Il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli cambia passo e adotta una comunicazione diretta e visiva, sulla scia del modello social di Roberto Gualtieri. Tra cantieri raccontati in video e presenza costante online, prende forma una politica meno ideologica e più “gestionale”, dove il consenso passa anche dallo smartphone.
C’era una volta il sindaco farmacista: quello che aveva messo i conti del Comune in ordine quando era assessore al Bilancio, delle delibere tecniche e del profilo molto istituzionale, di democristiana memoria, votato alla prudenza e alla sobrietà estrema. Quel profilo esiste ancora, ovviamente, nell’esercizio del ruolo dentro Palazzo Munari. Ma fuori, sugli schermi degli smartphone della gente di Frosinone, è nato il Mastrangeli 3.0.
Un’evoluzione comunicativa che sta trasformando il modo di raccontare il capoluogo, replicando — con le dovute proporzioni e una buona dose di originalità ciociara — il modello che ha rigenerato l’immagine del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, tra i primi amministratori ad intuire la forza dei social ed a trasformare i reel in una vera e propria estensione dell’azione amministrativa.
Il sindaco operaio

Sia Mastrangeli che Gualtieri hanno scelto di depoliticizzare la comunicazione, concentrandosi su cantieri, manutenzioni, inaugurazioni, rigenerazioni urbane.
C’è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui la politica si faceva esclusivamente con i comizi in piazza, i gazebo e le strette di mano. Poi arrivò Silvio Berlusconi, che inventò il presidente operaio — casco in testa e linguaggio diretto — inaugurando un modello comunicativo che avrebbe segnato un’epoca.
Oggi quello schema ritorna, ma aggiornato all’era dei social: non più tute blu e cantieri, ma Hook, Call to Action, Loop e Trending Audio. Il principio resta lo stesso: accorciare la distanza tra amministratore e cittadino.
Il sindaco in cantiere: «Io faccio, io verifico, io ci sono»

Anche a Frosinone la trasformazione comunicativa è ormai compiuta: ce l’ha portata Riccardo Mastrangeli. Il sindaco presidia i canali social con contenuti sapientemente costruiti, mai improvvisati: video brevi, spiegazioni puntuali, montaggi puliti, tono diretto, talvolta persino ironico. Che si tratti di mostrare l’avanzamento dei lavori per il Campanile, l’aggiornamento sulla rotatoria a Piazzale De Matthaeis o la frana risolta in via Ciamarra, il messaggio è sempre lo stesso: «Io faccio, io verifico, io ci sono per Frosinone». Una comunicazione che rompe con il passato recente, spesso più ingessato e istituzionale, e che guarda invece a una politica visuale, immediata, quasi quotidiana.
Prendiamo la giornata di oggi. Ore 13:26, la mail segnala un messaggio di Riccardo Mastrangeli. Oggetto: Scuola Aldo Moro, tetto nuovo in tempi record con tecnologia green. Segue una serie di dati, tecnici ed amministrativi, con i quali descrivere l’opera realizzata. È così praticamente quasi tutti i giorni, quasi tutte le settimane, per l’anno intero.
C’è poi un altro elemento che accomuna Mastrangeli e Gualtieri: entrambi hanno scelto di privilegiare il piano amministrativo del loro mandato rispetto a quello politico, sempre potenzialmente urticante e scivoloso. Meno polemiche, meno scontri ideologici, più cantieri, delibere, interventi concreti. E soprattutto: la capacità di raccontarli. Non è solo «fare», ma «far vedere».
Il manager urbano oltre i Partiti

Vedere il sindaco in cantiere, tra operai e ruspe, non è solo una scelta di monitoraggio amministrativo: è anche un potente atto politico. Se Gualtieri ha abbandonato l’austero completo da ministro dell’Economia per vestire i panni del narratore urbano tra i cantieri della Capitale, Mastrangeli ha capito che a Frosinone la partita si vince sulla concretezza percepita. I suoi social non sono una bacheca di freddi comunicati stampa, ma un palcoscenico dinamico. Una strategia che produce effetti tangibili anche sul piano del consenso: i sondaggi più recenti sul gradimento dei sindaci — pur con tutte le cautele del caso — premiano entrambi.
Il dato forse più interessante è un altro. Il il sindaco di Roma Capitale e quello di Frosinone provengono da aree politiche opposte: centrosinistra il primo, centrodestra — o comunque un’area civico-moderata che gli somiglia — il secondo. Eppure il modello di governance e comunicazione è lo stesso. La svolta social di Mastrangeli e Gualtieri è un’operazione di marketing politico eccellente, che permette loro di parlare direttamente alla gente senza l’intermediazione — a volte scomoda — dei partiti.
Questo segnala anche un cambiamento profondo: la politica tende a diventare sempre meno ideologica e sempre più gestionale. Il sindaco come «manager urbano», più che come leader di parte.
L’equilibrio

Mastrangeli, finora, sembra aver trovato un equilibrio: raccontare senza banalizzare, comunicare senza scivolare nella propaganda pura. Propaganda che prima o poi però arriverà, visto che manca solo un anno alle prossime elezioni — che lo vedranno certamente candidato. Al pari di Gualtieri, ovviamente.
Certamente non basterà un reel, a Frosinone come a Roma, per vincere le elezioni e rifare il sindaco. Ma ignorarlo, oggi, significa restare indietro. E Mastrangeli e Gualtieri stanno avanti.



