Dopo inaugurazioni e polemiche, il servizio di oncologia ad Anagni si prepara a diventare operativo. Dal 26 giugno saranno somministrate terapie sul territorio, con anestesista dedicato e il ritorno della TAC con mezzo di contrasto. Natalia: «I ritardi? Colpa mia»
I locali erano stati già inaugurati due anni fa. E da allora non erano mancate le polemiche per un servizio certamente importante ma che a molti appariva più come un nastro tagliato a fini politici che un’effettiva opportunità per un territorio. Che, da questo punto di vista, ha certamente molto da chiedere alla sanità. Adesso però, almeno a giudicare dalle assicurazioni delle cariche politiche più importanti della zona, sembra che non si tratti più solo di nastri da tagliare, ma di servizi veri.
L’inaugurazione si terrà ad Anagni il prossimo 26 giugno. Sarà quel giorno che il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca salirà in città per tagliare il nastro del nuovo servizio di oncologia. Un appuntamento che si muove sul sottile filo che separa il compimento di una promessa elettorale dalla complessa realtà della macchina amministrativa laziale.

Tutto nasce dalla campagna elettorale che nel 2023 aveva portato alla riconferma del sindaco Daniele Natalia: in quella circostanza Rocca, dal palco, si era impegnato a dare risposte concrete sul fronte caldissimo della sanità. Un anno dopo, come detto, il primo taglio del nastro per il servizio di oncologia.
Da quel giorno però non sono stati poi tantissimi quelli che hanno potuto usufruire di quel servizio: che, ad onor del vero, non era un vero e proprio reparto come era stato annunciato in precedenza. A dimostrazione di come, forse, in quel caso il taglio del nastro fosse stato più legato a opportunità politiche.
Cosa cambierà dal 25 giugno
Stavolta le cose dovrebbero cambiare. A fare il punto è stato lo stesso sindaco Daniele Natalia, che ha spiegato nel dettaglio la portata della svolta a partire dall’incarico alla responsabile del reparto,la dottoressa Cecilia Nisticò. A seguire Anagni saranno vari dirigenti medici da lei coordinati.
Tra loro la dottoressa Angela Vaccaro che spiega: «Nella struttura anagnina ci sarà un anestesista, con un’ambulanza medicalizzata. E durante i tre giorni alla settimana previsti si potranno somministrare le terapie: i malati oncologici, per fare le terapie orali, quelle endovena e le infusioni, potranno farle ad Anagni. Non dovranno più andare né a Sora né a Roma.Prima si doveva prendere la macchina e fare 40 minuti per andare a Sora o 35 per Tor Vergata. Per i pazienti era un calvario; poterle fare qui è fondamentale. Poi, che lo si voglia chiamare reparto o servizio non mi interessa: questo è l’impegno che ci siamo presi».

La presenza dell’anestesista sbloccherà anche un altro servizio cruciale: «Nei tre giorni in cui ci sarà l’anestesista per l’oncologia, lo stesso potrà essere usato anche per la radiografia: ripartirà il servizio di TAC con contrasto, che prima non si poteva utilizzare perché il mezzo di contrasto può causare shock anafilattici e richiede obbligatoriamente questa figura professionale».
«Chi critica ha ragione, è colpa mia»
Un entusiasmo per il traguardo imminente che certamente non fa dimenticare il fatto che il servizio di oncologia ad Anagni è stato al centro di feroci polemiche per essere stato già inaugurato o annunciato a più riprese negli ultimi tempi, senza che a ciò seguisse un’effettiva operatività per i pazienti. Un cortocircuito comunicativo e amministrativo che l’opposizione ha spesso cavalcato. Su questo punto Natalia non si è nascosto dietro la burocrazia, assumendosi le responsabilità: «Chi critica ha ragione. È colpa mia, non personale, ma politica. L’importante è che oggi l’atto sia operativo. Se dal 25 giugno ci sarà l’effettiva somministrazione delle terapie, noi avremo mantenuto quanto meno la prima parte del nostro impegno».

La partita sulla sanità della provincia è però tutt’altro che chiusa. Resta aperto, e privo di risposte certe, il macro-tema dell’urgenza. Nonostante gli investimenti sull’Ospedale di Comunità e sulla Casa della Salute, manca ancora la sicurezza da parte dell’amministrazione regionale sulla possibilità di istituire un vero e proprio Pronto Soccorso sul territorio nord, complice anche la cronica e drammatica carenza di medici che affligge il sistema.



