Niente voto anticipato, ma effetti locali: Frosinone 2027 guarda il calendario

Il governo esclude elezioni anticipate, ma lo scenario nazionale pesa già su Frosinone. Tra centrodestra diviso, centrosinistra incerto e incognita Gen Z, le Comunali 2027 si giocano anche sugli equilibri romani.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Una settimana dopo il disastro referendario sulla Giustizia, la linea è univoca e ripetuta come un mantra da ogni angolo del Governo: nessuno pensa a elezioni anticipate. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo in videocollegamento con il Forum della cucina italiana a Manduria. Lo ha ribadito il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida già domenica , escludendo categoricamente le urne anticipate e dichiarandosi «a disposizione» per un eventuale rimpasto, reso necessario dalle dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè. Lo ha blindato Matteo Salvini, con la perentorietà che gli è propria: «Il governo tira dritto e arriva a fine legislatura senza nessun dubbio e senza nessun tentennamento».

Persino Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione europea, ha liquidato la domanda sulle elezioni anticipate con un secco e olimpico «È stato un piacere» — il che, nel lessico della politica italiana, equivale a un muro di gomma elegantemente rivestito di seta brussellese.

Il segnale è chiaro: il centrodestra non intende trasformare una sconfitta referendaria in una crisi di governo.

Frosinone 2027: l’effetto domino sulle comunali

Se si votasse a ottobre 2026, le comunali di Frosinone arriverebbero pochi mesi dopo, nella primavera 2027. Cosa succederebbe nel capoluogo? L’anticipo probabilmente non sarebbe neutro.

Il primo effetto sarebbe quasi automatico: meno spazio per le divisioni nel centrodestra. Un eventuale traino nazionale del centrodestra a ottobre potrebbe spingere verso la ricomposizione del quadro anche a Frosinone nel 2027. Ma le dinamiche locali spesso seguono logiche autonome. «Ogni politica è locale», diceva Tip O’Neill. A Frosinone questa massima vale doppio.

Votare insieme a livello nazionale, con simboli di FdI, Lega e FI compatti a sostegno della coalizione, renderebbe molto più difficile – politicamente imbarazzantepresentarsi divisi nel capoluogo l’anno successivo. Il messaggio agli elettori sarebbe evidentemente contraddittorio.

Eppure, la frattura nel centrodestra a Frosinone esiste, eccome. A Palazzo Munari, i Consiglieri azzurri Pasquale Cirillo e Maurizio Scaccia sono ormai «aventiniani» di professione, radicalizzati in un’opposizione che non fa sconti al sindaco. Se il centrodestra unito a ottobre dovesse brindare ancora alla vittoria, come potrebbe FI a Frosinone giustificare, dodici mesi dopo, di sostenere un sindaco diverso da quello sostenuto dalla Lega e da FdI?

La coerenza in politica è un lusso, certo, ma il rischio di apparire schizofrenici davanti all’elettorato è piuttosto alto. Però, per come si sono messe le cose, immaginare gli azzurri a chiedere il voto per Riccardo Mastrangeli tra un anno è piuttosto complicato. Perché la frattura, oltre che politica, è anche personale.

Mastrangeli, Scaccia e il rebus Vannacci

Intanto, se il centrodestra dovesse tornare a vincere le politiche, confermando il sondaggio della Ghisleri, il sindaco uscente del capoluogo, Riccardo Mastrangeli, potrebbe cercare di cavalcare l’onda lunga di un successo nazionale del centrodestra, equiparando il «buon governo» nazionale a quello locale. La narrazione sarebbe chiara: continuità, stabilità, filiera istituzionale. Un messaggio semplice, ma spesso efficace.

Antonio Scaccia (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

C’è poi la variabile Antonio Scaccia. Il vicesindaco, politico di lungo corso e dal fiuto sopraffino, ha scommesso già dalla prima ora sul «Mondo al Contrario» del Generale Roberto Vannacci. Se il movimento Futuro Nazionale dovesse correre da solo alle politiche di ottobre 2026 – le stime lo danno al 3,1%, sulla soglia – Scaccia si troverebbe a fare campagna elettorale contro i suoi stessi alleati di giunta.

Sostenere un leader che sfida la Lega a livello nazionale e poi, sei mesi dopo, chiedere i voti per un sindaco della Lega a Frosinone, richiede un equilibrismo politico che nemmeno i trapezisti del Cirque du Soleil hanno mai raggiunto. Non sarebbe politicamente impossibile, ma neanche indolore.

Il centrosinistra e il nodo della coerenza

Per il centrosinistra nel capoluogo, il discorso è speculare. Se il Campo largo trovasse la quadra a livello nazionale e riuscisse addirittura a vincere le elezioni – considerando lo scarto minimo con il centrodestra, secondo la Ghisleri –, come si giustificherebbe poi una pluralità di candidature a sindaco nel 2027, che di fatto spaccherebbero ancora una volta la coalizione a Frosinone?

Il Segretario del Pd di Frosinone, Stefano Pizzutelli

In quel caso, la sconfitta potrebbe essere data per certa, dopo 15 anni di batoste. Il referendum ha mostrato un centrosinistra ancora incompiuto, con difficoltà nel trovare una sintesi politica. Se si trova a Roma, come si fa a non trovarla a Frosinone?

E qui torna utile una riflessione di Norberto Bobbio: «Il problema della sinistra non è vincere, ma restare unita quando può farlo».

La Generazione Z: l’ago della bilancia

Esiste poi un ulteriore fattore dirompente, e spesso sottovalutato, sia a livello nazionale che locale: il voto della Generazione Z. I nati tra il 1997 e il 2012, i diciottenni di oggi, hanno partecipato al referendum sulla giustizia con un’affluenza del 67%, e ben il 58,5% di loro ha votato «NO», allineandosi al centrosinistra.

Come ricorda il noto principio storiografico, la storia non si ripete sempre allo stesso modo; e questo dato non è affatto trascurabile, neanche per Frosinone. La politica dovrà imparare a parlare a questa fetta di elettorato, capace di influenzare gli equilibri.

La Generazione Z questa volta ha inciso

I ragazzi della Gen Z non rispondono alle vecchie logiche delle tessere e delle ideologie. Sono sensibili ai temi civili, ai conflitti internazionali e alla coerenza comunicativa. Chi riuscirà a intercettare questo flusso, attraverso nuovi linguaggi spesso veicolati sui social, probabilmente vincerà le elezioni: sia le politiche che le comunali di Frosinone.

Quel 58,5% di «NO» è un segnale che la politica tradizionale, sia a destra che a sinistra, non può ignorare. Non sarebbe politicamente impossibile cavalcarlo, ma richiede coraggio e innovazione di linguaggio.

Libertà di manovra e vincoli di coalizione

Foto © Andrea Apruzzese

L’anticipo delle elezioni politiche in autunno non sarebbe affatto una circostanza neutra per le comunali di Frosinone del 2027: costringerebbe tutti a rinunciare a un pezzetto della propria libertà di manovra locale, in nome di una disciplina di coalizione nazionale.

Il centrodestra potrebbe arrivare più compatto, ma con tensioni interne irrisolte. Il centrosinistra rischierebbe di presentarsi ancora una volta diviso, proprio mentre a livello nazionale potrebbe vivere un momento favorevole. La Generazione Z potrebbe essere l’ago della bilancia.

Si tratta ovviamente di ipotesi coniugate al modo condizionale, valide per il voto alle politiche anticipato in autunno. Ma se è vero che il futuro è incerto, «la politica è l’arte di renderlo un po’ meno opaco».