La Regione guadagna credibilità grazie a conti più ordinati, investimenti in aumento e debito ridotto. La vera prova sarà mantenere il rigore senza ricadere nella tentazione di nuovo indebitamento.
Niente bollettini carichi di molte parole e di poca sostanza. Nessun annuncio denso di belle frasi e nessuna cifra. A certificare lo stati di salute dei conti della Regione Lazio è Moody’s cioè proprio una delle agenzie di rating che sull’affidabilità delle sue analisi ci basa la reputazione.
Moody’s ha alza il rating della Regione. Per gli appassionati delle cifre: è passato da Baa3 a Baa2 con outlook stabile. Il Lazio, a sentire l’agenzia, sembra aver imboccato la strada giusta. Numeri alla mano.
La revisione

La revisione del rating nasce proprio dai numeri, costruiti con pazienza dall’assessore al Bilancio Giancarlo Righini. Come la riduzione dell’indebitamento complessivo: nel Lazio è sceso dagli oltre 23 miliardi che la Giunta Rocca aveva ricevuto in eredità da Nicola Zingaretti agli attuali 21 miliardi. Sta funzionando la spinta agli investimenti data dal Pnrr e dai Fondi di Coesione (più di 14 miliardi che devono essere spesi entro il 2027).
Ha pagato la scommessa di non aumentare il livello di indebitamento: dal 2022 la spesa si finanzia in conto capitale: le risorse in più si recuperano dagli avanzi sulla spesa corrente. Non secondari poi sono la crescita dell’economia del Lazio superiore alla media nazionale. DE poi i conti della Sanità: sono tornati in positivo, come dimostra il surplus investito lo scorso anno di 153 milioni destinati ad infrastrutture e macchinari ospedalieri.
Detto in maniera più semplice: il debito regionale è sceso di due miliardi, gli investimenti crescono senza aumentare l’indebitamento, il PNRR e i fondi di Coesione portano ossigeno dove per anni c’erano tagli e rinvii. La sanità – storica zavorra della Regione – torna perfino in territorio positivo, con 153 milioni investiti in strutture e macchinari.
Non era scontato

Francesco Rocca – in un riflesso quasi pavloviano – ha definito il nuovo rating un “riconoscimento che rafforza la fiducia degli investitori”. Una frase che ogni governatore del dopoguerra avrebbe pronunciato, da Nord a Sud. Ma, per una volta, dietro la formula c’è qualcosa che somiglia a un merito politico prima che a un regalo delle circostanze. Non è poco. E non era affatto scontato.
La mossa più interessante è quella che arriva dal governo nazionale: con la manovra 2026 il Lazio potrà restituire allo Stato 13 miliardi del vecchio debito, abbattendolo a meno di 8. Un’operazione quasi chirurgica che consente alla Regione, a regime, di liberare 100 milioni l’anno per investimenti. Denaro vero, non promesse. E qui il giudizio di Moody’s – di solito avaro di elogi – diventa una sorta di certificato di buona condotta: la Regione “rimarrà impegnata all’equilibrio, sostenuta da maggiori trasferimenti fiscali”.
In altri tempi, un simile passaggio avrebbe acceso un dibattito sul ruolo dello Stato e sulla sostenibilità delle autonomie regionali. Oggi ci si accontenta di vedere un’amministrazione che, dopo anni di incertezze, riesce almeno a governare i numeri senza farsi travolgere dai numeri.
I debiti e la crescita

Naturalmente, non è tutto oro. Il Lazio resta una Regione fortemente indebitata, con una crescita sì superiore alla media nazionale ma pur sempre modesta. I consumi ristagnano, il peso del turismo compensa a fatica. E le future emissioni di debito – che Moody’s ora considera possibili – rappresentano una tentazione che la giunta Rocca dice di voler evitare, ma che resta lì, come un libero arbitrio finanziario sempre revocabile.
Eppure, se guardiamo la fotografia, il quadro complessivo è più ordinato di quanto ci si aspettasse a inizio legislatura. Rocca e il suo assessore Righini rivendicano rigore e responsabilità. Ed è vero: il disavanzo sanitario da oltre un miliardo è stato azzerato in un solo colpo. A molti sembrerà un miracolo contabile, ma Moody’s non ragiona in termini teologici. Ragiona sui flussi, sugli avanzi, sulla capacità amministrativa. E il suo giudizio dice che, al netto della propaganda, la Regione ha preso una direzione che i mercati considerano credibile.
La politica ha il vizio di celebrare come straordinari risultati che dovrebbero essere la normalità. Ma, in un Paese dove il normale spesso è già eccezione, conviene riconoscere che il Lazio sta provando a rientrare nell’alveo della buona amministrazione. Con luci, con ombre, con tutti i limiti del caso. Un rating non cambia la vita dei cittadini. Ma indica un percorso. E, per una volta, non è quello del declino che ci siamo abituati a leggere.



