La tregua nel Pd non dura nemmeno ventiquattrore dall'elezione del Segretario Achille Migliorelli. Su Facebook esplode lo scontro tra Luca Fantini e Danilo Grossi. Segnali di nervi scoperti ai vertici. Il nuovo segretario deve già spegnere i primi incendi.
Il congresso finisce su Facebook
Certe volte i Congressi si chiudono con un applauso lungo e una foto di gruppo. Altre volte finiscono con un post su Facebook. Quello del Partito Democratico celebrato ieri alle Terme Pompeo a Ferentino non ha vissuto applausi fragorosi, non ha visto i big sgomitare per conquistare il posto d’onore nella foto ricordo scattata sul palco intorno al neo eletto Segretario Provinciale. (Leggi qui: Pd, congresso col freno a mano: la svolta nell’ultimo vertice).
È stato un Congresso arrivato dopo una gestazione lunga 13 mesi. Scandito dalle assenze con cui marcare il disappunto e le distanze: su tutte quelle di Marta Bonafoni (Coordinatrice della segreteria nazionale del Partito Democratico) e di Enzo Salera (sindaco del Comune più popoloso amministrato dal Pd in provincia di Frosinone). (Leggi qui: Al Congresso Pd scoppiano i casi Salera, Grossi e Alfieri).
Non si è concluso tra gli applausi. E nemmeno su Facebook. Lì’ semmai è proseguito, con la sua velenosa coda di polemiche. Come dimostrano i post di queste ultime ore. E lì, tra un “mi piace” e una replica piccata, si misura la temperatura reale del Partito. (Leggi qui: Il Pd secondo Migliorelli: meno correnti, più territorio).
Fiamme ai piani alti

Il neo segretario provinciale Achille Migliorelli ha appena finito di stringere mani e promettere unità che già deve infilarsi la tuta da pompiere. Gli incendi non partono dai circoli periferici: divampano ai piani alti. E lo dimostra lo scambio di battute — tutt’altro che rituale — tra Danilo Grossi, dirigente nazionale e riferimento del collettivo Parte da Noi vicino a Marta Bonafoni, e l’ex segretario provinciale Luca Fantini, che domenica ha passato formalmente il testimone.
Fantini pubblica un post di auguri al nuovo gruppo dirigente. Toni istituzionali, saluti generali, ringraziamenti. Nessuna enfasi particolare sul nuovo Segretario. Una scelta che qualcuno legge come sobrietà, qualcun altro come distanza politica.

Sotto quel post compare Grossi. E non è un commento di circostanza. “Ciao Luca. Mi sembra che ieri sia stato eletto anche un segretario provinciale. O sbaglio?” È una frase breve. Ma è una lama. Non è un errore grammaticale che si contesta. È un riconoscimento politico che si reclama. Non è un dettaglio comunicativo: è una questione di legittimazione.
Danilo Grossi e Parte da Noi hanno sostenuto dal primo minuto l’elezione di Achille Migliorelli. Lo hanno contrapposto a Luca Fantini, schierato per il bis da Rete Democratica (Sara Battisti e Claudio Mancini) e dai Riformisti di Guerini (Antonio Pompeo). Un braccio di ferro durato 13 mesi, nel quale hanno tentato di mediare sia dal Regionale che dal Nazionale. E concluso con un’intesa unitaria: sofferta ma andata in scena ieri.
Nel giro di poche righe, il Congresso unitario si trasforma in una scena da retroscena permanente. Perché quando la discussione si sposta sui social, significa che le tensioni non sono state davvero metabolizzate. Significa che la tregua è fragile. E che la partita è appena cominciata.
La replica che riapre le ferite

La risposta di Luca Fantini non è diplomatica. È orgogliosa. È personale e politica insieme. “Caro Danilo, forse come spesso ti è capitato in questi anni, ieri eri distratto. E non ti sei accorto che sono andato al tavolo della presidenza a fare personalmente gli auguri al nuovo Segretario…”
Ma il passaggio decisivo arriva subito dopo. È una valanga di sassolini appuntiti che escono dalle scarpe del Segretario uscente dopo averli abbozzati per mesi. “Ieri ho dovuto ascoltare una relazione in cui non si è fatto un cenno al mio lavoro mentre ti faccio notare che abbiamo un segretario perché io ho scelto il bene di questa comunità”.
Qui non si parla più di galateo. Qui si rivendica un sacrificio politico. Fantini dice, in sostanza: senza il mio passo indietro, nessuna soluzione unitaria. Senza la mia scelta, nessun congresso pacificato. Ci saremmo contati. Forse avreste vinto lo stesso: ma vi avremmo consegnato un Partito molto più lacerato di quello che è oggi.

E poi il colpo più diretto: “Quando vuoi ti spiego come si fanno gli accordi e come si mantengono, così ci risparmiamo un’altra caduta di stile dopo quella di ieri.”
Non è solo una risposta stizzita. È un messaggio indirizzato a tutta la platea interna. Gli accordi si fanno e si rispettano. E chi li rompe ne risponde.
Il tono sale ancora con la stoccata finale: “Su una cosa siamo d’accordo, basta ipocrisie.” Parola chiave: ipocrisia. È il vero fantasma che aleggia sul Pd provinciale. Perché il Congresso ha prodotto una sintesi formale. Ma non ha sciolto del tutto i sospetti reciproci. E per primo Danilo Grossi, ieri nel suo intervento all’Assemblea, aveva parlato di ipocrisie.
Questione di autorevolezza
Passano pochi minuti ed imbraccia la tastiera anche Sara Battisti, il pilastro di Rete Democratica sul territorio. Dal Congresso di ieri è uscita con i gradi di Presidente provinciale Pd: non che gli servissero per avere maggiore spessore, ne ha già abbastanza con la sua storia e con la doppia elezione in Consiglio Regionale del Lazio. Rete Democratica ha voluto quella casella per essere in posizione strategica, condividere la responsabilità, affiancare il Segretario espresso dalla componente di Area Dem con Parte da Noi.

Sotto al messaggio di Danilo Grossi, la presidente provinciale Sara Battisti scrive: “Caro Danilo Grossi l’autorevolezza non si eredita, non si acquista si costruisce giorno dopo giorno. Un dirigente nazionale dovrebbe gettare acqua e non benzina. Meno male che Daniele Leodori e Claudio Mancini lo hanno ricordato a tutti quanti noi ieri. D’altronde veniamo da lontano e andiamo lontano“.
È un passaggio al vetriolo. Perchè dice con garbo che Danilo Grossi sta assmendo una direzione politica del tutto in contrasto con quella espressa poche ore prima dal Segretario Regionale e dal Responsabile Regionale Enti Locali. Il che pone un problema più serio. E lo pone ad un livello più alto.
Migliorelli tra estintori e equilibrio
In mezzo a questo scambio c’è Achille Migliorelli. E non è una posizione comoda. È stato eletto con una maggioranza larghissima, quasi plebiscitaria. Ma la sua segreteria nasce in un clima ancora nervoso.

Lo scontro tra Danilo Grossi e Luca Fantini non è personale. È il riflesso della tensione sulla vice segreteria che era stata promessa e che non è stata assegnata, della parola “dignità” pronunciata in Assemblea, delle intese rimescolate all’ultimo minuto. È la prosecuzione del congresso con altri mezzi.
Il nuovo Segretario deve governare un Partito ufficialmente unito e sostanzialmente ancora diffidente. Deve tenere insieme le componenti, evitare che ogni divergenza si trasformi in arena pubblica, e farlo mentre incombono le elezioni Provinciali e il referendum.
C’è una regola non scritta nei Partiti: le guerre vere non scoppiano quando ci si insulta apertamente. Scoppiano quando ci si punzecchia in pubblico e ci si parla per interposta tastiera. Il Pd provinciale è uscito dal congresso. Ma non è ancora uscito dalla fase congressuale.
Per questo Migliorelli deve indossare subito la tuta da pompiere. Spegnere gli incendi senza negare che il fuoco c’è. Trasformare le rivalità in disciplina politica. E dimostrare che l’unità non è solo una fotografia scattata domenica. Perché un congresso può eleggere un Segretario. Ma solo la gestione quotidiana può costruire un Partito.



