Nel Pd è l’ora della Pax, dura Pax sed Pax

Dura Pax Sed Pax, i segnali mandati da Claudio Mancini a margine della Festa del Cinema dopo avere visto l'anteprima del film su Berlinguer. Ci sono margini per una strategia di avvicinamento. Che superi le attuali tensioni. Passa per il Campidoglio, gli assetti interni, le Regionali nel Lazio. Manovra di recupero verso Mattia. De Angelis potrebbe restare al Regionale.

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Pax, Dura Pax, sed Pax: giurano di averglielo sentito dire ieri sera nel corso di una cena ristretta, dopo avere visto alla Festa del Cinema l’anteprima del docufilm su Enrico Berlinguer. Claudio Mancini, il grande tessitore delle alleanze intorno al sindaco di Roma ha riassunto con una sola frase una giornata tumultuosa. Quella che ha fatto seguito all’annuncio di rimpasto lampo nella squadra di governo e nella macchina del Campidoglio, portando tra gli altri Massimiliano Smeriglio in Giunta nel prestigioso ruolo di assessore alla Cultura ed Albino Ruberti in squadra come Capo Segreteria.

Un riassetto che ha scatenato reazioni: dentro al Pd e dentro al polo Progressista. Dove più di qualcuno non l’ha letta come un’operazione per allargare la maggioranza e lanciare la lunga marcia verso la ricandidatura e la rielezione del sindaco Roberto Gualtieri. Tempono l’esatto opposto: un’operazione per blindare la componente Rete Democratica dei manciniani. (Leggi qui: Prima il rimpasto, poi il doppio terremoto).

Il brocardo di Mancini

Foto © Imagoeconomica

La frase che giurano abbia detto Mancini è la rielaborazione di un brocardo romano: Dura lex, sed lex, significa che anche se la legge è severa rimane comunque una legge, se si vuole avere il Diritto che disciplina la vita delle persone e delle cose bisogna accettare di avere anche alcune leggi dure.

Nella rielaborazione di Claudio Mancini, il rimpasto lampo compiuto dal sindaco Gualtieri sarà stato ruvido nelle forme ma nella sostanza è il presupposto intorno al quale è possibile ricostruire la pace all’interno del Partito Democratico romano e del Lazio. Una sorta di ‘percorso obbligato’ sul quale incamminarsi per ricomporre l’unità.

Goffredo Bettini (Foto: Andrea Di Biagio © Imagoeconomica)

Per comprendere il punto di partenza, il percorso ed il punto di arrivo bisogna ricordare un dato. Che nel Lazio il Partito Democratico fa riferimento in sostanza a due correnti di pensiero, una più laica e socialista (Rete Democratica, guidata dall’onorevole Claudio Mancini, figlio dello storico dirigente Pci del Lazio Emilio) che vede Goffredo Bettini come ‘padre nobile‘ di un rassemblament della sinistra. Ed una più vicina al cattolicesimo democratico (AreaDem, guidata dall’ex ministro Dario Franceschini e nel Lazio da Daniele Leodori). Quando sono in sintonia il Pd vince sia al Comune di Roma e sia alla Regione Lazio: il problema è che spesso faticano a trovare un equilibrio.

In questa fase si trovano oggi Rete Democratica ed AreaDem. Le parole attribuite a Claudio Mancini indicano la volontà di costruire una pace su un equilibrio che tenga tutto insieme. Un sentiero che parte dall’accordo per la rielezione di Roberto Gualtieri a sindaco di Roma e prosegue con l’assedio alla Regione Lazio dove – altra frase attribuita a Mancini “il centrodestra sta già in coma”.

Riequilibrio globale

Francesco De Angelis e Daniele Leodori

Il Dura Pax di Mancini traccia una linea di asestamento intorno a Gualtieri per costruire il percorso verso la rielezione ma passa anche su un riaccodo del gruppo dirigente regionale. Francesco De Angelis potrebbe lasciare la presidenza regionale del Pd se accettasse la proposta partita dal basso di candidarsi al Congresso in cui si eleggerà il Segretario provinciale. Altrettanto però potrebbe essere necessaria una sua permanenza nel ruolo Regionale attuale: come figura di equilibrio. Le frizioni emerse ieri con il clamoroso sfogo della deputata regionale Eleonora Mattia ne sono una dimostrazione. Ma è già partita la manovra di recupero della Consigliera: Claudio Mancini ha detto pubblicamente ieri sera che “al di là della vicenda infelice, Eleonora Mattia rimane la migliore e più preparata consigliera dell’opposizione in regione Lazio”.

Salvatore La Penna

Vero che il Segretario Leodori è di AreaDem e De Angelis al momento di essere eletto presidente stava con Rete Democratica, il suo passaggio con Leodori squilibra l’intesa. Ma il Dura Pax potrebbe prevedere anche la permanenza di una figura d’esperienza ed equilibrio in quel ruolo. I rumors rivelano che se Francesco De Angelis dovesse concorrere al Congresso Provinciale il suo posto a Roma verrebbe preso dal consigliere regionale pontino Salvatore La Penna. Ma se dovesse emergere che De Angelis è strategico nel ruolo di presidente del Pd regionale, oggi questo può essere prioritario rispetto al resto. A quel punto, se è vera la logica del Dura Pax, l’area Mancini potrebbe individuare altri elementi di compensazione.

Perché in questa fase i manciniani sono concentrati sulla Capitale ed esprimendo il sindaco di Roma va da sé che non aspirano a condizionare le dinamiche della Regione Lazio.

Il ruolo di Smeriglio

Massimiliano Smeriglio

La chiave di lettura del Dura Pax Sed Pax ci sta se si esce dalla rigida lettura per componenti. Come ha provato a far capire nelle ore scorse il sindaco Roberto Gualtieri, assumendosi l’intera responsabilità dell’operazione di rimpasto ed esonerando da qualsiasi interferenza politica Claudio Mancini.

Al tempo stesso, una lettura analoga viene data dagli ambienti di Massimiliano Smeriglio. Anche lì leggono il rimpasto lampo come un’operazione per allargare il campo e lanciare la sfida alle Comunali di Roma 2027 sull’onda del movimento trasversale che si è creato, non la leggono come un’operazione di palazzo.

Lo si comprende ancora meglio se si parte dalla considerazione che Smeriglio a Roma è Smeriglio. E lo è a prescindere da Sinistra Italiana o dai Verdi. Si è candidato nelle liste di AVS alle Europee proprio perché è Smeriglio e porta un valore aggiunto in termini di consenso e preferenze.

Fratoianni sapeva

Filiberto Zaratti (Foto: Francesco Benvenuti © Imagoeconomica)

Nelle ore scorse Filiberto Zaratti aveva disconosciuto l’operazione. Dagli ambienti di Smeriglio spiegano che è proprio in virtù di una lettura errata e basata sul correntismo. Zaratti è deputato di Alleanza Verdi Sinistra e coordinatore regionale di Europa Verde. Ieri ha detto che “Il rimpasto di giunta non è stato concordato con noi, in alcun modo. La lettura in base alla quale Smneriglio sarebbe un rappresentante dell’Alleanza Verdi Sinistra è sbagliata perché non è un dirigente di Avs».

Nicola Fratoianni, Eleonora Evi e Angelo Bonelli (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

L’assessore designato non risponde. Ambienti vicini a lui assicurano che le lamentele di Zaratti andrebbero indirizzate da un’altra parte. Dove?A Fratoianni: è stato informato prima della nomina dallo stesso Smeriglio. Se poi hanno problemi di dialettica interna non è corretto scaricare la questione su Smeriglio e meno ancora sul sindaco di Roma e l’alleanza”.