L’assessore Maria Paola D'Orazio celebra 93 milioni PNRR come se fossero merito suo. Ma i dati ufficiali parlano chiaro: al Comune spetta molto meno. Il resto è di scuole, Asl, aziende e condomini.
Non è uno sgambetto. È uno scivolone. Non è un complotto o un tranello ordito dalle opposizioni. Non c’è l’ombra di un sabotaggio politico. È, molto più semplicemente, un clamoroso scivolone comunicativo, quello compiuto dall’assessore Maria Paola D’Orazio del Comune di Sora. In questi giorni si è affrettata a celebrare, con toni da bollettino trionfale, i fondi del PNRR attribuiti al territorio. Ma i numeri non erano quelli giusti: sono stati confusi i milioni dati al Comune con i milioni ottenuti da tutti gli altri soggetti con sede nel Comune.
Piccola ma gigantesca

Dietro i numeri sbandierati – “29,7 milioni per 94 progetti” – si nasconde un errore grossolano: la confusione tra i fondi ottenuti nel Comune di Sora e quelli ottenuti dal Comune di Sora. Una differenza minima dal punto di vista linguistico, ma sostanziale, gigantesca, sul piano politico. (Leggi qui: Fondi PNRR: ecco dove sono andati i soldi in Ciociaria con una sorpresa).
Perché se davvero il Comune avesse intercettato 29,7 milioni di euro, si sarebbe potuto parlare di una macchina amministrativa super efficiente, capace di progettare, programmare, portare a casa risultati straordinari. In realtà la cifra reale, quella che spetta agli uffici comunali e alla loro progettualità, non supera i 9 milioni. Una somma molto più modesta, che colloca Sora – dati OpenPNRR e IFEL alla mano – nella fascia media della classifica provinciale. Non in quella di eccellenza.

Il resto, quei milioni evocati a lettere cubitali, appartengono ad altri soggetti: imprese private, istituti scolastici, condomini, l’Asl, l’Aipes. Che hanno la sede nel territorio di Sora ma sono loro ad esserseli procurati e non il Comune. Realtà che hanno partecipato, vinto e ottenuto fondi grazie a proprie competenze e capacità progettuali. Nulla a che vedere con i meriti della Consigliera delegata Maria Paola D’Orazio, che pure si è intestata i risultati con un comunicato roboante.
I numeri
Tra i finanziamenti di cui il Comune si è erroneamente preso il merito ci sono aziende private. Come nel caso dei fondi ottenuti da imprese locali (85mila euro per una Srl, 38mila per un Centro Diagnostico) e condomini privati (218mila euro). Ci sono i progetti vinti in piena autonomia dagli istituti scolastici:
- Istituto Comprensivo Primo: 93mila €,
- Istituto Comprensivo Secondo: 82mila €,
- Istituto Istruzione Baronio: alcune centinaia di migliaia di euro.
Nell’elenco sono finiti anche i finanziamenti milionari ottenuti dall’ASL per la medicina territoriale per oltre 2 milioni di euro e dall’AIPES per oltre 4 milioni di euro.
La frusta di Bruni

È qui che entra in scena la critica dell’ex responsabile ai Lavori Pubblici, Massimiliano Bruni. È lui ad avere ripassato i conti ed avere scoperto l’errore della delegata Maria Paola D’Orazio. Ha verificato le cifre, controllato i dati del Pnrr, incrociato le residenze: accertato la magagna. E non ha esitato a bollare l’operazione come l’ennesima “bugia” dell’amministrazione. Dopo le polemiche delle settimane scorse sugli importi della TARI, Bruni dice che ora tocca al PNRR: “Il sindaco ha falsificato i dati, attribuendosi meriti non suoi e offendendo l’intelligenza dei cittadini. È ora di dire basta: chieda scusa”.
Parole dure, che possono apparire animate dall’acredine di chi sta all’opposizione. Ma il nodo non è politico, è aritmetico. I numeri non sono opinabili ed i portali ufficiali lo dimostrano: al Comune spettano poco meno di 9 milioni. Gli altri appartengono a chi ha lavorato, scritto progetti, superato bandi. Sora città sì, Comune no.
E qui sta lo scivolone: intestarsi meriti altrui non è un peccato mortale. Ma è una leggerezza grave, perché mina la credibilità dell’amministrazione già sfiorata dalle contestazioni sulla trasparenza per la Tari. Trasformare i dati in propaganda può regalare un titolo in più ma rischia di costare fiducia in meno. Sicuramente non è stato fatto apposta: ma non è meno imbarazzante.



