Né Schlein, né Meloni: il campo largo 3.0 lo ha fatto Mastrangeli a Frosinone

Mentre a livello nazionale la premier ad Atreju ha provato a creare una convergenza di dialogo ed Elly non trova la quadra nel centrosinistra, il sindaco del capoluogo ha battuto tutti sul tempo creando un blocco trasversale che lo ha blindato malgrado le fibrillazioni della maggioranza. E se nel 2027 il centrodestra non si ricompatterà, Riccardo è pronto a sdoganare il nuovo assetto civico

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Qualcuno rifletteva tra i corridoi di Palazzo Munari mentre i riflettori nazionali erano puntati sulla kermesse di Atreju, con fiumi di inchiostro versati per analizzare la mossa della Premier Giorgia Meloni capace di portare sul palco avversari storici e creare un’inedita convergenza di dialogo.

Tutti giustamente a celebrare il successo politico della Premier, e a dire che “il vero Campo Largo l’ha fatto la Meloni e non la Schlein”. Ma la verità, per chi conosce la politica del capoluogo, è che Roma stavolta è arrivata tardi. Il copyright del Campo Largo 3.0, quello vero, pragmatico, talvolta cinico e squisitamente amministrativo, appartiene al Sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli.

Mettendo da parte l’ipocrisia del politically correct, la maggioranza che oggi regge il sindaco ha ormai poco a che fare con la foto di famiglia del centrodestra scattata a giugno del 2022. Quella foto è ormai sbiadita.

Assetto variabile

Il Consiglio comunale di Frosinone

La realtà odierna racconta di un assetto fluido, gassoso, dove le etichette dei partiti del centrodestra (Lega, Forza Italia, FdI) contano meno delle “affinità elettive” personali.

Mastrangeli, con la pazienza del farmacista che dosa il bilancino, ha blindato la sua maggioranza grazie a un mix di civici di tradizione progressista, moderati di sinistra e figure che, fino a qualche mese fa, sedevano convintamente dall’altra parte della sala consiliare.

Non è un ribaltone, è un’osmosi. Un equilibrio che, tra ingressi e uscite, ha portato la coalizione a quota 17 consiglieri, garantendo al primo cittadino una stabilità, anche in prima convocazione, che fino a poche settimane fa sembrava una mission impossible. Mastrangeli ha saputo trasformare la fragilità in opportunità.

Fattore “M”

Ma il vero capolavoro tattico di Mastrangeli è il fattore M: Marzi. L’ex sindaco del PD Domenico Marzi, l’avvocato, il “padre nobile” del centrosinistra frusinate. E oggi del Consiglio comunale, di colui che quando prende la parola, cattura l’attenzione di tutta l’aula.

L’ex sindaco Domenico Marzi

Mentre il PD ufficiale cerca con enorme fatica di fare opposizione dura, la realtà è che Mastrangeli ha goduto fino ad oggi e con molta probabilità sarà così fino al termine della consiliatura, di una sorta di sostegno indiretto, o quantomeno di una “non belligeranza” strategica, da parte del gruppo consiliare (tranne Mario Papetti) che fa riferimento a Marzi.

E che potrebbe mettere a disposizione del Sindaco tra qualche settimana, anche uno o addirittura due consiglieri, investiti di qualche delega. Così tanto per rafforzare ulteriormente la maggioranza.

Un appoggio felpato, ma politicamente pesantissimo, che si manifesta nelle presenze/assenze strategiche in aula, o astensioni, altrettanto strategiche, al momento del voto. Non è una sorta di Patto del Nazareno rivisto, ma qualcosa di più sottile, più arguto, anche più politicamente intelligente.

Un “unicum” in Italia

Di certo è l’assicurazione sulla vita che fino ad oggi ha permesso a Mastrangeli di dormire sonni tranquilli, anche quando i “malpancisti” della sua stessa maggioranza hanno provato a metterlo in difficoltà.

Anselmo Pizzutelli, leader dei malpancisti (Foto: Massimo Scaccia)

La situazione a Frosinone è paradossale e probabilmente costituisce un unicum in Italia: c’è un Sindaco eletto dal centrodestra che governa con un modulo, a geometria variabile, che farebbe invidia alla vecchia Democrazia Cristiana, accademia delle alleanze (sulla carta) impossibili, creando un laboratorio politico che va oltre gli schemi tradizionali.

Verso le elezioni del 2027

E se Fratelli d’Italia, stanca di dover ingoiare “bocconi amari” e di vedere il proprio peso specifico, certamente importante sia dentro che fuori l’aula consiliare,  diluito nel “civismo trasversale mastrangeliano”, decidesse tra 18 mesi di rompere gli indugi e puntare su un proprio candidato identitario, cosa accadrebbe a Frosinone?

Il gruppo FdI al Comune di Frosinone

La risposta è piuttosto semplice: verrebbe sdoganato ufficialmente il Campo Largo Mastrangeliano 3.0. Un blocco civico trasversale, che va da una parte del centrodestra, ai delusi del centro sinistra, ai nuovi moderati di Marzi, tutti uniti nel nome del pragmatismo amministrativo, contro i partiti tradizionali.

Un modello che, piaccia o meno, intercetta un sentimento diffuso: la stanchezza verso gli steccati e la voglia di soluzioni concrete. Il campo largo non è un’idea, ma una tecnica di governo. Winston Churchill diceva: “L’opposizione occupa i banchi davanti a te, ma il nemico siede dietro di te”.

Mastrangeli sembra aver interiorizzato questa massima alla perfezione. Ha capito che per sopravvivere al fuoco amico di alcuni partiti che lo hanno eletto, doveva costruirsi una scialuppa con i pezzi presi in prestito dagli avversari.

Una pratica amministrativa

Ely Schlein e Giorgia Meloni

Quindi mentre a Roma la Schlein cerca, senza trovarla, la quadra e la Meloni trionfa ad Atreju, a Frosinone il “Campo Largo” non è una teoria politica: è una pratica amministrativa quotidiana. Un ibrido strano, forse sgraziato per i puristi, ma tremendamente efficace per la sopravvivenza.

Se la politica è l’arte del possibile, Riccardo Mastrangeli ne è diventato l’artista locale più raffinato. Resta da vedere se, nel 2027, questo schema ibrido piacerà ancora agli elettori, o invece saranno orientati verso una coalizione in purezza. Di centro destra o centro sinistra.

Nel frattempo, il laboratorio Frosinone ha battuto tutti sul tempo.