delle civiche. Anche qui, nessun commento ufficiale. Il risultato, descritto da chi ha partecipato come «un incontro interlocutorio», è la fotografia perfetta di una coalizione che ha un problema e non ha ancora deciso come risolverlo.

Il problema si chiama Maurizio Cianfrocca. Il sindaco uscente ha detto no al bis a margine di una seduta del Consiglio Comunale. Le civiche, cappeggiate dal presidente del Consiglio Sandro Vinci, sperano ancora in un ripensamento. Ma quel ripensamento richiederebbe il sostegno preventivo dei tre partiti, che al momento non c’è: FdI, Lega e FI hanno ciascuno la propria ricetta e nessuna di quelle ricette si chiama Cianfrocca. Quindi tutto fermo, con ciascuno che osserva le mosse altrui calibrando le proprie aspirazioni.
È la paralisi classica di chi aspetta che qualcun altro si esponga per primo.
L’unica voce chiara
In questo quadro di silenzi calcolati e comunicati interlocutori, l’unico a rompere il silenzio con una dichiarazione netta è Dario Ceci di Patto Civico, la forza che nelle settimane scorse è stata estromessa dalla maggioranza dopo aver chiesto un riconoscimento politico e un patto di fine legislatura.

«Dopo la nostra estromissione dalla maggioranza, alla quale avevamo semplicemente chiesto un riconoscimento politico e un patto di fine legislatura per chiudere la consiliatura nel migliore dei modi, possiamo affermare che avremo mani libere. Nessuno pensi di dare patentini di appartenenza o meno al centrodestra».
È una dichiarazione che vale come apertura ufficiale del mercato. Patto Civico si sgancia dalla coalizione che la ha esclusa e si dichiara libera di muoversi. Ma non è ancora chiaro in quale direzione: se verso il centrodestra con un candidato diverso da Cianfrocca, se verso il civismo trasversale, o se verso la minoranza. Ma il segnale è chiaro: non è disponibile a fare da spettatore.
Il puzzle e i suoi incastri
Guardando il quadro nella sua interezza, Alatri assomiglia a uno di quei puzzle estivi che si comincia sul tavolo di vacanza senza avere né la scatola né il disegno di riferimento. I pezzi ci sono tutti: civiche di minoranza, PD diviso, centrodestra in attesa, Patto Civico con le mani libere, un sindaco che non si ricandida senza che ci sia ancora qualcuno al suo posto. Mancano gli incastri.
E gli incastri, in questo tipo di partite, non si trovano alle cene. Si trovano quando qualcuno decide di smettere di aspettare che lo facciano gli altri.



