Nel question time del Consiglio comunale di Frosinone il presidente Tagliaferri incalza giunta e dirigenti su rifiuti, Tari e cantieri del BRT. Una seduta che rivela crepe nella maggioranza e anticipa il clima della campagna elettorale
Il censore del Consiglio
Nella Roma antica i censori erano magistrati di altissimo rango. Istituiti nel 443 a.C., avevano il compito di effettuare il censimento della popolazione ma soprattutto di vigilare sui costumi pubblici e privati della Repubblica. Il più celebre tra loro fu Marco Porcio Catone, passato alla storia come Catone il Vecchio, simbolo di rigore morale e difensore della sobrietà romana contro le influenze dell’ellenismo. Un uomo che non faceva sconti a nessuno.
Se Catone fosse stato ieri sera nell’aula del Consiglio comunale di Frosinone, probabilmente avrebbe trovato un erede inatteso. E forse gli avrebbe consegnato una “dona militaria”, la più alta delle onorificenze romane. (Leggi qui: Lega divisa e maggioranza nervosa: in Aula la fragilità di Mastrangeli).
Tagliaferri il gladiatore

Il protagonista assoluto del question time di ieri sera non sono stati infatti il sindaco né la giunta. È stato il presidente del Consiglio comunale Max Tagliaferri: per una sera ha smesso i panni istituzionali del notaio d’aula ed ha indossato simbolicamente elmo e armatura da gladiatore, come Russell Crowe nel film culto del 2000. E si è trasformato nel più severo censore della sua stessa maggioranza.
Ha diretto i lavori con fermezza assoluta, assumendo un atteggiamento più vicino a quello di un revisore contabile o di un oppositore interno che non a quello di un presidente chiamato a gestire i tempi dell’aula.
E non ha fatto sconti a nessuno. Né alla maggioranza che sostiene il sindaco Riccardo Mastrangeli, né agli assessori, né tantomeno alla struttura tecnica del Comune. Il risultato è stato un question time molto diverso da quelli ordinari: più politico, più duro, più incalzante. Una seduta nella quale il presidente dell’Aula si è mosso come un controllore inflessibile delle scelte amministrative. E la cronaca della serata racconta bene perché.
Il caso Lega e il primo altolà

Il primo scontro della serata è arrivato quasi subito, e non su un tema amministrativo ma su una questione tutta politica: la disputa interna alla Lega frusinate. Lo scontro tra i consiglieri Dino Iannarilli e Giovanni Bortone sulla leadership del gruppo consiliare che continua a produrre effetti anche dentro l’aula.
Quando l’assessore Rossella Testa, esponente della Lega, ha provato a intervenire nel confronto tra i due consiglieri, il presidente Tagliaferri l’ha fermata con una frase secca: «Gli assessori non possono intervenire». Un altolà netto, pronunciato con il tono di chi non intende concedere eccezioni al regolamento. La reazione dell’assessore non si è fatta attendere: è uscita stizzita dall’aula.
Un episodio che ha subito chiarito il clima della seduta. Tagliaferri non era disposto a trasformare il question time in un’arena politica. Ma il momento più teso della serata doveva ancora arrivare.
Il nodo dei rifiuti e il confronto con la giunta

A far salire definitivamente la temperatura politica è stata l’interrogazione del consigliere Anselmo Pizzutelli sulla gara dei rifiuti affidata alla Super Eco, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha rimesso in discussione alcuni passaggi sulla congruità dell’offerta. (Leggi qui: Rifiuti, la sentenza riapre il fronte: l’opposizione spara a palle incatenate)
La domanda di Pizzutelli alla Giunta ed al vicesindaco Antonio Scaccia, titolare della delega ai rifiuti, è stata diretta: “Chi erano i membri della commissione che hanno valutato la gara? Se hanno sbagliato qualcuno dovrà assumersi la responsabilità.E soprattutto: quali saranno le ricadute sulle tasche dei cittadini?“.
A chiarire il quadro è intervenuto il dirigente Giuseppe Viscogliosi, spiegando che la verifica sulla congruità dell’offerta spetta al RUP, cioè al responsabile unico del procedimento del Comune. Una versione che ha smentito la narrazione fin lì sostenuta dall’amministrazione, secondo cui la procedura sarebbe stata gestita interamente dalla Stazione Unica Appaltante della Provincia.
Piacentini messo all’angolo

È in quel momento che Tagliaferri ha preso definitivamente la scena. Quando l’assessore al Bilancio Adriano Piacentini ha provato a sostenere che la valutazione sarebbe tornata in capo alla Provincia, il presidente lo ha fermato senza giri di parole: “Ma cosa sta dicendo assessore? Il tecnico ha detto una cosa diversa. La congruità la valuta il RUP del Comune. Non si avventuri in letture improbabili e ci spieghi invece le ricadute sulle tasche dei cittadini”.
Un richiamo pubblico durissimo, che ha trasformato il dibattito da tecnico a pienamente politico. E il punto su cui Tagliaferri ha insistito è stato uno solo: la Tari. “Se il ribasso del 17% e gli introiti della differenziata producono risparmi, quei soldi devono tradursi in una riduzione della tariffa”.
Cantieri, geogriglia e il corto circuito informativo
La tensione non si è fermata alla questione rifiuti. Nel mirino del question time sono finiti anche i lavori del BRT e i cantieri di via Marittima. Ancora una volta il consigliere Anselmo Pizzutelli, in versione martello pneumatico, ha incalzato l’amministrazione su un punto tecnico molto specifico: la scomparsa della geogriglia nei lavori stradali.

La geogriglia è uno strato stabilizzante utilizzato per migliorare la tenuta dell’asfalto. Quando il dirigente ha spiegato che è stata eliminata perché “creava scollature”, il presidente Tagliaferri ha reagito con evidente irritazione: “Allora abbiamo fatto un errore di progettazione? Chi ha deciso di abolirla? Qui nessuno sapeva nulla. Abbiamo pagato lavori che non sono stati eseguiti?“.
Domande pesanti. Domande che hanno fatto emergere un evidente corto circuito informativo tra struttura tecnica e amministrazione politica. E che hanno lasciato in sospeso interrogativi non banali sulla gestione dei cantieri cittadini.
Una maggioranza numerica, non politica
La fotografia politica uscita dal question time è forse l’aspetto più interessante della serata. Per tutta la durata della seduta si è vista una insolita sintonia tra il consigliere di opposizione Anselmo Pizzutelli e il presidente del Consiglio Max Tagliaferri. Un tandem che ha ricordato, agli appassionati di calcio, la coppia Platini-Boniek nella Juventus degli anni Ottanta: il primo costruiva il gioco, il secondo finalizzava.

Pizzutelli poneva le domande.Tagliaferri le trasformava in pressione politica sulla giunta. Il presidente dell’aula si è mosso per tutta la seduta come un vero oppositore interno: correggendo versioni politiche, incalzando dirigenti, chiedendo conto delle scelte amministrative. E questa dinamica racconta molto del clima politico che si respira oggi a Frosinone.
La maggioranza che sostiene Mastrangeli appare sempre più una maggioranza numerica, non politica. La seduta di ieri lo ha dimostrato in modo plastico. Non è più tempo di amministrazione ordinaria. È tempo di posizionamenti politici. A Frosinone la campagna elettorale per le prossime comunali non è ancora ufficialmente iniziata. Ma nei fatti è già esplosa.
E la cosa più sorprendente è un’altra: la linea di confine tra chi governa e chi contesta sta diventando sempre più sfocata. Non è più chiaro chi stia con chi. Ma è sempre più evidente chi stia contro chi.



