Mauro Vicano, l’uomo che non sapeva obbedire

Dirigente sanitario, manager pubblico, politico per scelta e per errore altrui. Dalla sfida a Bondi alla cacciata, dalle aule dei tribunali al Consiglio comunale: Mauro Vicano va in pensione senza mai essersi normalizzato.

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Senza conferenze stampa, senza medaglie appuntate sul camice, senza la retorica zuccherosa dei saluti ufficiali. Il dottor Mauro Vicano va in pensione ed esce di scena come ha vissuto: controvento. E con una storia che, nel bene e nel male, a Frosinone nessuno può fingere di non ricordare.

Perché Vicano non è stato un dirigente qualunque. È stato un carattere. E in un sistema che vive di equilibri molli, di telefonate serali e di silenzi strategici, il carattere è sempre un problema.

L’uomo chiamato dopo la notte più buia

Carlo Mirabella

Alla Asl di Frosinone ci era entrato nel 1993. Nel giro di qualche anno si ritrova drammaticamente al vertice. Ci arriva nel modo più tragico possibile: la morte improvvisa del dottor Carlo Mirabella, colpito da un ictus nella sua abitazione, rientrato da poco dall’Asl, seduto sul divano in attesa dei telegiornali. Una scena domestica, quasi banale, che si trasforma in una frattura istituzionale.

Dopo Mirabella arriva Vicano. Non come corpo estraneo ma come uno che quell’azienda la conosceva da dentro: dal 1993 aveva diretto distretti, ospedali, dipartimenti. Frosinone, Cassino, Anagni. Il polo Frosinone–Alatri. La rete ospedaliera provinciale. E più tardi il coordinamento nel periodo Covid, quando non c’erano manuali e le decisioni pesavano come macigni.

Quando disse no all’uomo che non accettava no

C’è un episodio che vale più di cento curriculum. Il commissario nazionale alla Sanità era Enrico Bondi. In quel momento, uno degli uomini più potenti del Paese. L’ordine era semplice: pagare milioni di euro a una società della sanità privata che rischiava il collasso per il ritardo di quel pagamento.

Vicano controlla le carte. E dice no. Non per ideologia. Perché c’era un provvedimento della magistratura che glielo impediva. Bondi insiste. Alza la voce. Pretende. Vicano no. E gli risponde con una frase che in Italia suona come un’eresia:
Visto che lei è l’uomo più potente d’Italia, quella fattura la paghi lei. E ne risponda lei”. Fine della storia? No. Inizio della resa dei conti.

Nel giro di poche settimane Vicano viene rimosso. Silurato. Accompagnato alla porta con il linguaggio educato delle epurazioni moderne.

Il dirigente che non accettava l’uscita di scena

Mauro Vicano

Chiunque altro avrebbe abbassato la testa. Vicano no. Impugna il commissariamento. Contesta la nomina del generale della Guardia di Finanza Vincenzo Suppa che viene mandato al suo posto. E vince. Una volta. Due. Tre. Tutti i gradi di giudizio. Il generale resiste. Fino al punto che il Giudice del Lavoro di Frosinone ordina l’immediata ottemperanza della sua sentenza e manda i carabinieri ad accompagnare il dottor Vicano a riprendere possesso della sua stanza e della sua scrivania. Il commissario, informato della cosa, infilò il soprabito e lasciò Frosinone senza nemmeno salutare.

Vicano è fatto così: se pensa di avere ragione, non si sposta. Nemmeno di un centimetro.

La politica e l’accusa che non reggeva

Vicano, il presidente della commissione Impresentabili Morra, l’altro impresentabile Giuseppe Patrizi

Lo ha dimostrato anche al Movimento 5 Stelle. Vicano viene indicato come possibile candidato sindaco di Frosinone. Ma il Movimento di Beppe Grillo lo blocca. “Impresentabile”, dicono. Due procedimenti per traffico di rifiuti. Ancora aperti. Nessuna sentenza. È una delle decisione più indecenti nella storia Repubblicana recente: su 19.782 Candidati alle Comunali sono appena 18 gli impresentabili. E ben 3 nella città di Frosinone. Una buffonata a poche ore dalle votazioni per azzoppare una persona scomoda. (Leggi qui: L’indecenza dei 18 candidati ‘impresentabili’).

Decisione irrevocabile. Ma Vicano va avanti per la sua strada. Si candida con un suo movimento civico. I numeri dicono che la sua candidatura ha fatto perdere il blocco di centrosinistra per la terza volta di fila. Risultato finale: Vicano entra comunque in Consiglio comunale. I pentastellati no. E nel giro di pochi anni spariscono dall’orizzonte politico cittadino.

A volte la realtà ha un senso dell’umorismo spietato.

Un curriculum che non ha bisogno di aggettivi

Mauro Vicano

Ma cosa c’entrano i rifiuti con Vicano. Viste le sue capacità manageriali, gli chiedono di lasciare temporaneamente la Asl per gestire Saf, l’azienda composta da tutti i 91 Comuni della provincia di Frosinone per la gestione dei rifiuti urbani.

Vicano mette mano alla Saf e subito cerca di portare una svolta: il progetto ‘emissioni zero’, il parco fotovoltaico, il revamping dei macchinari. Tutti progetti che verranno realizzati. Non da lui ma dai quei successori seguendo le sue linee guida. Perché Vicano decide di tornare presto al suo primo amore: dirigere la sanità. Sulle spalle, quei due procedimenti per i quali dimostra che le procedure sono state rispettate alla lettera. E se potevano essere seguite in maniera diversa – questa era l’accusa – lo codificassero così ci si potrà attenere a quanto scritto nero su bianco.

Mauro Vicano

Nel palmares conta una laurea con 110 e lode, il ruolo di Direttore Sanitario Aziendale e di Direttore Generale facente funzioni. Presidente della SAF, presidente del CdA di una società del gruppo Neuromed. Consigliere e capogruppo a Veroli e Frosinone. Unico della provincia inserito tra i cinquanta idonei eccellenti per la carica di Direttore Generale, selezionati su mandato della Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti.

E poi le cose concrete: l’inaugurazione dello Spaziani, la riorganizzazione della rete ospedaliera, la prima Casa di Comunità a Pontecorvo. Tracce lasciate sul territorio.

Da oggi senza camice. Ma non normalizzato

Da oggi Mauro Vicano va in pensione. Non indossa più il camice della ASL. Ma resta una figura che ha dimostrato una verità scomoda: anche nel sistema sanitario, anche nella politica locale, si può dire no. E si può pagare il prezzo senza diventare docili.

Ha vissuto in una stagione fatta di persone che galleggiano, Vicano ha dimostrato di essere uno che affondava i piedi. E forse è per questo che, nel bene e nel male, non verrà archiviato facilmente.