Palazzo Munari air terminal, il municipio di Frosinone come un aeroporto

Tra cambi di schieramento, rientri clamorosi e maggioranze liquide, il Consiglio comunale di Frosinone assomiglia a un hub politico permanente. Mastrangeli resta il punto fermo, tra bilancio, provinciali e un equilibrio sopra la follia.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Più affollato di Fiumicino, più caotico di Malpensa: nel Palazzo Munari Air Terminal c’è traffico in continuazione, arrivi e partenze, imbarchi last minute e rientri clamorosi. L’unico vero aeroporto di Frosinone sta da due anni nel palazzo municipale. Il Consiglio comunale ormai è simile ad uno scalo: dove la maggioranza e l’opposizione sono solo aree di transito, con Consiglieri che vanno e vengono, chi oggi sta a sinistra domani siederà a destra e viceversa. Con anche alcuni casi di doppi voli e doppi ritorni.

Decolli ed atterraggi

Francesco Pallone (Foto © Massimo Scaccia)

 L’ultimo atterraggio nella maggioranza Mastrangeli, tramite la Scaccia Air Lines, venerdì è stati quello del Consigliere Francesco Pallone. L’ex delegato allo Sport che solo un anno fa aveva sbattuto la porta per una sua delibera sul pugilato bocciata in Giunta. (Leggi qui: Perché Pallone ha riconsegnato la delega a Mastrangeli)

Venerdì ha deciso che il vento è nuovamente cambiato. Ha lasciato l’opposizione ed il gruppo FutuRa per salire a bordo del volo gentilmente offerto dal vicesindaco Antonio Scaccia con la sua storica lista civica Per Frosinone. Che adesso sale a quattro Consiglieri: una potenziale ennesima gatta da pelare per il sindaco Riccardo Mastrangeli. (Leggi qui: Il vertice di maggioranza: doveva essere pace, potrebbe essere guerra).

Riccardo Mastrangeli

Un ritorno alla base che ormai  non sorprende più nessuno, perché la politica nel Capoluogo ha assunto la consistenza di un liquido capace di adattarsi a ogni contenitore e di cambiare forma a seconda della temperatura politica del momento. E in questo clima, il sindaco Riccardo Mastrangeli sembra muoversi con una certa disinvoltura, quasi come se la fluidità fosse parte integrante della sua strategia. Ha capito prima di tutti che in un’Aula dove nessuno si fida dell’altro, il “Divide et Impera” non è solo una citazione latina ma un manuale di sopravvivenza.

Il mosaico

La maggioranza Mastrangeli è ormai un caleidoscopio particolarmente  complesso: da una parte la galassia della Lega che sostiene il Sindaco senza se e senza ma; ma pure con qualche forse. Si capirà presto. Dall’altra c’è Fratelli d’Italia che con la forza dei numeri, sia dentro che fuori l’Aula consiliare, intende lanciare un OPA per la candidatura a sindaco del Capoluogo tra 18 mesi.

Massimiliano Tagliaferri (Foto © Massimo Scaccia)

A latere dei Fratelli, il Presidente del Consiglio Comunale Max Tagliaferri, che per scaldare una situazione già incandescente in maggioranza (l’ultima conferenza dei Capigruppo dell’altro giorno  sembrava la riunione del Comitato Centrale del PCUS nel 1957 dove volavano le sedie) ha convocato il Consiglio Comunale alle 10 della vigilia di Natale. Tanto per far capire ai “distratti” che le carte in Aula le dà lui.

Un regalo che i consiglieri avrebbero volentieri evitato ma che serve per capire chi c’è e chi “fa il pacco di Natale”. Perché? In Prima Convocazione servono 17 presenti per iniziare i lavori: un test significativo per testare la tenuta della nuova maggioranza Mastrangeli, oggi a 18 consiglieri, dopo i rientri di Alviani e Pallone. 

Se Sparta piane Atene non ride

Non va meglio all’opposizione: da un lato la sinistra ortodossa (che come subordinata non dialoga al proprio interno). Dall’altro i “malpancisti” eletti con Mastrangeli e poi transitati all’opposizione, salvo eventuali ripensamenti futuri. 

Una frammentazione generale che ricorda la celebre frase di Sun Tzu: “Il caos è un ordine non ancora decifrato”. E Mastrangeli, più che decifrarlo, sembra sfruttarlo. Perché in questo scenario, lui  appare come l’unico vero punto fermo. Non per “merito” della sua maggioranza, men che meno dell’opposizione: ma perché nessuno ha la forza e la volontà di farlo cadere.

E non è solo una questione politica: è anche una questione di opportunità. Far cadere il sindaco significherebbe assumersi una responsabilità politica che nessuno vuole intestarsi.

E poi Mastrangeli ha due alleati tanto silenziosi quanto imbattibili. Il primo si chiama Bilancio di Previsione 2026. Non approvarlo vorrebbe dire staccare la spina alla consiliatura e andare tutti a casa, uno scenario che, al netto delle dichiarazioni bellicose, nessun consigliere sembra davvero desiderare. Il secondo alleato guarda all’8 marzo, non alla Festa della Donna ma alla data delle elezioni provinciali. 

I voti ponderati del Comune capoluogo sono decisivi per far eleggere consiglieri provinciali già accuratamente individuati. Un passaggio troppo importante per aprire crisi irreversibili oggi. “Primum vivere deinde philosophari” vale quindi per tutti.

Il grande hub

Il vivere significa arrivare a fine consiliatura ed eleggere i Consiglieri provinciali decisi a tavolino con i voti ponderati di Frosinone. Altrimenti significherebbe far crollare l’intera architettura politica provinciale costruita dai Partiti.

Nel frattempo, il Consiglio comunale continuerà a funzionare come un grande hub politico, dove le appartenenze sono flessibili e le certezze poche. Mastrangeli probabilmente sarà costretto a rivedere al minimo la Giunta con qualche nuovo ingresso ma non ci sarà alcun azzeramento dell’esecutivo. Significherebbe rinnegare tutto quanto fatto fino ad oggi. Impensabile. Cambierà qualcosa ma come scriveva Tomasi di Lampedusa. “Tutto deve cambiare perché tutto resti com’è”.

La massima sembra adattarsi alla perfezione al Consiglio Comunale Capoluogo: cambiano i consiglieri, cambiano i posizionamenti ma l’equilibrio complessivo resta sorprendentemente stabile. Vasco Rossi l’aveva detto prima degli altri “è tutto un equilibrio….. sopra la follia.”