Mastrangeli convoca i capigruppo per misurare la tenuta della maggioranza sul Bilancio, mentre il centrodestra frusinate affronta cambi di casacca, equilibri fragili e tensioni interne che pesano già sul futuro politico del 2027.
Il Promemoria lampeggia da alcuni giorni sugli smartphone dei capigruppo della maggioranza che governa il Comune di Frosinone. Mostra la data di martedì 9 dicembre, ore 16.30: per quel giorno li ha convocati a Palazzo Munari il sindaco Riccardo Mastrangeli.
L’obiettivo è chiaro: guardarsi negli occhi, contarsi e capire se esistono i margini per approvare il Bilancio dopodiché navigare a vista fino alla primavera del 2027.
Il solito valzer

Di contro, la cronaca recente regala il solito, colorito valzer delle poltrone in Consiglio comunale. La novità degli ultimi giorni è rappresentata dall’avvocato Christian Alviani: eletto con la lista civica dell’ex sindaco Nicola Ottaviani, passato a Forza Italia e ora, dopo una permanenza di otto mesi, nei giorni scorsi è approdato alla corte della appena nata “Identità Frusinate“ dell’imprenditore Marcello Nanogits. (Leggi qui: Alviani cambia lato del tavolo: la mossa che incendia il centrodestra a Frosinone).
Tradotto dal politichese: Alviani, evidentemente folgorato sulla via di Damasco, torna a sostenere Mastrangeli. E lo fa dopo otto mesi nei quali il presupposto per la sua permanenza nelle file azzurre era il No assoluto ed un ritorno in maggioranza. Ci sta, in fin dei conti è stato eletto insieme al sindaco.
Con lui, la coalizione “trasversale” ch sostiene il sindaco tocca quota 17 su 33: un numero sufficiente per superare indenne (sulla carta) lo scoglio della Prima Convocazione. A Frosinone, stranamente imprescindibile, è tornata di moda dopo otto anni, di seconde convocazioni, quando i numeri erano certamente più ampi per il centrodestra. Ma tant’è.
La sfida del sindaco

Una maggioranza che può essere ulteriormente puntellata, al bisogno, dal soccorso civico della Lista Marzi. Tra tenuta del numero legale e precise richieste amministrative, flirta con Mastrangeli più di qualche alleato ufficiale. Il sindaco, forte di questo diciassettesimo sigillo, lancia il guanto di sfida ai suoi: «Il numero c’è. Se mi mandate a casa, la responsabilità di affossare il centrodestra è vostra».
Qui però la narrazione finisce e inizia la politica vera. E la domanda che rimbalza nei corridoi di Palazzo Munari è: Mastrangeli rischia davvero di andare a casa prima del tempo? La risposta, netta, è No. Salvo eventi clamorosi o colpi di testa improvvisi, questa consiliatura arriverà alla sua scadenza naturale.
E i motivi sono almeno quattro: cinici quanto inattaccabili.
Lo Spiegone

Primo: l’istinto di sopravvivenza. A Frosinone, come a Roma, vale la vecchia regola non scritta: nessuno si dimette mai da niente. L’idea di rinunciare a uno scranno sicuro per l’incognita delle urne non stuzzica nessuno.
Secondo: le Elezioni Provinciali. Il prossimo anno si vota per entrare a Palazzo Iacobucci: non da visitatore ma da Consigliere. Sia Fratelli d’Italia che la Lega hanno un disperato bisogno dei voti ponderati dei consiglieri di Frosinone per eleggere i propri uomini. Far cadere il Consiglio Comunale del capoluogo ora, significherebbe un suicidio tattico imperdonabile.

Terzo: non sono tati convocati alla riunione anche i vertici dei Partiti e delle civiche. Se la situazione fosse veramente al limite della rottura insanabile, Mastrangeli, che fa politica da quando portava i calzoncini corti e “fiuta” il pericolo come un gatto fiuta il veterinario sotto mentite spoglie, avrebbe preteso anche la presenza dei vertici dei Partiti e dei rappresentanti delle civiche che lo sostengono, per condividere ogni eventuale reponsabilità interruttiva della consiliatura.
Quarto: il ruolo di Fratelli d’Italia. A proposito di responsabilità, il Partito della presidente Meloni è il collante della coalizione di centrodestra, sia a livello nazionale, che regionale. Per questo, non può permettersi, politicamente e per immagine, di “staccare la spina” a un’amministrazione (formalmente) di centrodestra, con la quale governa da tre anni in un capoluogo di provincia. Sarebbe un segnale di debolezza e di instabilità.
Nessuno è salvo

Tuttavia, dire che la consiliatura è salva, non significa, in alcun modo, che il clima in maggioranza sia sereno. Anzi. Tutt’altro. Il gruppo di FdI il più numeroso con 5 consiglieri, insieme agli “indipendenti di lusso” Massimiliano Tagliaferri e Andrea Turriziani, ha mandato un pizzino politico chiaro: senza di noi non c’è numero legale. Chiedono un “riequilibrio” proporzionale”, tra i mutati assetti d’aula e la Giunta. È anche una questione di peso specifico dei Fratelli che Mastrangeli dovrà riconsiderare e risolvere con il bilancino del farmacista, nei prossimi 18 mesi.
La vera notizia, però, guarda al 2027. Se il presente è blindato dalla necessità di non andare a casa, il futuro è un potenziale campo di battaglia aperto. Non è più fantapolitica l‘ipotesi che Fratelli d’Italia presenti un proprio candidato Sindaco nel 2027, rompendo lo schema unitario che ha consentito al centrodestra di governare il capoluogo per quasi 20 anni. Ma una concreta strategia su cui i vertici del partito stanno ragionando. Molto seriamente.
Non a caso il Presidente di AleS Fabio Tagliaferri , ha già detto: “Se il partito me lo chiede, io ci sono”. Per rendere la situazione nel centrodestra cittadino ancora più effervescente, Forza Italia con i Consiglieri Maurizio Scaccia e Pasquale Cirillo, continua a dire no al Mastrangeli-bis.
Il paradosso Frosinone

Siamo di fronte a un paradosso esclusivo di Frosinone. La maggioranza numerica per finire il mandato (forse) c’è, quella politica per costruire il futuro non esiste più. Per dirla con Giulio Andreotti: “Mancano i numeri o mancano gli uomini?”.
A Frosinone, probabilmente, ci sono i numeri per tirare a campare ma mancano gli uomini e, soprattutto, forse la volontà per ricostruire l’unità perduta.
I prossimi 18 mesi saranno un lungo, estenuante compromesso per gestire l’ordinario, mentre sotto la cenere, Lega e Fratelli d’Italia affileranno i coltelli per la resa dei conti del 2027.
La consiliatura non è a rischio; l’unità del centrodestra frusinate, invece, è in stato comatoso. Salvarla non sarà facile. Per nessuno.



