Trancassini convoca a Montecitorio Mattia, Ferrara e Crescenzi. Azzera l’intesa sul terzo assessore. Ribadisce che sul capoluogo tratterà lui. La road map: Fratelli d’Italia prende tempo su Mastrangeli e apre una scelta decisiva tra sostegno e rottura in vista del 2027.
Un’ora di confronto. Nella sede più istituzionale che fosse possibile: Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati. E del suo Questore: l’onorevole Paolo Trancassini, che in Fratelli d’Italia è il Coordinatore del Partito per il Lazio. È lì che ha dato appuntamento al deputato Aldo Mattia, nato e residente da sempre a Frosinone anche se eletto in Basilicata dove ha diretto la Coldiretti prima di andare in pensione. Ha convocato lui ed i consiglieri comunali di Frosinone che fanno riferimento a Mattia: Marco Ferrara e Sergio Crescenzi.
Frosinone è capoluogo e tratto io

A tutti e tre ha fatto un riassunto del confronto avvenuto all’inizo della settimana scorsa, sempre a Montecitorio, ma con i vertici territoriali della Lega e con il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli. Per affrontare il nodo della crisi nel centrodestra e verificare se ci fossero le condizioni per portare avanti la Consiliatura. O se staccare la spina e riportare la città alle urne. (Leggi qui: Comune di Frosinone, il vertice di Montecitorio si chiude con una tripla).
A tutti ha ribadito un concetto chiave: è lui il Coordinatore di Fratelli d’Italia nel Lazio e siccome Frosinone è un capoluogo di provincia compete a lui portare avanti le trattative per ricomporre il quadro politico. Sta tutto qui lo stop imposto a brutto muso da Trancassini nei giorni scorsi alla concessione del terzo assessorato ad FdI nel Comune di Frosinone. (Leggi qui: FdI rialza la testa: restituite le deleghe, Trancassini congela il resto).
L’assessore? Vedremo

Uno stop che è una sconfessione di tutto quanto avvenuto nei giorni scorsi a Frosinone: quando si è dato per scontato che Mastrangeli restituisse le deleghe alle due assessore FdI sospese il 30 dicembre perché FdI non si è presentata in Aula lasciando il sindaco nelle mani delle opposizioni. Partendo da quel presupposto, ci si era portati avanti. E si era definito il terzo assessorato per FdI. (Leggi qui: Frosinone, il primo tassello è a posto: Crescenzi in Giunta, la crisi entra nella fase finale).
Paolo Trancassini oggi ha ribadito la sua road map. Primo: restituire i due assessorati a Simona Geralico ed Alessia Turriziani. Cosa avvenuta lunedì scorso. Secondo: verificare il programma di fine Consiliatura del sindaco e valutare se è condivisibile o non.
Ed il terzo assessore? Non c’è certezza. Perché accettarlo ad un anno e mezzo dal voto significa vincolare Fratelli d’Italia alla ricandidatura di Riccardo Mastrangeli. Non è logico accettare un assessore e poi negare l’appoggio al sindaco.
Crisi non è un sostantivo

Se c’è una cosa che la maggioranza del sindaco del capoluogo Riccardo Mastrangeli ha insegnato negli ultimi mesi è che “crisi” non è solo un sostantivo femminile ma un vero e proprio stile di governo. È un po’ come il meteo di marzo: quando sembra arrivare il sereno, ecco che spunta un temporale improvviso.
Lo stop ribadito oggi da Paolo Trancassini azzera tutto quello che è avvenuto dopo il vertice romano del 5 gennaio scorso, tra il sindaco ed i referenti di Fratelli d’Italia e Lega che doveva riportare ordine nella coalizione del governo cittadino.
Il quadro disegnato a Frosinone prevedeva un terzo assessore a Fratelli d’Italia, uno alla lista del vice-sindaco Scaccia, una delega per Carlo Gagliardi (soluzione tuttavia smentita seccamente con una intervista dal leader della lista di gagliardi, l’ex sindaco Domenico Marzi) e una trattativa più ampia con il Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli per chiudere il cerchio. (Leggi qui: Frosinone, la crisi a tappe: un accordo c’è, ma il puzzle non è ancora completo).

La mossa compiuta oggi da Paolo Trancassini ha mandato in crash di Fratelli d’Italia, dove si è consumato un vero e proprio capolavoro di entropia politica. La vicenda del capogruppo è diventata una guerra di trincea: il consigliere Marco Ferrara (area onorevole Aldo Mattia) voleva quel ruolo subito. Mentre per il presidente di AleS Fabio Tagliaferri, Ferrara avrebbe potuto cucire il fregio sulla divisa, solo dopo che Franco Carfagna fosse stato eletto alla Provincia e con i voti di tutto il gruppo consiliare meloniano, attraverso un accordo messo nero su bianco.
La chiave politica
A farne le spese è stato Sergio Crescenzi, l’assessore in pectore dell’area Mattia, individuato per entrare in Giunta come terzo rappresentante di FdI, che si ritrova come un pilota di Formula 1 fermo ai box, con i meccanici che litigano su quale gomma montare. La pista è lì, a portata di mano, ma il semaforo per lui resta rosso. Per il momento. L’impressione, a naso, è che se ci sarà il terzo assessore si accenderà il semaforo verde per Crescenzi. Se non ci sarà, potrebbe scattare un rimpasto interno e concedere un posto all’area Mattia: onorando così la cambiale politica aperta in occasione del Congresso cittadino, quando Mattia ritirò il suo candidato spianando la strada al nome schierato da Fabio Tagliaferri.

Qui però non si tratta solo di un posto in giunta, il ragionamento è notevolmente più ampio. La partita in atto, infatti, è molto più profonda e riguarda il destino del centrodestra cittadino, non solo in questa consiliatura, ma soprattutto per la prossima.
Il ragionamento politico è ineludibile. Se Fratelli d’Italia, alla fine, accetta il terzo assessore, di fatto firma un patto di sangue con Mastrangeli, ora per allora. Si lega mani e piedi. Tra 18 mesi, infatti, quando si tornerà a votare per il rinnovo del Consiglio Comunale, spiegare agli elettori che il sindaco uscente non va più bene, diventerebbe un esercizio di equilibrismo, logico e politico, ai limiti dell’impossibile. Se Fratelli d’Italia, invece, rifiuta l’ulteriore posto nell’esecutivo, allora il messaggio è chiaro: “Caro Riccardo, amici come prima, ma nel 2027 corriamo da soli”. E si può svincolare in qualsiasi momento.
Fratelli d’Italia ad un bivio
In questo secondo scenario, si aprirebbe poi la complicatissima sfida interna per la candidatura a sindaco tra i 2 azionisti di maggioranza del partito a Frosinone: Fabio Tagliaferri e Aldo Mattia. Una candidatura di bandiera di Fratelli d’Italia nel 2027, a quel punto potrebbe attrarre anche Forza Italia, perché gli azzurri hanno già fatto sapere che per scegliere il candidato sindaco servono le Primarie. Passaggio gradito e sostenuto anche da FdI.

Quindi nessun via libera automatico per Mastrangeli, anche se è l’uscente. Così come era avvenuto per il suo predecessore Nicola Ottaviani. Il sindaco in ogni caso non sembra avere nessuna intenzione di sottoporsi alle “forche caudine” delle primarie. Si ricandiderà comunque. La sensazione però è che Mastrangeli stia cercando di curare un infarto miocardico acuto, con un farmaco da banco, mentre la sua maggioranza necessiterebbe di un intervento chirurgico d’urgenza.
Sullo sfondo c’è il prossimo consiglio comunale, convocato in prima convocazione per il giorno giovedì 15 gennaio con inizio alle ore 17.00, ed in seconda convocazione per il giorno dopo alle ore 19.00. Con ben 9 punti all’ordine del giorno. La crisi strutturale della coalizione di governo del capoluogo è arrivata a un bivio. Dove FdI deve decidere se essere socio di maggioranza del sindaco o un suo competitor. Tertium non datur.



