L’assenza di Fratelli d’Italia sul documento contabile accende la tensione attorno al sindaco di Frosinone. La coalizione trasversale traballa e il centrodestra locale valuta nuove geometrie in vista del 2027.
In politica, ci sono momenti in cui una città sembra trattenere il fiato. A Frosinone sta accadendo adesso. E al centro di questo respiro corto c’è Riccardo Mastrangeli, un sindaco che da mesi governa senza una vera maggioranza, appeso a equilibri delicatissimi e ad un mosaico che cambia forma ogni volta che qualcuno sposta una tessera.
Il segnale è arrivato chiaro nell’ultima seduta di Giunta: Fratelli d’Italia ha disertato l’analisi del documento contabile. Atto che pesa come un macigno, perché se non venisse approvato potrebbe perfino decretare la fine della consiliatura. Un’assenza che non è un dettaglio ma un messaggio politico in piena regola. Un “vediamo fin dove possiamo spingerci”, rivolto direttamente al primo cittadino.
La miccia lunga

Come spesso accade nelle fasi di logoramento, la miccia non è esplosa all’improvviso, ma era già accesa da mesi. Le frizioni dentro FdI, la competizione interna per settori strategici dell’amministrazione, la domanda mai risolta sull’attribuzione delle deleghe e dei ruoli, tutto è tornato a galla in poche ore. Con un nodo ancora più centrale ed importante: la scelta del prossimo candidato sindaco: gli equilibri nel centrodestra in Italia sono cambiati e FdI ha messo gli occhi su quella fascia tricolore che da quasi 15 anni è sulle spalle di un uomo della Lega o (come nel caso di Mastrangeli) indicato dalla Lega.
La conseguenza è un logoramento sempre più strisciante ed un nervosismo palpabile. La coalizione trasversale che sostiene Mastrangeli, un’architettura politica già fragile, è diventata improvvisamente un ponte sospeso nel vuoto. In. suo soccorso è intervenuto da mesi l’uomo che era stato il suo avversario alle scorse elezioni, l’ex sindaco Pd Domenico Marzi, talmente nel cuore degli elettori che è riuscito a centrare quella che veniva ritenuta una missione impossibile e cioè arrivare al ballottaggio.
Elogio della pazienza

Fratelli d’Italia, che nei numeri sarebbe il perno naturale del centrodestra, continua a chiedere chiarezza: sul futuro della giunta, sulle prospettive per il 2027, sulla possibilità di spacchettare deleghe come urbanistica e servizi sociali. E ogni volta, Mastrangeli si trova a dover rispondere con la solo arma che gli resta: la pazienza. Una pazienza che però, in politica, scade come il latte.
Il punto è che la maggioranza “Mastrangeli” non esiste più da tempo nella forma classica. Di quella potentissima armata del centrodestra uscita dalle urne nel 2022 è rimasto ben poco: in nove sono usciti e si sono accasati o in posizione critica o nell’oppsizione. Esiste una rete di alleanze variabili, una geografia di rapporti che necessita di manutenzione costante. Non appena una parte si sposta, tutto il quadro traballa. L’ingresso o meno di figure come Carlo Gagliardi, il peso crescente dei consiglieri considerati vicini alla Lega, la fronda sotterranea che attraversa FdI: ogni elemento può cambiare l’assetto in un attimo.
Settimane decisive

Il vero tema è questo: fino a quando può reggere la pazienza di un sindaco che governa contando fino all’ultimo voto, senza certezze e con opposizioni interne più dure di quelle ufficiali? Sul piano politico reggerà fino all’ultimo giorno, a costo di ripeterlo fino alla noia ma è chiaro che nessuno intende andare al voto anticipato, né tra le file della maggioranza né tra quelle dell’opposizione. Perché nessuno ha la certezza di poter dare le carte delle prossime candidature. Se i Fratelli d’Italia fossero sicuri di poter esprimere il loro candidato farebbero saltare il banco un istante dopo avere messo in tasca quella rassicurazione.

Invece quella certezza non c’è. Perché a vegliare su Riccardo Mastrangeli c’è il suo predecessore Nicola Ottaviani: il quale gode di una certa entratura in via Bellerio ed appena le cose hanno cominciato a scricchiolare s’è mosso direttamente Matteo Salvini per dire pubblicamente che Frosinone non si tocca.
Ma anche dentro Fratelli d’Italia la situazione non è definita. Il deputato Aldo Mattia rinuncerebbe al seggio parlamentare in cambio della fascia tricolore. Il presidente della partecipata del Ministero della Cultura ALeS SpA Fabio Tagliaferri ritiene che quella fascia gli spetti da anni. Nessuno ha avviato un dibattito interno per arrivare a sintesi.
Logoramento costante

Nel frattempo va avanti la strategia del logoramento. Al quale Riccardo Mastrangeli ha risposto varando il modello della “coalizione trasversale”: pezzi di centrosinistra a rimpiazzare i pezzi di centrodestra che sono usciti pensando di ricattarlo politicamente. Finora ha funzionato perché tutti avevano qualcosa da guadagnare: in termini politici e non materiali, sia detto con chiarezza.
Ora che il clima politico nazionale spinge a ridefinire gli spazi, molti sembrano voler presentare il conto.
Le prossime settimane saranno decisive. Non tanto per il bilancio, che alla fine verrà approvato, quanto per capire se Mastrangeli riuscirà a tenere insieme pezzi troppo diversi tra loro. In caso contrario, il 2027 si avvicinerà con una città governata da una barca che naviga a vista e con una coalizione che discute più tra sé che con gli avversari.
In politica, scriveva qualcuno, non si cade per un colpo forte ma per una serie di piccoli cedimenti. A Frosinone, quei cedimenti si stanno accumulando. E Mastrangeli, oggi più che mai, è chiamato a dimostrare se può ancora guidare o se rischia di diventare lo spettatore della lenta distruzione di un modello politico. Smantellato da chi pensa che a governare ci sta meglio il peggiore degli altri che il migliore tra i miei: mentalità da opposizione e non da governo.



