Scontro politico ad Anagni sul nuovo impianto di stoccaggio del CSS. Il sindaco Daniele Natalia respinge le accuse del Pd, difende la correttezza dell'iter autorizzativo e ricorda che il primo progetto nacque nel 2016 con amministrazioni tutte di centrosinistra.
Un botta e risposta al veleno che combina dettagli tecnici, passaggi burocratici e una dose abbondante di sarcasmo politico. Con tanto di accuse di memoria corta per chi attacca oggi un progetto appoggiato a suo tempo.
Si sintetizza così l’ultimo scontro sulla gestione dei rifiuti ad Anagni, scatenato dalle polemiche del Partito Democratico attorno al progetto di un nuovo impianto di stoccaggio previsto nell’area industriale di Paduni. Di fronte alle accuse della minoranza, il sindaco Daniele Natalia ha deciso di non far decantare la polemica, rispondendo punto su punto al segretario cittadino dem, Francesco Sordo. Una risposta che ha alternato precisazioni giuridiche a punzecchiature dirette sullo stato di forma dell’opposizione al rientro dalle vacanze. (Leggi qui: Il PD rompe il silenzio: e l’amministrazione Natalia non risponde).
Procurato allarme

Nel merito del progetto, il primo cittadino ha chiarito fin da subito la natura dell’insediamento per smentire quello che ha definito un procurato allarme. L’attività prevista nel capannone industriale riguarda infatti esclusivamente lo “stoccaggio, e quindi in assenza di alcuna lavorazione, di materiale CSS già prodotto, tecnicamente filmato (imballato) con plastica bianca e destinato ai termovalorizzatori come combustibile“. Si tratta di circa 4.000 tonnellate annue di eco-balle e scarti plastici provenienti dal circuito COREPLA, gestiti all’interno di un iter autorizzativo rigoroso: “L’impianto è sotto procedura ex art 208 del Codice dell’ambiente (D.lgs 152/2006) e quindi sottoposto a conferenza di servizi prima dell’autorizzazione“.
In questo quadro il comune, ha chiarito Natalia, agisce nell’ambito delle proprie attribuzioni urbanistiche, senza margini per arbitri o dinieghi preconcetti. L’amministrazione “ha sicuramente valutato possibile l’esercizio di quella attività in una struttura industriale all’interno dell’area industriale. Rispondere negativamente vorrebbe dire fare un abuso d’ufficio“.
Resta ovviamente inteso che nessun avvio delle operazioni sarà comunque consentito senza il via libera definitivo su sicurezza e antincendio. Natalia ha rivendicato quindi la bontà dell’iniziativa, definendosi favorevole agli investimenti che creano lavoro nel rispetto delle regole.
Il veleno nella coda

Ma siccome il veleno è nella coda, Natalia ha fatto il punto sulla ricostruzione storica e politica dell’area di Paduni. Ricordando come l’operazione odierna sia il prosieguo di un percorso avviato nel 2016 con la Tecno Riciclo Ambiente srl (autorizzata per 7.000 tonnellate di CSS). Un progetto che all’epoca vide il placet compatto di una filiera istituzionale interamente targata PD: dal Comune a guida del sindaco Fausto Bassetta alla Provincia del presidente Antonio Pompeo, fino alla Regione governata da Nicola Zingaretti ed al Consorzio ASI di Francesco De Angelis.
Di qui la chiusa al curaro del sindaco, rivolto direttamente al segretario cittadino del PD: “io nel bene e nel male resto coerente sia in opposizione che in maggioranza nel plaudire per gli investimenti sul territorio (nel rispetto assoluto delle norme), tu non hai perso il vizio di essere una volta prete e una volta sagrestano a seconda del momento e delle convenienze politiche“.



