Un convegno sui referendum della giustizia diventa il primo test politico del centrodestra minturnese. Dopo anni di divisioni, i partiti tornano nello stesso spazio. Ma l’unità resta una costruzione fragile e Stefanelli osserva da lontano.
Il referendum come pretesto politico
Pretesto e sostanza. La politica locale spesso usa i referendum come semplice occasione di dibattito. Ma ci sono volte in cui li trasforma in qualcosa di molto più significativo: banchi di prova, prove generali, tentativi di mettere tutti insieme e vedere se resistono. È quanto accaduto a Minturno, nello stabilimento balneare “Scauri”, dove l’iniziativa del comitato provinciale per il “Sì” ai referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo ha assunto il sapore di una vera prova generale del centrodestra.
Il segnale è stato evidente già all’ingresso: sala piena e tutti i simboli del centrodestra nello stesso luogo. Un fatto quasi insolito per Minturno, dove negli ultimi vent’anni il fronte conservatore ha vissuto più di divisioni che di unità.

Il messaggio politico lo ha riassunto con chiarezza una frase che ha attraversato l’incontro: “Bisogna votare sì e avere il coraggio di compiere delle scelte. Una su tutte: stare uniti”. Attorno al tavolo si sono seduti i coordinatori cittadini dei Partiti: Modesto Forte per Forza Italia, Francesco La Rocca per Fratelli d’Italia, Paolo De Paola per la Lega e Rossella Serao per Noi Moderati. Con loro i Consiglieri comunali che da anni siedono su fronti opposti dentro l’Aula consiliare.
Il paradosso minturnese è proprio questo: un centrodestra diviso in Consiglio ma costretto a ritrovarsi quando l’orizzonte diventa elettorale. E l’orizzonte, ormai, è quello delle comunali del 2027. Il referendum è stato dunque il pretesto. La politica vera era altrove.
L’operazione Fazzone

A dare la chiave politica dell’iniziativa è stato soprattutto Massimo Signore, presidente del Consiglio comunale e figura centrale di Forza Italia sul territorio. Signore gioca una partita complessa: fa parte della maggioranza del sindaco Gerardo Stefanelli dal 2016, ma contemporaneamente ha ricevuto dal senatore Claudio Fazzone una missione molto chiara. Il Coordinatore di Forza Italia nel Lazio gli ha chiesto di federare il centrodestra minturnese.
Non è un compito semplice. L’ultima volta che il centrodestra si presentò unito alle elezioni comunali risale al 2005, quando vinse il compianto Pino Sardelli. Da allora il quadro si è frammentato: civiche, rivalità personali e scissioni hanno prodotto una lunga stagione di divisioni che Stefanelli ha saputo sfruttare politicamente. Prima con la candidatura sperimentale del 2012, poi con le vittorie del 2016 e del 2021.
Il convegno sul referendum segna quindi un cambio di linea strategica. Per anni Lega e Fratelli d’Italia hanno ripetuto lo stesso ritornello: Forza Italia rompa con Stefanelli e si ricostruisca il centrodestra. Ora la prospettiva sembra diversa. La stagione dell’alleanza tra Forza Italia, Pd e civici che ha sostenuto Stefanelli alla Provincia di Latina appare al tramonto. E con essa potrebbe finire anche la stessa formula politica a Minturno.
Il ragionamento è semplice: se il centrodestra riesce a compattarsi e soprattutto a trovare un candidato credibile, la partita per il palazzo di piazza Portanova potrebbe riaprirsi.
Stefanelli osserva da lontano

Mentre il centrodestra provava a ricucire i fili della propria storia, Gerardo Stefanelli non c’era. Una assenza notata e commentata, soprattutto perché Forza Italia continua formalmente a sostenere la sua amministrazione. Qualcuno, tra gli organizzatori, si sarebbe aspettato almeno un passaggio di cortesia.
Il sindaco ha scelto invece un’altra scena pubblica.
Sui social ha raccontato una domenica diversa: la visita alla signora Domenica De Falco, che ha compiuto cento anni, circondata da figli e nipoti.
Una scelta tutt’altro che casuale. Stefanelli ha accompagnato le foto con un messaggio dal tono quasi programmatico: “Non sono abituato a cambiare maglia nella stessa partita. Le cose si fanno con ordine. Prima il 15 marzo, poi il referendum, poi la primavera e l’estate. A settembre inizierà il nuovo anno politico e deciderò il mio futuro”. Tradotto dal linguaggio metaforico: il sindaco sta preparando il suo prossimo passaggio politico, ma non intende farlo sotto pressione. Gli obiettivi sono chiari. Prima garantire continuità alla sua esperienza amministrativa nel 2027. Poi tentare il salto alle regionali del 2028. Resta da capire con quale squadra.
La vera partita è il candidato

Il convegno dello stabilimento Scauri ha avuto dunque un valore simbolico: per la prima volta dopo anni il centrodestra minturnese si è mostrato nello stesso perimetro politico.
Ma la fotografia dell’unità è ancora fragile. Dentro quello schieramento convivono storie politiche diverse, rapporti personali complicati e soprattutto una domanda che nessuno ha ancora risolto: chi sarà il candidato sindaco nel 2027?
Il nome di Massimo Signore circola da tempo, ma l’interessato continua a declinare con prudenza. Forse sinceramente, forse con quella cautela tipica della politica locale, dove le candidature nascono spesso all’ultimo momento.

Intanto il centrodestra osserva i segnali che arrivano dal territorio. La vittoria di Itri lo scorso anno e la possibile conquista della Provincia di Latina con Federico Carnevale alimentano l’idea che il vento politico stia cambiando.
Minturno potrebbe diventare il prossimo banco di prova. Ma per riuscirci servirà qualcosa di più di una convention referendaria. Servirà un leader capace di tenere insieme partiti, civiche e ambizioni personali. Per ora il centrodestra ha ritrovato una foto di famiglia. La vera sfida sarà trasformarla in una coalizione credibile.



