Mal’Aria 25, Frosinone respira meglio, ma non è ancora abbastanza

Il rapporto Mal’Aria di Città 2026 certifica l’uscita di Frosinone dal fondo delle classifiche, ma i dati su PM10, PM2.5 e NO₂ restano sopra i limiti UE 2030. Il tempo stringe, le politiche strutturali no.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Frosinone non è più la “maglia nera” nazionale dell’inquinamento atmosferico. Ed è, senza dubbio, una buona notizia. La cattiva è che il percorso verso un’aria davvero salubre è tutt’altro che concluso. Anzi, è ancora lungo e pieno di ostacoli. È questa, in sintesi, la fotografia che emerge dalle 35 pagine del rapporto “Mal’Aria di Città 2026” di Legambiente, pubblicato in queste ore e basato sui dati ufficiali delle Agenzie regionali per la protezione ambientale.

Il dossier analizza i principali inquinanti atmosferici – PM10, PM2.5 e biossido di azoto (NO₂) – mettendo in relazione i valori registrati nel 2025 con i nuovi limiti europei che entreranno in vigore nel 2030, molto più stringenti e più vicini alle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Aria nazionale

(Foto © DepositPhotos.com)

A livello nazionale, il 2025 viene descritto come un anno meteorologicamente favorevole: piogge frequenti e un inverno mite hanno contribuito a ridurre gli episodi acuti di smog. In questo contesto, solo 13 città hanno superato il limite dei 35 giorni annui oltre i 50 µg/m³ di PM10, contro numeri ben più elevati nel passato.

Ma il miglioramento è in parte illusorio. Se si applicano i nuovi limiti UE previsti dal 2030, il quadro cambia radicalmente:

  • 53% dei capoluoghi non rispetta il futuro limite per il PM10 (20 µg/m³);
  • 73% è fuori soglia per il PM2.5 (10 µg/m³);
  • 38% non rientra nel valore previsto per il NO₂ (20 µg/m³).

Secondo Legambiente, il vero problema non è più l’emergenza, ma la lentezza delle politiche strutturali, aggravata dal taglio ai fondi nazionali per la qualità dell’aria.

I numeri di Frosinone: meno record, più fragilità

Il blocco del traffico a Frosinone

Entrando nel dettaglio locale, nel 2025 la centralina di Frosinone Scalo ha registrato 55 giorni di superamento del limite giornaliero di PM10. Un dato che colloca il capoluogo ciociaro al quinto posto nazionale per numero di sforamenti, dietro – in ordine crescente – Palermo, Milano, Napoli e Ragusa.

È un risultato in forte calo rispetto agli anni in cui Frosinone guidava la classifica, ma resta comunque un segnale di fragilità strutturale.

La media annuale di PM10 si attesta a 25 µg/m³:

  • sotto l’attuale limite di legge (40 µg/m³),
  • ma ancora superiore del 18% rispetto al nuovo limite UE del 2030.

Secondo le proiezioni di Legambiente, mantenendo l’attuale trend Frosinone potrebbe scendere solo a 21 µg/m³ nel 2030, rischiando quindi di restare fuori norma.

La centralina Arpa di Frosinone Scalo

Ancora più delicato è il fronte del PM2.5, le polveri ultrasottili considerate le più pericolose per la salute. Qui Frosinone registra una media annua di 14 µg/m³, valore sotto il limite attuale (25 µg/m³), ma superiore del 29% rispetto allo standard europeo del 2030.

In questa classifica, il capoluogo si colloca a metà delle 68 città capoluogo di provincia, lontano dalle situazioni più critiche della Pianura Padana, ma comunque nel gruppo delle città chiamate a ridurre sensibilmente le emissioni nei prossimi cinque anni.

Il confronto regionale e il monito finale

Per quanto riguarda il biossido di azoto (NO₂), fortemente legato al traffico veicolare, Frosinone presenta una media annuale di 22 µg/m³. Nessun superamento dei limiti attuali, ma anche in questo caso il valore è superiore al target UE 2030, rendendo necessaria una riduzione del 7%.

Ecco il confronto con gli altri capoluoghi del Lazio:

CittàPM10 (µg/m³)PM2.5 (µg/m³)NO₂ (µg/m³)Criticità
Frosinone251422Peggiore del Lazio
Latina221321Criticità moderate
Roma231228NO₂ molto elevato
Viterbo17918Situazione buona
Rieti16914La migliore del Lazio

Il capoluogo ciociaro resta quindi il più penalizzato della regione su PM10 e PM2.5, confermando una fragilità strutturale legata a orografia, traffico, riscaldamento domestico e al polo industriale della Valle del Sacco.

Il Rapporto Mal’Aria 2026 lancia un messaggio inequivocabile: l’Italia migliora, ma non abbastanza. E Frosinone, pur mostrando segnali positivi, resta tra le città più critiche del Paese. È paradossale che una città di medie dimensioni competa con metropoli come Torino o Milano per numero di sforamenti.

Il monito finale è altrettanto netto: il 2030 non è lontano. Per Frosinone il rischio non è tornare ai record negativi del passato, ma restare cronicamente sopra i limiti, con conseguenze sanitarie preoccupanti e il rischio di nuove procedure d’infrazione europee.

Il capoluogo non può più aspettare che piova per poter respirare.

(Foto di copertina © DepositPhotos.com).