Niente Ue per Abbruzzese (per ora): “Resto sul territorio, la sicurezza si fa qui”

Dal Decreto Sicurezza alle zone rosse rafforzate, Mario Abbruzzese rilancia l’azione della Lega nel Lazio. «Meno polemiche, più fatti». Sul caso Vannacci: guardare avanti e rispondere alle paure reali delle persone.

No, non mi dimetto da europarlamentare: i voti sono miei! E chissà perché questa zelante richiesta nei miei confronti non è stata fatta nei confronti dei parlamentari Minardo, Bellomo, Pierro e Bergamini che, solo negli ultimi 12 mesi, hanno lasciato la Lega approdando in altri Partiti? L’ho detto da subito, è una questione di valori, principi, ideali e, soprattutto, di coerenza“. Lo ha scritto sui social l’eurodeputato Roberto Vannacci che martedì ha lasciato la Lega. Il paradosso vuole che a non chiedergli di dimettersi sia stato l’uomo che da tre anni vive con il trolley pronto sul letto: se un leghista dell’Italia Centrale lascia Bruxelles tocca a Mario Abbruzzese andare su quel seggio.

Mario Abbruzzese

Ex presidente del Consiglio regionale, Segretario Organizzativo della Lega nel Lazio, Abbruzzese è il Segretario delle 10mila tessere leghiste nella regione con Roma al suo interno. Alle dimissioni di Roberto Vannacci non ci ha pensato nemmeno un secondo: Matteo Salvini durante una videocall con la convention annuale dell’assessore Pasquale Ciacciarelli gli ha chiesto di raddoppiare i tesserati e passare a 20mila nel 2026. E poi ci sono le Comunali dietro l’angolo, a Frosinone i Fratelli d’Italia assediano ormai da mesi il sindaco di indicazione leghista Riccardo Mastrangeli. Abbruzzese lo considera, dice lui, un incarico che non ammette distrazioni.

A questo si aggiunge il dibattito sulla sicurezza. Il nuovo Decreto Sicurezza è il perno di un tour politico che attraverserà il Lazio e che punta dritto a un messaggio: meno ideologia, più protezione concreta.

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Segretario Abbruzzese, partiamo dal Decreto Sicurezza. Lei lo definisce “una rivoluzione di buon senso”. Perché?

Perché finalmente la politica smette di girare attorno ai problemi e li affronta. La sicurezza non è uno slogan: è il diritto di tornare a casa tranquilli, di portare i figli a scuola, di salire su un treno senza paura. Questo decreto rimette al centro la vita reale delle persone.

Uno dei punti più discussi riguarda le Forze dell’Ordine.

Ed è il punto più giusto. Chi difende lo Stato non può essere lasciato solo. Bloccare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per chi ha agito correttamente è una norma di civiltà. Non è uno scudo per chi sbaglia, è una tutela per chi fa il proprio dovere.

Nel decreto c’è una stretta netta sulla microcriminalità.

Era necessaria. Il borseggio torna perseguibile d’ufficio, senza costringere la vittima a una querela che spesso non arriva. È una scelta di realismo: se lo Stato vede un reato, interviene. Punto.

Un carro Lince dell’Esercito davanti alla stazione Termini
E la cosiddetta “norma antimaranza”?

Qui entriamo in un terreno delicato ma fondamentale. Non è repressione cieca, è prevenzione. Ragazzi di 12 o 13 anni allo sbando non sono un destino: sono un fallimento educativo. Gli ammonimenti, le responsabilità genitoriali, le sanzioni servono a rimettere dei paletti prima che sia troppo tardi.

Molto spazio anche alla violenza urbana.

Sì. Daspo urbano rafforzato, stop alla vendita di lame ai minori, più strumenti ai sindaci e ai prefetti. Le città non possono essere zone franche per i violenti. Parchi, stazioni, centri storici devono tornare a essere luoghi normali.

Lei parla spesso di “zone rosse rafforzate”.

Perché funzionano. Bloccare preventivamente i facinorosi noti durante eventi pubblici significa evitare tragedie, non limitare libertà. Ogni provincia del Lazio deve poter usare questi strumenti, da Frosinone a Viterbo.

A destra il prefetto Ranieri
Non a caso il vostro Segretario di una città come Cassino, la seconda in provincia di Frosinone, ha sollecitato l’applicazione del protocollo Strade Sicure con l’impiego dell’Esercito nelle strade. (Leggi qui: Sicurezza, lo scontro si accende: Lega all’attacco, Vizzaccaro risponde).

Bene ha fatto. Se ci sono problemi straordinari, anche a causa di una politica che a livello locale sottovaluta il problema, occorre pensare a soluzioni straordinarie.

È un caso che l’indomani il prefetto Ranieri, proprio a Cassino, abbia annunciato l’avvio dell’iter per vedere l’Esercito in strada? (Leggi qui: Il prefetto Ranieri: “Cassino merita più sicurezza e il presidio dell’Esercito”).

Significa che abbiamo visto nella direzione giusta, abbiamo proposto la cosa giusta, si sta applicando la risposta giusta.

Veniamo al nodo politico. Il caso Vannacci. Se si fosse dimesso dall’Europarlamento, lei sarebbe subentrato.
Roberto Vannacci

Guardi, glielo dico con franchezza: tempo scaduto per le polemiche. Il Paese non vive di retroscena. Ogni minuto speso a discutere di Vannacci è un minuto sottratto ai problemi veri.

Quindi nessun rimpianto?

Nessuno. Io guardo avanti. La mia priorità è la tutela della nostra gente, non le diatribe interne. La Lega deve stare dove serve: nelle strade, nei quartieri, nei territori.

La Lega sta compiendo un toru nel Lazio, che messaggio intende lanciare?

Uno solo: meno dibattiti teorici, più fatti. La sicurezza non è di destra o di sinistra. È una responsabilità. E io intendo esercitarla fino in fondo.

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