Parcheggi, PNRR e resa dei conti: ad Anagni lo scontro arriva fino a Roma

La polemica sui parcheggi della Circonvallazione Sud diventa un caso politico: il post di Andrea Fiorito contro l’amministrazione Natalia scatena la reazione dei partiti di centrodestra e porta la disputa anagnina fino ai vertici nazionali

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

I parcheggi che accendono la miccia

Quello che doveva essere un duro confronto amministrativo su due aree di sosta si è trasformato rapidamente in un caso politico di dimensione extra comunale. Ad Anagni, la polemica sui parcheggi della Circonvallazione Sud ha smesso di essere una questione di metri quadri e cemento per diventare, a colpi di post e accuse incrociate, il terreno di uno scontro frontale tutto interno al centrodestra. Uno scontro che riflette il nervosismo di un intero schieramento in vista delle imminenti elezioni provinciali di Frosinone.

La miccia è stata accesa da Andrea Fiorito, segretario provinciale dell’UDC, che ha sollevato dubbi molto pesanti sulla reale fattibilità dei lavori finanziati con oltre 5 milioni di euro di fondi PNRR. Secondo Andrea Fiorito, la narrazione dell’amministrazione guidata dal sindaco Daniele Natalia si scontra con una realtà tecnica molto più complessa.

I dubbi di Fiorito (Andrea)

«I cittadini di Anagni vanno informati correttamente», ha dichiarato il segretario dell’UDC, sottolineando come la sua non sia una battaglia ideologica contro il progresso ma una preoccupazione concreta per la tenuta dei conti pubblici.

Il Comune di Anagni

«Qui non si sta contestando la realizzazione di un parcheggio. Qui si sta contestando la realizzazione di un’opera immensa che potrebbe comportare un grave rischio economico-finanziario per i cittadini di Anagni», ha aggiunto.

Il nodo principale riguarda la scadenza dei fondi europeiAndrea Fiorito ha ricordato che le risorse del PNRR «vanno spese e rendicontate centesimo per centesimo entro e non oltre il 30 giugno 2026».

Una deadline che, secondo il segretario UDC, mal si concilia con un progetto definito “faraonico”, che prevede due parcheggi distinti per circa mille posti auto, ascensori, scale mobili, aree verdi e sopraelevate da realizzare in meno di sei mesi.

Il nodo PNRR e il rischio dei reperti archeologici

Il sindaco Daniele Natalia

A rendere ancora più incerto il quadro, secondo Andrea Fiorito, è soprattutto la natura archeologica del sottosuolo anagnino. L’area interessata dai lavori, infatti, è storicamente ricca di reperti e qualsiasi intervento edilizio potrebbe imbattersi in ritrovamenti di rilevanza storica.

«Ogni singolo ritrovamento di materiale di rilevanza storico-archeologica – ed è certo che ce ne saranno a decine – comporterà lungaggini e minuziose indagini che coinvolgeranno la Soprintendenza», ha avvertito Fiorito.

Ed è proprio questo il punto che, secondo il segretario dell’UDC, potrebbe far saltare il banco: il fattore tempo. Se i lavori non dovessero rispettare il calendario imposto dal PNRR, il finanziamento europeo potrebbe essere revocato, con una conseguenza pesantissima per le casse comunali.

Il timore espresso da Andrea Fiorito è chiaro: il Comune potrebbe essere costretto a restituire le somme già erogate. Da qui nasce anche il paragone – volutamente provocatorio – con la situazione sanitaria del territorio. «Quello che non riesco proprio a mandare giù è che si sarebbero potuti chiedere fondi PNRR per l’ammodernamento dell’ex Ospedale di Anagni, magari costruendo un nuovo pronto soccorso», ha detto Fiorito.

L’ospedale di Anagni

Una stoccata politica diretta all’amministrazione guidata da Daniele Natalia, accusata di aver privilegiato un progetto urbanistico discutibile rispetto a una priorità sanitaria. «L’amministrazione Natalia è così: chiedere fondi per l’ex ospedale no, chiedere fondi per cementificare a ridosso delle mura con un parcheggio che non si potrà mai realizzare nei tempi previsti sì». Parole che hanno trasformato una questione tecnica in un caso politico esplosivo.

La reazione del centrodestra: il caso ora è nazionale

Ivan Sterbini, segretario cittadino di FdI

Fin qui si sarebbe potuto parlare di una polemica tutta interna al centrodestra cittadino. Ma la vicenda ha assunto una dimensione molto più ampia quando i segretari locali dei principali partiti della coalizione hanno deciso di intervenire con una nota durissima. A firmarla sono stati Ivan Sterbini per Fratelli d’ItaliaRodolfo Mastroianni per Forza Italia ed Elvio Giovannelli Protani per la Lega.

I tre coordinatori hanno inviato una comunicazione direttamente ai vertici nazionali dei partiti, coinvolgendo nomi pesanti della politica italiana: Antonio TajaniMatteo SalviniClaudio Fazzone e Lorenzo Cesa. Nel documento, i segretari hanno difeso con decisione l’operato dell’amministrazione guidata da Daniele Natalia, definendola «l’unico esempio nella provincia di Frosinone di amministrazione solida ed efficace guidata da un centrodestra realmente unito».

Secondo i tre dirigenti locali, le critiche dell’UDC risultano incomprensibili, soprattutto di fronte a un progetto che – a loro giudizio – «rivoluzionerà la mobilità della città e migliorerà in maniera decisiva la qualità della vita degli anagnini». Ma la polemica si è fatta davvero incandescente quando la nota ha toccato il piano personale e storico.

Claudio Fazzone, segretario regionale di Forza Italia

I tre coordinatori hanno infatti ricordato che «il nome dello stesso segretario richiama nella memoria collettiva pagine buie della storia amministrativa di Anagni, percepite e ricordate da larga parte dell’opinione pubblica come uno scandalo di rilevanza nazionale». Un riferimento al passato destinato chiaramente a delegittimare politicamente l’interlocutore.

Dietro lo scontro: il risiko delle Provinciali

Le parole utilizzate nella nota hanno un peso politico evidente. Tanto che gli stessi firmatari arrivano a sostenere che, proprio per la storia politica del territorio, «più che alzare polveroni ci saremmo aspettati prudenza, compostezza e senso della misura».

Il Palazzo della Provincia

Da qui la richiesta ai vertici nazionali del centrodestra di chiarire «quali provvedimenti si intendono assumere per ristabilire coerenza, serietà e lealtà all’interno dello schieramento». Parole che vanno ben oltre una polemica urbanistica. Perché a questo punto la domanda diventa inevitabile: perché uno scontro locale ha generato una reazione così dura da coinvolgere i leader nazionali?

Una possibile risposta sta nel calendario politico. Il dubbio sollevato da Andrea Fiorito sulla scadenza del 30 giugno 2026 non è nuovo: era già stato espresso dal centrosinistra in Consiglio comunale. Ma quando la critica arriva dall’interno della stessa coalizione di centrodestra, il peso politico cambia completamente.

Soprattutto a pochi giorni dalle elezioni provinciali di Frosinone. In una fase in cui il centrodestra punta a presentarsi compatto e granitico, la presenza di un alleato critico come l’UDC viene letta come un elemento di disturbo. Da neutralizzare rapidamente.

Il timore, nei partiti maggiori della coalizione, è che dietro la polemica sui parcheggi si nasconda una partita politica più ampia. Una partita legata alla ridefinizione degli equilibri territoriali. In altre parole: non si discute solo di parcheggi. Si discute di potere politico nella provincia di Frosinone.