La strategia del leader di Italia Viva che “picchia” solo Meloni & co. E che lo fa con lo scopo di massimizzare carisma sui riformisti
George C. Patton era un’iradiddio di soldato e, al netto di certe sue ruvidezze certificate, aveva un dono. Che no, non era quello di una aggressività tattica probabilmente finora ineguagliata, ma quello di avere una visione strategica.
La tattica è quella che ti fa vincere le battaglie, con la strategia ci vinci le guerre. E una volta, nel 1945, con Berlino conquistata e divisa a mezzo coi sovietici di Zukov, Patton guardò dritto negli occhi “Ike” Eisenhower e gli disse cose.
Cose come questa: “Basta crucchi sconfitti, il vero nemico adesso sono loro. Tu dammi due armate, carburante sufficiente e carta bianca ed io te li ricaccio a ditate negli occhi nelle loro steppe”.
Matteo come George?
Ecco, nessuno si sognerebbe mai di equiparare il butirroso Matteo Renzi al coriaceo generale a tre stelle texano, ma spesso certe strategie riemergono anche nelle menti e negli intenti di chi non deve necessariamente salvare il mondo dal socialismo reale, ma semplicemente scavarsi una nicchia di sopravvivenza politica.
Nicchia che passa per la scelta del Leader di Italia Viva di aver individuato uno ed un solo “nemico”, di picchiare come un fabbro solo sui suoi reni e di ignorare, del tutto o quasi, Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle.
Perché Renzi ha deciso di non usare la sua proverbiale verve polemica contro il suo ex partito e contro quello che è più antitetico alle sue idee?
Italia Viva vs Fratelli d’Italia

A bene vedere i punti di contatto tra Italia Viva e Fratelli d’Italia non sono moltissimi ma neanche del tutto assenti. Così come le grane di dem a trazione Elly Schlein e pentastellati a trazione Giuseppe Conte sono evidenti.
Basti pensare all’accordo per le regionali in Toscana, dove Eugenio Giani ha praticamente promesso a Paola Taverna che l’odiato (dal M5s) rigassificatore di Piombino non sarà materia di scontro tra alleati. Eppure Renzi ha deciso di picchiare duro solo su Governo e Giorgia Meloni.
Possiamo parlare di una rivoluzione cartesiana degli intenti di un personaggio noto per essere bravo e vocato a far saltare ogni banco?
I silenzi tattici di un ex premier
E quei silenzi quasi sfrontati sulle zoppie di partiti sui quali Renzi dovrebbe avere una carica “politico-emotiva” più forte che mai, da cosa derivano? C’è un dato cardinale sul quale riflettere: quando Renzi ritiene che il volume debba essere basso al punto da rasentare il silenzio non sta agendo per contemplazione empatica, ma per strategia.

Il leader di Italia Viva ha addirittura messo da parte un suo atavico pallino, quello della politica estera in cui si picca di avere più skill della media, perfino contro due partiti (dem e M5s) che proprio su quello scacchiere hanno palesato le posizioni più ambigue i primi e massimaliste i secondi.
E il motivo? Lo scopo attuale, quello imprescindibile, è evitare che Giorgia Meloni faccia un bis al Palazzo Chigi che le sia di viatico successivo per il Quirinale.
Meloni da affondare
E siccome in ordine alle cose “del Colle col torrino” Renzi è sempre stato ago della bilancia lui si sente investito da una sorta di “mission”. Ma sbaglierebbe chi volesse considerare l’intento del senatore ed ex premier ammantato di sacralità ideale.
No, Renzi ha in mente un’altra cosa. I suoi, quelli del suo partito, sono numeri da prefisso telefonico, e l’unità de centrosinistra è presupposto cardinale per provare a battere il destracentro (e tenere a galla le sue sorti politiche personali).
Perciò per ottenere i due scopi – tenere unita una coalizione con “fusione a freddo” e prendersi le simpatie degli elettori del csx riformista – Renzi ha scelto.
Il vero target: i riformisti

Scelto di picchiare duro solo su un unico punto, sperando che nel frattempo l’ala riformista del Nazareno possa dare un mezzo scacco matto al massimalismo di Elly Schlein.
E creare i presupposti per un “ritorno di fiamma” con lui, che dei riformisti 2.0 italiani è un po’ il “Padre putativo”.
Come Patton ma senza l’elmetto, che smise di guatare i tedeschi e guardò avanti, disegnando il mondo che sarebbe venuto prima ancora che si materializzasse.



