Nonostante il Pd

Nonostante il Pd, i quadri dirigenti della provincia di Frosinone stanno facendo campagna elettorale per tutti i candidati Dem alle Europee. La politica neocoloniale scelta per la Ciociaria. La volontà di non pacificare Pompeo. Le liti in atto.

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Nonostante il Partito Democratico… Il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, Coordinatore dei sindaci Pd è stato a Frosinone nelle ore scorse per incontrare gli amministratori locali. Il deputato ed ex Governatore del Lazio Nicola Zingaretti lo farà venerdì sera a Pico nell’agriturismo Vammartino. Mentre il sindaco di Firenze Dario Nardella ha la tappa in agenda nei prossimi giorni. Tutti e tre sono candidati alle elezioni Europee di giugno. Soltanto ai tempi della peggiore Democrazia Cristiana la provincia di Frosinone è stata costretta ad assistere ad una simile parata di truppe coloniali.

Giulio Andreotti faceva eleggere qui i sui fidatissimi Claudio Vitalone e Franco Evangelisti che era romano ma almeno aveva natali ad Alatri. Il Partito Socialista mandò a farsi eleggere con i voti sicuri dei Compagni ciociari il papà del nuovo Codice Penale Giuliano Vassalli candidato al Senato nel collegio di Sora-Cassino. Nemmeno il Pci badava tanto al territorio: in quello stesso collegio elesse il senatore romano Roberto Maffioletti.

Poco alla volta la gente smise di andare a votare.

La lezione dimenticata

Giulio Andreotti e Claudio Vitalone

La reazione della gente fu così concreta che nel 1992 i Partiti furono obbligati a cambiare registro. E per la prima volta da decenni i voti dei cassinati e dei Sorani poterono eleggere tre candidati del posto: Angelo Picano (Democrazia Cristiana) Massimo Struffi (Partito Socialista) e Bruno Magliocchetti (Movimento Sociale).

Negli anni successivi il territorio ciociaro mandò in Italia ed in Europa la crema della sua classe politica. Ma le lezioni si dimenticano in fretta se la presunzione è forte e fa credere che siano i Partiti e non i territori ad eleggere i candidati.

Il Partito Democratico ha superato tutti in masochismo. Nel momento in cui è stata chiara la disfatta, l’allora Segretario Matteo Renzi collocò in posizione ineleggibile sia l’uscente Francesco Scalia che l’ex deputato europeo Francesco De Angelis. A rendere più atroce la beffa fu la scelta di metterli in posizione border: invogliando comunque gli elettori a correre. Nelle elezioni successive: nemmeno quello ma il ritorno delle truppe coloniali a reclamare i voti dei ciociari per eleggere ‘quelli importanti‘. Lo hanno fatto anche alle Europee del prossimo giugno.

La scelta opinabile

Mario Abbruzzese

La scelta della Segreteria Nazionale del Partito Democratico è discutibile. Per due motivi strategici. Il primo: l’intero territorio a sud di Roma non ha la possibilità di esprimere un suo uomo o donna da mandare a Bruxelles. Nemmeno in una posizione di rincalzo. Esclusi. Allo stesso tempo Fratelli d’Italia schiera due deputati locali uscenti: uno di Terracina (Nicola Procaccini) ed una di Ferentino (Maria Veronica Rossi). E la Lega punta sul suo uomo di territorio capace di mobilitare 14mila preferenze alle scorse Regionali: Mario Abbruzzese; ed a Latina mobilitano la deputata Giovanna Miele. Il Senatore Claudio Fazzone di Forza Italia sta rivoltando ogni zolla elettorale per rieleggere in Europa l’ex sindaco di Fondi Salvatore De Meo e centrare il bis con il coordinatore provinciale di Frosinone Rossella Chiusaroli di Cassino.

In questo contesto, motivare le truppe Dem diventa una scommessa al limite dell’impossibile. Nessun candidato locale mentre gli avversari ne propongono due ciascuno.

Antonio Tajani, Salvatore De Meo e Rossella Chiusaroli

Non basta: al masochismo non c’è limite. In questa gara per l’Europa stanno consumando sul terreno gli anfibi il senatore Nicola Calandrini ed il deputato Massimo Ruspandini per Fdi, si stanno consumando quelli del deputato leghista Nicola Ottaviani, quelli del senatore azzurro Claudio Fazzone. Tutti stanno cercando voti, motivando sindaci, promettendo impegno ed attenzione ai consiglieri. In questo scenario il Partito Democratico non ha uno straccio di parlamentare che possa incontrare un sindaco e dirgli “faremo qualcosa per la tua comunità”.

Il secondo elemento

Antonio Pompeo

C’è poi un secondo elemento strategico. Una candidatura di territorio avrebbe sanato la situazione tra l’area della Consigliera regionale Sara Battisti e quella dell’ex presidente della Provincia Antonio Pompeo. Rafforzando tutto il Partito Democratico. Perché?

I numeri innanzitutto. Alle scorse Regionali Sara Battisti prese 17.401 preferenze mentre Antonio Pompeo ne prese 15.187. Fanno 32.588 voti personali sui quali c’è scritto il nome ed il cognome del candidato. In Regione c’è entrata solo Sara Battisti. In questo scenario, candidare lei a Bruxelles avrebbe mobilitato tutti quei 32mila voti perché in caso di elezione al suo posto sarebbe entrato in Regione Antonio Pompeo. Così invece non hanno uno scopo per il quale combattere, un nome al quale citofonare quando avranno bisogno di una risposta dalla politica.

La politica coloniale Dem per la Ciociaria è data anche da un altro elemento. Il Partito non ha trovato una poltroncina, una seggiola, uno scanno, neanche uno strapuntino estraibile con cui consentire ad Antonio Pompeo di dire ai suoi 15.187 elettori che grazie a loro aveva ottenuto un riconoscimento ed ora poteva mettersi a disposizione. Del Partito, della Comunità, dei votanti.

Facciamoci del male

Francesco De Angelis e Daniele Leodori

Le notizie romane poi non sono delle più confortanti. Il complesso gioco di equilibri che aveva pacificato il Partito Democratico nel Lazio è saltato. L’architettura che aveva portato Daniele Leodori alla Segreteria regionale e Francesco De Angelis alla presidenza del Partito sta traballando.

Dicono che a Roma sia ridotto allo zero il dialogo di Area Dem e dei franceschiniani con l’onorevole Claudio Mancini (figlio dell’indimenticato Emilio Mancini, storico dirigente del Pci, Segretario politico del sud della Provincia di Frosinone subito dopo la fusione della Federazione di Cassino e Valle di Comino nella nuova struttura provinciale). Cosa vuole dire?

In una riedizione Dem del Gioco dell’Oca si è tornati in un colpo solo indietro di un paio d’anni quando ci si scannò sulla scelta del candidato da schierare alle Regionali. Silurando Daniele Leodori e schierando Alessio D’Amato. Con il risultato di perdere le elezioni e poi farsi anche scappare pure D’Amato che da un simile caravanserraglio è fuggito a gambe levate accasandosi in Azione.

Sara Battisti e Matteo Ricci ad Anagni

A Frosinone, nonostante tutto questo, il gruppo dirigente sta facendo campagna elettorale. Da diverse settimane infatti il Pd provinciale ha costruito un tour in tutti i comuni dal titolo “Il dovere dell’alternativa”: è coinciso con il compimento di un anno dell’amministrazione Rocca e un anno e qualche mese del governo Meloni. Si sono messi a disposizione di tutti i candidati della circoscrizione Centrale che chiederanno spazio per fare i propri incontri in questa provincia.

Per tutti. Per Ricci, Zingaretti, Nardella e chiunque altro volesse chiedere consensi in Ciociaria. C’è la terza preferenza libera: alle prime due il Partito voterà Elly Schlein e Nicola Zingaretti. Nonostante loro e nonostante il Pd.