PD Frosinone, la parabola dei sei ciechi e l’elefante

L'incontro a Roma tra Leodori e la delegazione dem di Frosinone su Pizzutelli si presta a doppia lettura: sostegno alla candidatura e segnale che la partita è salita al livello regionale. Ma mentre il PD resta in silenzio, nel PSI Iacovissi corre.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

«Sei persone cieche desideravano scoprire come era fatto un elefante, un animale che non avevano mai visto. Decidono quindi di toccarlo per comprenderne la forma, ma ciascuno di essi riesce a esplorare soltanto una parte del corpo dell’animale.

Il primo tocca l’orecchio e pensa che sia un grande ventaglio. Il secondo tocca una gamba e immagina un grande albero. Il terzo tocca la coda e la paragona a una corda. Il quarto tocca la zanna e parla di una sciabola. Il quinto tocca il fianco e descrive un’alta muraglia. Il sesto afferra la proboscide e descrive un serpente.

Alla fine, i ciechi litigano per diverso tempo convinti che la propria percezione sia l’unica corretta, senza capire che tutti stavano descrivendo lo stesso identico animale».

Una antica parabola indiana racconta di 6 ciechi e un elefante. Declinandola sulle vicende del Partito Democratico a Frosinone, l’incontro tra il Segretario Regionale del PD Daniele Leodori e la delegazione della provincia di Frosinone per parlare delle Comunali 2027 nel capoluogo, si presta a una duplice lettura. O percezione: come per i 6 non vedenti con l’elefante. La notizia però è la stessa.

Lo spiegone

Il Segretario Regionale Pd Daniele Leodori

La prima lettura. Dal tavolo regionale e dal Segretario Leodori arriva una sorta di “GO” alla strategia del Circolo cittadino dem: Angelo Pizzutelli è la proposta ufficiale del PD per la candidatura a sindaco del capoluogo nel 2027, al tempo stesso si apre al confronto con le altre forze politiche; si ricorre alle Primarie nel caso dovessero emergere più candidature a sindaco; in ogni caso la linea è quella della costruzione del Campo Largo con alleati e civici.

Una linea che, sulla carta, tiene insieme identità, metodo e ambizione. Fin qui, tutto lineare. “Tutto molto bello” avrebbe detto il grande Bruno Pizzul.

Ma c’è anche una seconda chiave di lettura: che in parte corregge la prima e forse spiega meglio quello che sta accadendo. La partita del centrosinistra nel Capoluogo è finita: si è impantanata dopo pochi metri e da quel momento non ha compiuto un solo passo in avanti verso la creazione di una coalizione. I Socialisti non intendono rinunciare al loro candidato. Punto. Il M5S già 5 anni ha non ha avuto la forza per eleggere un solo Consigliere ed altrettanto Avs da sola non non ha la forza elettorale per farlo. I civici non intendono imbarcarsi in un’avventura che al momento non ha né capo né coda. Ed il Pd in queste condizioni non è autosufficiente per essere competitivo. La situazione a Frosinone è questa ed è cementata. L’unica possibilità di uscire dal pantano (o se preferite, rompere il cemento) sta nelle mani del Pd Regionale.

Da Frosinone non se ne esce

Stefano Pizzutelli e Danilo Grossi

Guardando la scena con gli occhiali della politica, questa interpretazione appare la più aderente alla realtà. E la conferma sta proprio nell’incontro avvenuto a Roma: da Frosinone sono andati a chiedere di spostare la questione su un tavolo superiore. Perché da qui non se ne esce.

Una chiosa è d’obbligo. Non è un fallimento del Segretario cittadino Stefano Pizzutelli, nemmeno lo è del Segretario provinciale Achille Migliorelli. Se fallimento c’è va intestato all’intero Partito Democratico: per due anni si è concentrato nello scontro interno con il quale decidere chi comanda. Ed in questa guerra civile di stampo bosniaco è finito accerchiato anche il Circolo di Frosinone: nessun collegamento tra il Circolo ed il Gruppo consiliare, nessuna strategia condivisa. Quando una tregua è stata stabilita, l’orologio del Pd era in ritardo di due anni sui tempi del Psi che nel frattempo aveva già messo in campo il candidato e la coalizione con 5 liste.

In queste condizioni, ad oggi, alla candidatura di Angelo Pizzutelli come sindaco di Frosinone non crede nemmeno Angelo Pizzutelli. Come evidenzia il fatto che alla riunione sulle Comunali 2027 a Roma lui fosse assente. Quantomeno singolare. Come disse la senatrice americana Elizabeth Warren: «Se non hai un posto al tavolo, probabilmente sei nel menu».

Il silenzio tattico del PD

Angelo Pizzutelli (Foto © Stefano Strani)

Volendo mettere da parte la forma resta però la sostanza: da quando la Segreteria cittadina ha ufficializzato il nome di Angelo Pizzutelli, la campagna elettorale del Pd è scivolata in un incomprensibile silenzio tattico. Nessuna iniziativa, nessuna manifestazione, nessuna uscita pubblica, nessuna visione del capoluogo veicolata tra la gente. Nemmeno un manifesto 6×3 o almeno un volantino consegnato al mercato del giovedì a piazzale Europa, per dire: “ci siamo anche noi, ecco il nostro candidato“. Deserto dei Tartari anche sui social.

Per inciso, una candidatura non vince le elezioni per bollo notarile. Prima deve diventare una candidatura conosciuta (e ad Angelo Pizzutelli la notorietà personale non manca come dimostrano il suo migliaio di preferenze) ma soprattutto deve essere anche credibile e infine competitiva.

La lezione di Iacovissi

Il banchetto dei Socialisti

Anche per provare a bilanciare l’iperattivismo dell’altro candidato sindaco del centrosinistra, il Socialista Vincenzo Iacovissi. Che anche stamattina di buon’ora allestiva il gazebo in Via Aldo Moro per la raccolta firme sul Diritto alla Casa, scortato dal Segretario provinciale Psi l’eterno Massimo Calicchia e sotto lo sguardo vigile del dominus del Partito l’onorevole Gianfranco Schietroma. È la dimostrazione plastica di cosa significhi “fare il candidato sindaco”: stare in strada, costruire consenso, trasformare una proposta politica, in un progetto di governo della città.

Una lezione di presenza sul territorio, da parte di Iacovissi e del Psi che rende l’immobilismo dem surreale, che ripete fino allo sfinimento di avere il candidato sindaco ma poi non fa nulla per farlo conoscere a chi dovrebbe votarlo, nella nuova veste di candidato alla fascia tricolore.

Per come si stanno mettendo le cose, la percezione (solo quella) è che il Pd abbia speso il nome, importante ed elettoralmente pesante di Angelo Pizzutelli per mettere una fiche sul tavolo della trattativa con il Psi. Il problema è che i Socialisti non hanno arretrato di un millimetro sulla candidatura di Iacovissi, anzi hanno continuato a correre, come e più di prima.

E questo spiegherebbe, almeno in parte, perché la questione sia salita al livello regionale. La Segreteria romana può permettersi un tipo di interlocuzione molto ampia con i Socialisti, che il Circolo cittadino e comunque i livelli locali di qualsiasi Partito evidentemente non possono gestire o garantire. Il Regionale può mettere in campo il tema dell’unità nazionale delle forze di sinistra. Di fronte al quale nessuno può fare finta di nulla. Anche il Gruppo Pd di Frosinone che vede come il fumo negli occhi la possibilità di una convergenza sulla figura di Iacovissi. Se dovesse avvenire potrebbe sollecitarla solo il Regionale: impensabile che possa farlo il Circolo cittadino, si creerebbe una spaccatura interna tanto inevitabile quanto profonda.

Il fronte del Campo Largo

C’è poi il tema, allo stesso modo importante, della costruzione del Campo Largo nel capoluogo. Nonostante l’impegno, la determinazione e la disponibilità del Segretario cittadino dem Stefano Pizzutelli, la costruzione di una coalizione ampia e identitaria, fino ad oggi, ha prodotto risultati pari a zero.

La premessa è che da anni le altre forze di sinistra oltre a Pd e Psi a Frosinone non hanno un rappresentante in Consiglio Comunale. O meglio: non hanno avuto la forza elettorale per esprimerlo: questo rende l’interlocuzione e la costruzione nel Campo Largo molto più difficile. Le condizioni numeriche a Frosinone non sono quelle del modello nazionale o della Capitale. Ogni città ha la sua storia, ogni amministrazione il suo vissuto, ogni elezione il suo codice. Pensare di applicare, quando si vota, lo stesso schema a Roma, Frosinone, Viterbo e Rieti è una tentazione politicamente comprensibile ma estremamente complessa. Specialmente nel capoluogo ciociaro.

La somma nominale di sigle non basta a costruire una coalizione competitiva, se poi non si traduce in una proposta riconoscibile e alternativa di governo. Si fa presto a dire Campo largo: e poi?

Quindici anni di batoste

Frosinone non è Roma. Non lo è elettoralmente, non lo è politicamente e non lo è nella storia delle sue coalizioni. A Frosinone ci sono quindici anni di batoste elettorali del centrosinistra: zero tituli. Una lunghissima stagione di divisioni, candidature concorrenti e occasioni perse.

Il centrodestra ha governato prima per 10 anni con Nicola Ottaviani e poi con Riccardo Mastrangeli. Il centrosinistra invece con le sue scomposizioni, ha dimostrato sistematicamente una singolare quanto tafazziana abilità nel trasformare ogni possibilità di vittoria, in una sconfitta certa. E la strada intrapresa anche per il 2027 è quella “giusta”.

Forse serve un altro campo

Forse serve un altro concetto. Non necessariamente il Campo Largo ma magari un campo diverso. Le fusioni a freddo non sempre producono risultati replicabili. Una coalizione più civica, più trasversale, meno riconducibile alla sommatoria dei simboli di Partito. Un’alleanza capace di parlare anche a una parte di elettorato moderato, a mondi civici, ai Comitati (in primis a quello dello Scalo) a personalità oggi lontane dai Partiti e anche a elettori delusi dall’attuale amministrazione, ma non automaticamente disponibili a votare a sinistra.

E l’input non può venire da Frosinone, o comunque non solo. Serve una legittimazione ad agire più alta. La politica, in fondo, serve proprio a questo: far combaciare pezzi di un mosaico che sulla carta appaiono incompatibili. Il poeta e saggista francese Jean Cocteau amava dire: «Un vero capolavoro non è mai una combinazione di formule note». A Frosinone non serve un’opera d’arte al centrosinistra per provare a vincere le elezioni tra qualche mese ma semplicemente non fare, tutto quello che ha fatto fino ad oggi. La scrittrice americana Rita Mae Brown, una volta ha detto: «Follia è fare sempre la stessa cosa ed aspettarsi risultati diversi».

In tutto questo, il sindaco del capoluogo Riccardo Mastrangeli osserva e ringrazia. Nel frattempo inaugura opere e taglia nastri con la stessa frequenza con cui il bar Natale serve i cannoli alla crema la domenica mattina. Per lui la campagna elettorale è come per Rambo la giungla: è casa.