Da incontro natalizio ad assemblea politica: attorno ad Achille Migliorelli Area Dem e Parte da Noi accelerano verso il Congresso provinciale Pd. Basta tatticismi, si vota per sbloccare lo stallo e ricostruire una classe dirigente capace di tornare competitiva.
C’è un dettaglio che racconta meglio di mille comunicati l’incontro del Partito Democratico andato in scena a Frosinone nelle ore scorse: doveva essere una semplice occasione di auguri natalizi, è diventato un’assemblea politica. Non rituale, non distratta, non compilativa. Una riunione che somigliava più a un appello che a una festa. E già questo, per il Pd provinciale che da un anno esatto è alla ricerca della strada per il Congresso, è un evento.
Al centro della scena c’era Achille Migliorelli, candidato alla Segreteria Provinciale contrapposto all’uscente Luca Fantini. Attorno a lui si è mossa una fotografia ampia: sindaci, amministratori, dirigenti, militanti. Volti noti e meno noti, tutti accomunati da una sensazione diffusa: il tempo della manutenzione è finito, ora serve ricostruire. Il Partito è fermo dal 23 dicembre 2024 nel braccio di ferro tra le componenti: Area Dem (Francesco De Angelis e Mauro Buschini) con il comitato Parte Da Noi (Danilo Grossi ed Umberto Zimarri) per Achille Migliorelli Segretario. Mentre Rete Democratica (Sara Battisti e Luca Fantini) con Energia Popolare (Antonio Pompeo) sono per il bis di Fantini.
Il segnale emerso nell’incontro di Migliorelli è per molti versi simile a quello che nei giorni precedenti era venuto alla luce durante l’analoga iniziativa messa in campo da Fantini: basta aggiustamenti, si voti, si trovi un equilibrio e si rimetta in pista il Pd. (Leggi qui: Fantini riaccende il Pd: via al Congresso tra entusiasmo e interrogativi).
Chi c’era e cosa ha detto

A moderare l’incontro è stato Mauro Buschini, un ruolo che gli è stato assegnato quasi come forma di buon augurio verso Achille Migliorelli. Perché Buschini fu Segretario provinciale anche lui in giovane età e quello fu il primo gradino di un perorso che negli anni lo ha portato a presiedere l’Aula della Regione Lazio.
Ad aprire i lavori sono stati gli interventi dei rappresentanti del circolo di Frosinone, Elsa De Angelis e Stefano Pizzutelli. A fare da cornice, non casualmente, Frosinone. Una città dove il centrosinistra ha perso le elezioni Comunali per tre volte di fila dopo essersi suicidato dividendosi sulla ricandidatura del sindaco Michele Marini. Le tre consiliature di centrodestra che ne sono seguite vengono descritte oggi come il simbolo di ciò che non ha funzionato. Elsa De Angelis lo ha detto senza giri di parole: una destra divisa, sì, ma anche una città più fragile, con politiche sociali evaporate e una viabilità che sembra una punizione quotidiana. Da qui l’idea che il Congresso Provinciale non sia un passaggio interno ma l’inizio di una lunga rincorsa verso il 2027 e le elezioni Comunali del capoluogo.

Il tono dell’incontro è stato quello di chi sa di non potersi più permettere tatticismi. Stefano Pizzutelli ha parlato di “voglia di ripartire” de ha messo in fila una tabella di marcia che non lascia spazio a interpretazioni: prima il Congresso Provinciale, poi quello cittadino, infine la sfida per il governo della città. Con un’ossessione dichiarata: vincere. Non partecipare, non testimoniare. Vincere.
Il cuore politico di Migliorelli
Qui si innesta il cuore politico della candidatura Migliorelli. Non un nome di sintesi ma una proposta di metodo. L’idea che il Pd debba tornare a essere una federazione vera, non una sommatoria di circoli isolati. E che il gruppo dirigente vada rinnovato senza distruggere l’esperienza accumulata. Un equilibrio difficile ma inevitabile.

Una candidatura che viene appoggiata da Parte da Noi, rappresentata dal dirigente nazionale Danilo Grossi. Secondo il quale “La destra è meno granitica di quanto racconti, sia al Governo che in Regione. È necessario valorizzare i tanti amministratori del territorio e dare un vero cambio di passo, non a caso scelto come slogan della nostra campagna congressuale”.
I numeri aiutano. Ottomila e più iscritti non sono una formalità. Luigi Vittori li ha ricordati come un patrimonio da governare, non da esibire. Antonella Di Pucchio ha insistito sulla necessità di una guida giovane ma credibile. Tradotto: non basta l’anagrafe, serve un progetto.

E poi ci sono i sindaci. Quelli che amministrano davvero, ogni giorno. Enzo Salera, da Cassino, ha parlato di partecipazione come parola chiave. Adriano Lampazzi (Giuliano di Roma) ha invocato più autonomia per la Provincia. Domenico Alfieri (Paliano) ha riportato il discorso là dove spesso si perde: tra le persone. Tutti hanno detto, con accenti diversi, la stessa cosa: un Pd lontano dai territori è un Pd destinato all’irrilevanza.
Metodo e non nostalgia

Non è un caso che l’esperienza di Ceccano e Cassino sia tornata più volte come riferimento. Non per nostalgia ma per metodo. Giulio Conti (Ceccano) condivide la linea del dialogo del candidato Segretario. Francesca Cerquozzi (Veroli) ha ricordato che il Congresso non è una resa dei conti ma un passaggio fisiologico. E che Migliorelli rappresenta, per molti, una possibilità concreta di ricucitura. La donna che ha portato il Festival della Filosofia a Veroli contribuendo a farla diventare la città degli eventi tutto l’anno, guida l’area che prova a disegnare scelte ed investimenti in grado di cambiare le cose: quello di cui – spiega Cerquozzi – ha bisogno il Pd per riconquistare la gente e riportarla a credere nella politica.
Il sostegno delle Democratiche, ribadito da Sarah Grieco, ha aggiunto un altro tassello: senza politiche di genere reali, non c’è modernità possibile. Così come senza un rapporto strutturato con il mondo del lavoro, ricordato nel finale dallo stesso Migliorelli con il saluto alla Cgil per la scomparsa di Alessandro Sdoia, delegato sindacale della Scuola, morto poche ore prima dell’incontro Dem in un incidente stradale mentre andava ad una riunione a Latina.
Migliorelli, parola di candidato

Quando Migliorelli ha preso la parola, il registro è rimasto coerente. Niente toni salvifici, nessuna promessa miracolistica. Ha parlato di iscritti come punto di partenza, non di arrivo. Di una mozione collettiva come bussola, non come atto notarile. E soprattutto di una nuova classe dirigente come obiettivo politico, non come slogan.
A chiudere, Francesco De Angelis ha fatto quello che spesso fa nei momenti cruciali: ha dato una direzione. Dal 9 al 22 gennaio si vota. L’obiettivo di De Angelis è chiaro: eleggere Migliorelli, rinnovare il Pd provinciale, tornare competitivi. Non solo a Frosinone, ma nel Lazio e nel Paese.
In controluce, l’impressione è che il Pd provinciale stia provando a smettere di parlare solo di sé stesso. Ed abbia ricominciato a parlare di potere della politica nel cambiare le cose. Se sarà davvero l’inizio di una nuova stagione lo dirà il tempo. Lo dirà il Congresso. E più ancora lo dirà il nuovo equilibrio che deriverà da quella votazione: se sarà solo uno scontro di potere o la costruzione di un nuova nuova architettura capace di tenere tutti insieme per riportare il Pd al centro della scena politica.



