O girasole o salmone: la difficile scelta del Pd dalla Ciociaria a Firenze

Seguire il sole o andare contro la corrente (le correnti): il destino di un partito che vince se si federa e i casi Paliano, Cassino e Veroli

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Il girasole è un fiore che segue la luce dovunque la luce vada, il salmone è un animale che insegue il suo obiettivo anche a costo di andare controcorrente. Anzi, contro le correnti. Ci sono più differenze che affinità e sono robe sostanziali, ma il minimo comune denominatore resta: è quello per cui ogni specie ed ogni sistema complesso puntano all’affermazione. Biologica nel primo caso, politica nel caso del Pd di Elly Schlein. Partito che si trova per l’ennesima volta nella difficile posizione di dover scegliere tra un risultato e la sua natura composita. Una natura che spesso certi risultati li mette in secondo piano a seconda delle ortodossie di scala che compongono la galassia dem.

Dem che sono forse i testimonial più accesi, nel panorama politico italiano, del concetto di “asse”. Cioè di convergenza programmatica rispetto ad uno scopo comune, che però necessita perennemente di individuazione ed enunciazione di affinità che quello “scopo” lo giustifichino. Questo fenomeno può avvenire su scala interna e con presupposti più robusti e su scala esterna ma con presupposti più ondivaghi.

Vedere Paliano, Cassino e Veroli

E l’esempio arriva dalla Ciociaria per condurre a quella Firenze che si prepara ad un ballottaggio che come al solito ha il sapore di un test nazionale. Il caso ciociaro parte da Paliano, tocca Cassino ed in un certo senso si estende anche a Veroli. Sono tutti posti dove le vittorie alle amministrative portano le impronte del Pd, palesi o latenti. La città che sarà governata ancora da Domenico Alfieri, quella guidata da Enzo Salera e quella passata sotto l’egida di Germano Caperna sono diventate il set per affermare che non solo il Pd c’è, ma che è anche un luogo di ricomposizione delle fratture.

Fratture come quella che pareva avesse scalzato via l’asse tra il Segretario regionale Daniele Leodori ed il presidente Francesco De Angelis. A Cassino le foto di De Angelis, Francesco Scalia ed Enzo Salera sono state prova provata non solo della necessità di celebrare una vittoria direttamente riconducibile al Nazareno, ma anche di un altro dato, che si è riverberato anche a Paliano.

Cesare Fardelli

C’è un dato: dove ci sono uomini-mastice e “ragion di stato” lì ci si ricompone anche rispetto a fratture scomposte. E l’elezione di Luca Fardelli, figlio dell’uomo che De Angelis e Scalia li schiaffò al tavolino di un ristorante da soli per ritrovare la quadra perduta, è stata movente e motivo ottimo massimo. I due, De Angelis e Scalia, sono andati assieme dunque a Paliano dove è arrivato lo stesso Daniele Leodori, con il presidente dei dem laziali che ha beneficiato di nuovo dello sparring di Mauro Buschini. Cioè dell’autore del patto d’aula con il quale la Regione Lazio di Nicola Zingaretti si fece “girasole” e governò nelle Commissioni assieme al M5s con la formula del campo largo.

“Parente” del Pd: e con numeri monstre

Assunta Parente, Germano Caperna e Simone Cretaro

A Veroli la lista più direttamente riconducibile, fuor di civismo, al Pd, Rete Democratica, ha goduto (non senza spigoli strategici ex post) della vittoria conquistata da Germano Caperna, che non è del Pd e che soprattutto si è giocato la briscola vincente del civismo in purezza. Ma nella stessa coalizione vincente c’è anche, sia pur in una civica diversa, quella Assunta Parente che ha fatto alle preferenze quello che il Pifferaio di Hamelin faceva coi sorci. Ne ha collezionate molte più di 800, roba da golden share. E Parente è del Pd, cioè perfetta per intestarsi un serto anche politico, a volerlo fare.

C’è un filo conduttore? Certo, ed è quello per cui il Pd vince esattamente quando federa o si fa federare, quasi mai quando decide di condurre splendide ma isolate crociate. C’è un dato però: la segretaria del Nazareno, quella Elly Schlein che ha ottenuto un risultato europeo blindato ed incontestabilmente superiore alle semplice “tenuta”, è chimerica per sua natura.

E’ “salmonessa” in molte scelte etiche e “girasola” in molte altre. Disegna la legalizzazione della cannabis e balla-canta ai Gay Pride, ma sulle armi all’Ucraina è più realista del re. Qui scatta perciò un meccanismo ibrido, per il quale ad esempio il campo largo con il M5s che sul tema armi è intransigente si ripresenta a corrente alternata. Come dichiara in queste ore a Roma il grillino Paolo Ferrara, lanciando la sua proposta: “M5s e Pd possono fermare la destra. Gli spazi per lavorare su temi e valori comuni ci sono”. (Se avesse dato retta al compianto senatore Bruno Astorre avrebbe provato anche il brivido di sperimentare lo sbarramento della Regione Lazio alle destre dopo averla governata cinque anni con il Pd).

Di nuovo il campo largo, ma non official

Meccanismo ibrido. Come a Firenze, dove sta per andare in scena il ballottaggio tra la candidata sindaca del centrosinistra Sara Funaro e quello del centrodestra. Il tedesco naturalizzato italiano Eike Schmidt.

Lì con i pentastellati non ci sarà un apparentamento ufficiale, ma “al ballottaggio gli esponenti più noti del M5s di Firenze voteranno per la candidata sindaca del centrosinistra”, come ha spiegato La Nazione. Insomma, lì il campo largo si è fatto di nuovo “campo giusto”, come lo chiama Giuseppe Conte.

Talmente giusto che nella città gigliata famosa per le polarizzazioni (do you remember Guelfi e Ghibellini?) si è registrata l’adunata dei nuovi eurodeputati del Partito Democratico Stefano Bonaccini, Giorgio Gori, Camilla Laureti e Dario Nardella.

Tutti a Firenze, senza distinguo

Quello stesso Nardella che non solo è primo cittadino uscente, ma che è anche diventato claim elettorale strategico in Ciociaria. Dove Francesco De Angelis ed Antonio Pompeo – leggasi due che politicamente hanno rappresentato correnti dem che erano come la fame e la sete – hanno deciso di spingere su Bruxelles per lui.

E di farlo a discapito del sindaco di Pesaro Matteo Ricci, in casella spot della consigliera regionale Sara Battisti. C’è una morale? Magari sì, e magari è quella per cui alla fine non importa che si sia salmone o girasole, l’importante è spargere semi.

E che sia per mezzo del tragitto del sole o malgrado la rabbia fluente di un fiume, entrambi, pesce e fiore, quello fanno. Come il Pd.