Giovedì 6 agosto alle 20 il sindaco Mastrangeli inaugura il Parco San Francesco: bonifica, sentiero storico recuperato, mobilità dolce verso Frosinone Alta. Un'altra opera in una sequenza lunga. Ma la vera notizia è il paradosso: la macchina amministrativa sforna risultati come il pane, quella politica non riesce nemmeno a eleggere il presidente del Consiglio.
La macchina amministrativa del Comune di Frosinone sforna opere. Quella politica non riesce ad accordarsi nemmeno sul nome del Presidente del Consiglio Comunale. Nelle prossime ore il sindaco Riccardo Mastrangeli inaugura il Parco San Francesco: taglio del nastro alle ore 20 di giovedì, bonifica completata, sentiero storico recuperato, mobilità dolce verso Frosinone Alta, 80 posti auto collegati al centro storico. Un’altra tessera in un mosaico di cantieri che sta ridisegnando la città. Sullo sfondo: una pseudo-maggioranza paralizzata da oltre due mesi su una questione istituzionale che altrove richiederebbe un pomeriggio.
«Le opere si inaugurano, le alchimie no»: è questa la fotografia di Frosinone nell’agosto 2026, con l’ennesima inaugurazione per una consiliatura che sul piano dei cantieri ha prodotto risultati visibili e misurabili. Sul piano politico, invece, la stessa coalizione che sostiene il sindaco è ferma. Due facce della stessa medaglia. Due velocità incompatibili.
Non è un semplice nastro

«L’inaugurazione del Parco San Francesco rappresenta molto più della restituzione di un’area verde alla città» ha dichiaratoil sindaco Mastrangeli. «Unisce rigenerazione urbana, sostenibilità, accessibilità e valorizzazione del patrimonio comunale».
Questa inaugurazione però dice molto più di un semplice parco reso disponibile per i cittadini. Non è un semplice nastro, l’ennesimo, tagliato dal sindaco. Racconta, meglio di altre, la situazione paradossale che si vive da tempo a Palazzo Munari.
L’inaugurazione del Parco San Francesco è solo l’ultima di una sequenza importante di cantieri, riqualificazioni, opere pubbliche e interventi strutturali che stanno ridisegnando la città. Sul piano amministrativo il Comune continua a produrre risultati tangibili: è il volto operativo della Giunta Mastrangeli, che viaggia con la velocità della Mercedes di Kimi Antonelli quando conquista la pole. Lineare, senza sbavature, potente, precisa.
Su quello politico invece lo scenario è completamente diverso. La maggioranza nominale che sostiene il sindaco procede come una Fiat Multipla con il freno a mano tirato e continua a rimanere avvitata su se stessa per l’elezione del presidente del Consiglio Comunale. Da oltre due mesi in Aula consiliare si assiste a una sfibrante serie di veti incrociati, prove muscolari, calcoli elettorali e continui posizionamenti interni. Che, di fatto, impediscono di chiudere una pratica che in qualsiasi altra amministrazione italiana (per di più a dieci mesi dalle elezioni) avrebbe richiesto solo poche ore e, sì e no, un paio di riunioni. Non a Frosinone.
Mastrangeli ha una visione della città: piaccia o no

Il recupero del Parco San Francesco conferma un dato oggettivo incontestabile: Mastrangeli ha una visione della città.
Che piaccia oppure no, il sindaco la sta delineando con una certa coerenza. Dalla mobilità sostenibile al BRT, dalla riqualificazione degli spazi pubblici ai collegamenti pedonali con il centro storico, fino agli interventi sul verde urbano, il filo conduttore appare riconoscibile: costruire una città meno dipendente dall’automobile, più accessibile e più orientata alla rigenerazione ambientale.
Naturalmente si può discutere sull’efficacia di ogni singolo progetto, sui tempi di realizzazione o sulle scelte tecniche. Ma intanto le opere ci stanno e si vedono.
Il centrosinistra senza proposta

Quello che invece non si riesce a cogliere nel campo del centrosinistra è una proposta alternativa altrettanto definita di governo del capoluogo. A dieci mesi dalle prossime elezioni il dibattito nell’area riformista è ancora incentrato su chi dovrà essere il candidato sindaco: se espressione del PD o del PSI.
Di fatto si è ancora a carissimo amico. Mentre resta totalmente assente la domanda più importante: quale idea di città si vuole costruire?
Lo scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry diceva che «una meta senza un piano è solo un desiderio». In politica il principio vale ancora di più: senza una visione, anche la migliore coalizione rischia di limitarsi a inseguire l’avversario invece di proporre un percorso diverso. A Frosinone il percorso della sinistra non solo non si vede ma proprio non c’è. O comunque non si percepisce.
Doppia velocità

Ed è forse questo l’aspetto più significativo che emerge dall’inaugurazione del Parco San Francesco. Mentre la coalizione che sostiene Mastrangeli continua a mostrare una surreale dicotomia (una macchina amministrativa che sforna opere come il forno di Carlo e Graziella Calabrese in via Marittima sforna pagnotte di pane, e una macchina politica incapace persino di mettersi d’accordo sul colore delle cartelline da usare per le delibere di giunta) dall’altra parte dell’aula il centrosinistra non è ancora riuscito a trasformare le critiche in un progetto alternativo di governo.
Manca la visione complessiva. Non c’è un progetto urbanistico di sviluppo, non c’è una politica ambientale, non c’è una proposta di recupero delle periferie. Come due amici che si mettono in macchina per fare un viaggio senza conoscere la meta: «Intanto partiamo, poi vediamo dove andiamo».
Per questo il Parco San Francesco non è solo un’opera pubblica: è un simbolo. Dice che mentre la politica arranca, l’amministrazione corre. E questo, alla fine, lo percepiscono benissimo anche i cittadini: perché le opere si inaugurano, le alchimie no.



