Papetti replica al PD: più che un campo largo a Frosinone c’è un campo minato

La risposta del futuro capolista della lista Iacovissi alla presa di posizione dei Dem trasforma una querelle sul candidato sindaco in uno scontro che minaccia di allargarsi ai tavoli regionali. Ma la vera notizia è un'altra: a Frosinone, questo stato di cose, sta bene a tutti.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Come in una scena del celebre film Parenti Serpenti di Mario Monicelli girato nel ’92. Il rapporto tra il Partito Democratico e il Partito Socialista a Frosinone assomiglia sempre più alla classica cena di Natale tra parenti che si detestano cordialmente per tutto l’arco dell’anno. Poi arriva la sera della Vigilia: tutti seduti allo stesso tavolo, frasi scontate per l’occasione, sorrisi di circostanza, lo scambio dei regali. Ognuno si sforza di fare finta che va tutto bene e che in famiglia regna la cordialità. Ma passata la mezzanotte, si ritorna ad essere nemici amatissimi. O, più banalmente in politica, avversari giurati mascherati da alleati di fatto.

La fotografia di un rapporto rotto. Di nuovo

Armando Papetti e Vincenzo Iacovissi

Più che una replica al Partito Democratico, quella di Armando Papetti, consigliere comunale eletto nella lista Marzi e futuro capolista di una delle Civiche a sostegno del candidato sindaco socialista Vincenzo Iacovissi, appare come la fotografia di un rapporto politico che a Frosinone sembra essersi rotto di nuovo.

La domanda è: ma quando mai si era ricomposto? Perché ad oggi la distanza tra Socialisti e Dem appare più profonda del tunnel della metro C di Roma. Le parole di Papetti raccontano molto più di una semplice divergenza sulla scelta del candidato sindaco. Raccontano l’ennesimo capitolo di una storia che nel capoluogo va avanti ormai da più di quindici anni.

Contestare Iacovissi significa discutere il PSI

Stefano Pizzutelli

La vicenda nasce dalla presa di posizione del PD cittadino sulla candidatura a sindaco di Vincenzo Iacovissi. Il Pd lo scorso fine settimana ha detto no al ticket con il candidato socialista come sindaco ed il suo Angelo Pizzutelli come candidato vice. Nelle parole di Papetti c’è qualcosa che va oltre la contingenza elettorale. C’è la convinzione che il giudizio espresso dai Democratici non riguardi soltanto un candidato, ma finisca per colpire l’intero Partito Socialista. (Leggi qui: Frosinone 2027: il PD dice no al ticket del PSI e certifica la frattura di Prog).

È questo, probabilmente, il passaggio politicamente più significativo della sua dichiarazione. «Affermare che Vincenzo Iacovissi non sia una figura autorevole rappresenta una presa di posizione ingiustificata e poco rispettosa. Iacovissi è vicesegretario nazionale del PSI».

La sottolineatura del ruolo nazionale non è casuale. Papetti sposta il terreno dello scontro. Non parla di solidità elettorale, né mette in discussione il diritto del PD di scegliere una strada diversa. Anzi, lo riconosce apertamente: «Che il Partito Democratico scelga una strada diversa è una decisione del tutto legittima. Ogni forza politica ha il diritto di individuare la strategia e le alleanze che ritiene più opportune». Il punto, secondo il consigliere, è un altro: contestare la figura di Iacovissi significa mettere in discussione il peso politico del PSI.

Il messaggio che parla a nuora perché suocera intenda

Armando Papetti (Foto © Massimo Scaccia)

Da qui l’altro passaggio destinato ad avere inevitabili ricadute nel dibattito politico: «Una simile valutazione rischia di trasformarsi in uno strappo politico nei confronti del Partito Socialista, con conseguenze che potrebbero riflettersi anche sui rapporti a livello regionale».

È una frase che va letta con attenzione. Perché lascia intendere che la frattura aperta nel capoluogo potrebbe non restare confinata dentro i confini provinciali. Papetti alza la posta e minaccia l’effetto domino sulle future alleanze ai livelli più alti. Un messaggio che evidentemente non è rivolto solo al PD cittadino ma anche ai livelli superiori. Parla a nuora perché suocera intenda.

La valutazione politica è che a Frosinone PD e PSI sembrano vivere una «relazione» fatta di continue dichiarazioni d’intenti e puntuali smentite nei fatti. Ogni tornata elettorale riporta d’attualità il tema dell’unità del centrosinistra, ripetuto come un mantra. Si parla anche questa volta di Campo largo, di alleanze progressiste, di convergenze programmatiche. Poi però, quando arriva il momento delle scelte, della ciccia, riaffiorano identità, diffidenze e reciproche rivendicazioni.

A parole prevale sempre il richiamo all’unità

Gian Franco Schietroma (Foto: Paolo Cerroni © Imagoeconomica)

Il cosiddetto Campo largo è un’entità astratta che assomiglia sempre meno a una coalizione e sempre più a un’orchestra nella quale ogni musicista suona uno spartito diverso. Il risultato non è una sinfonia: è una musica stonata. Manca un direttore d’orchestra capace di tenere insieme tutti gli orchestrali.

È evidente che a Frosinone, per la sinistra, la storia è una maestra che non ha allievi — non riesce a insegnare nulla a nessuno. Per questo la sensazione ulteriore, per essere più realisti del re, è ancora più cinica: questo stato di cose, in fondo, sta bene a tutti.

Sta bene a tutti: è una zona grigia tra identità e irresponsabilità. Sta bene ai livelli locali di PSI e PD, dove l’unica vera priorità non è tanto vincere le elezioni insieme ma evitare che sia l’altro a primeggiare. Una specie di zona grigia nella quale ciascuno può continuare a rivendicare la propria coerenza e la propria identità, senza doversi misurare con la responsabilità del governo. Ed evidentemente sta bene persino ai vertici regionali e nazionali dei due Partiti della sinistra, che a Frosinone non devono onorare alcuna «cambiale elettorale».

Mastrangeli ringrazia. Ma c’è la sua maggioranza

Non essendo capaci di fare sintesi politica né di portare a casa mai un risultato vincente, i dirigenti locali di PD e PSI non hanno alcun peso contrattuale da mettere sui tavoli che contano a Roma. Non possono chiedere nulla, perché nulla hanno da offrire.

Un lento e inesorabile cupio dissolvi, ormai strutturale dell’area riformista e progressista. Un suicidio politico annunciato che si consuma nel silenzio e nell’irrilevanza, tenuto anche conto di come viene interpretato il ruolo dell’opposizione ad ogni consiliatura. E sempre con le stesse modalità.

In politica esiste un principio semplice: quando gli avversari dedicano più energie a misurarsi tra loro che a costruire un’alternativa, chi governa parte inevitabilmente avvantaggiato. Per questo, il sindaco Riccardo Mastrangeli ringrazia sentitamente. Se fosse per la sinistra, potrebbe già andare a San Felice Circeo a passare le vacanze senza preoccuparsi troppo della campagna elettorale. Purtroppo per lui, c’è la sua maggioranza, a tenerlo impegnato.