Il vescovo Marcianò ha incontrato l'Amministrazione ed i dipendenti di Ferentino. Ha ricordato tra il serio ed il faceto il suo singolare ingresso in città a dorso d'asino: "Sono diventato famoso sui social e tra i miei colleghi". Soprattutto ha sottolineato la grande fede dei ciociari
Arriva senza clamori, con il passo pacato di chi non ama i riflettori ma sa come accendere un’intera comunità. Monsignor Santo Marcianò, nuovo pastore della Diocesi di Frosinone-Ferentino-Veroli e Alatri-Anagni, ha fatto tappa ieri a Ferentino, entrando nell’aula consiliare come si entra in casa d’altri: con rispetto, ma con la naturalezza di chi sente quel luogo già suo.
A salutare il Vescovo — calabrese, 65 anni, nominato a giugno — un’Amministrazione presente a ranghi ridotti per via dell’orario mattutino (opposizione, al completo) che comunque non ha voluto mancare all’incontro che segna l’inizio di una stagione pastorale improntata all’ascolto e alla vicinanza.
«L’Episcopio è la casa del popolo»

Nel suo intervento, Monsignor Marcianò ha ribadito il concetto che attraversa la sua missione sin dal giorno dell’insediamento: la Chiesa non è un palazzo ma un popolo. E ogni persona è una storia da conoscere, non una folla indistinta da benedire a distanza. Per questo la sua visita pastorale è quotidiana, capillare, concreta. «Voglio conoscere i bisogni profondi della gente» ha detto, quasi tracciando un manifesto del suo stile episcopale.
Ha ricordato il suo ingresso ufficiale in città, la scorsa estate: a dorso di mula, passando per Sant’Agata come voleva la tradizione. Un ingresso che ha fatto il giro dei social e suscitato simpatia anche tra i vescovi italiani. Un gesto antico, quasi teatrale, che Marcianò ha ricordato ieri con un sorriso. Ma dietro l’ironia, il vescovo ha colto l’occasione per elogiare la fede storica del popolo ferentinate, una radice identitaria che in Ciociaria — ha sottolineato — resta forte e viva.

Il Vescovo ha poi allargato lo sguardo ai temi più urgenti. Ha parlato della necessità di una collaborazione costante tra istituzioni e della preoccupazione per un mondo in cui i giovani rischiano di «umanizzare le macchine», facendo dell’intelligenza artificiale un surrogato pericoloso delle relazioni vere. Al centro, sempre, un principio guida: il fine ultimo è il benessere della persona, non l’efficienza del sistema.
Assenti e presenti in Aula
Tra i banchi della maggioranza diversi assenti per impegni improrogabili: Gianni Bernardini, Luigi Vittori, Federica Fiorletta, Federica Mastrangeli, Giuseppe Virgili, Angelo Picchi oltre ad Angelica Schietroma.. Presenti però tutti gli altri ed i consiglieri di minoranza, insieme al sindaco Piergianni Fiorletta. Che ha ringraziato Marcianò per la sua umanità e la sua capacità di essere “un Vescovo vicino alla gente”.

Interventi anche da parte di Maurizio Berretta, Claudio Pizzotti, Antonio Pompeo e Alfonso Musa. In aula, inoltre, il capitano dei Carabinieri di Anagni Alessandro Dell’Otto ed il comandante della stazione di Ferentino.
Marcinò, un Vescovo che unisce
La visita di Monsignor Marcianò non è stata solo un gesto istituzionale. È stata la dimostrazione che la leadership — civile o religiosa — non si impone, si offre. E che, in un tempo di disorientamento, a volte basta la presenza di un uomo che ascolta davvero perché una comunità ritrovi la direzione.



