Scontro aperto sulla gestione della TARI a Frosinone. I consiglieri Giovambattista Martino e Pasquale Cirillo denunciano dati incompleti e silenzi da parte del Comune e annunciano il ricorso al Prefetto. Sullo sfondo, oltre 2,8 milioni non riscossi e un asse politico di opposizione sempre più strutturato.
L’Assedio di Alesia nel 52 a.C. è passato alla storia come esempio di tenacia e capacità militare. Giulio Cesare dimostrò una perseveranza strategica quasi incredibile: non solo assediò Vercingetorige all’interno della città, ma costruì una doppia linea di fortificazioni per difendersi da un immenso esercito di soccorso gallico che lo attaccava alle spalle. La tenacia delle legioni, chiuse tra due fuochi, portò alla resa dei Galli.
Nella contemporaneità dell’amministrazione comunale di Frosinone, l’assedio della TARI è quello che stanno portando avanti da tempo i consiglieri Giovambattista Martino (FutuRa) e Pasquale Cirillo (Forza Italia). Non intendono fare passi indietro sulla vicenda fino a quando non avranno risposte certe e dettagliate dall’amministrazione del sindaco Mastrangeli. E pur di averle, hanno già fatto sapere che si rivolgeranno al Prefetto.
Il nascondino burocratico

Il caso sollevato dai due Consiglieri è la fotografia di quello che sta diventando un cortocircuito istituzionale. La cronaca è quasi kafkiana: Cirillo e Martino hanno chiesto alla struttura comunale i dati sui morosi TARI — una prerogativa sancita dal Testo Unico che disciplina l’attività negli Enti Locali. Riconosce ai Consiglieri comunali il pieno diritto di accesso agli atti necessari allo svolgimento del mandato.
Alla prima richiesta, il Comune ha fornito un elenco anonimo dei morosi TARI dal 2014 al 2022, identificati solo da codici numerici. Alla seconda richiesta è arrivato un documento diverso: indirizzi parziali, meno della metà dei casi iniziali e, soprattutto, senza i codici che avrebbero permesso di incrociare i dati.
Da quindici giorni, dopo l’ulteriore sollecito, nessuna risposta. Nessun diniego formale, nessuna comunicazione interlocutoria. Solo silenzio. Una sorta di «nascondino» burocratico che, secondo i due consiglieri, «svuota di fatto il diritto di controllo riconosciuto dalla legge».
I numeri: 2,85 milioni non riscossi

Dai dati disponibili emergono elementi significativi: 520 soggetti giuridici con debiti superiori ai 1.000 euro, oltre 2,85 milioni di euro non riscossi e il 76% del debito totale concentrato su attività economiche. Una fotografia che, secondo Martino e Cirillo, «mostra uno squilibrio evidente: mentre molte famiglie pagano regolarmente, una parte consistente delle attività produttive risulta inadempiente».
Ed è qui che la polemica si fa politicamente pesante: mentre i cittadini vedono aumentare la TARI, una fetta importante di contribuenti non versa quanto dovuto. Di fronte all’assenza di risposte, i due Consiglieri hanno annunciato il ricorso diretto al Prefetto di Frosinone.
Un passaggio che non è solo procedurale: è il segnale che il confronto politico in Consiglio Comunale viene considerato esaurito. Quando entra in campo il Prefetto, il tema non è più solo amministrativo: diventa un problema di funzionamento democratico dell’ente e di trasparenza.
L’asse FutuRa–Forza Italia

Qui non si discute soltanto di cartelle esattoriali. Si misura la capacità e la volontà dell’ente di fornire risposte e, soprattutto, si consolida sempre più l’asse politico tra FutuRa e Forza Italia. Un asse che non appare episodico ma strategico: opposizione coordinata, continua e sempre più proiettata verso gli appuntamenti elettorali del prossimo anno.
Cirillo e Martino stanno costruendo una narrazione molto precisa: il problema non è solo l’aumento della TARI in sé, ma la gestione dell’intero sistema. Una linea politicamente efficace perché parla direttamente ai cittadini: «se pago di più, voglio sapere chi non paga». È una battaglia che supera i tecnicismi e tocca il nervo più sensibile della gestione dei servizi: l’equità.
In politica, spesso, anche il non rispondere è una risposta. Se l’amministrazione continua a non chiarire, il rischio è che il sospetto diventi percezione diffusa. E quando questo accade, recuperare credibilità diventa molto più difficile. Perché sulla TARI i cittadini non ragionano in astratto: ragionano guardando il bollettino che arriva a casa. E se qualcuno paga sempre e qualcun altro sembra non pagare mai, il problema non è più contabile. Diventa politico. E Martino e Cirillo lo hanno capito perfettamente.



