Pd, la pace è già finita: Salera riapre la guerra interna dopo il voto provinciale

Nemmeno il tempo di chiudere il Congresso provinciale e nel Pd tornano tensioni e accuse. Il sindaco di Cassino Enzo Salera attacca le correnti. I numeri gli danno in parte ragione ma aprono nuovi interrogativi.

Nemmeno il tempo del viaggio di nozze, neanche lo spazio per una fugace luna di miele: la stagione dei veleni e delle coltellate alla schiena nel Partito Democratico è ripartita. La pace che doveva essere sancita dall’accordo per il Congresso Provinciale celebrato la settimana scorsa si è rivelata solo una tregua armata. Labile. Molto labile. A percuotere i tamburi di guerra ieri sera è stato il sindaco di Cassino e neo consigliere provinciale Enzo Salera. Con forza. Tanta da farsi sentire con chiarezza dai nuovi vertici del Pd.

Con le urne ancora bollenti ha messo in chiaro  «Ho combattuto da solo all’interno del Partito Democratico: le due componenti sostenevano altri candidati. A me dispiace per il Partito: potevamo fare di più. Non avere allestito una lista competitiva, in modo da sostenere due soli candidati ci ha portati ad una perdita di voti notevole e questo è un grosso dispiacere».  (Leggi qui: Provincia, il vento gira a destra: Fratelli d’Italia primo partito, Salera scuote il Pd)

Cosa c’è di vero

I numeri sembrano dargli ragione. Rispetto alle elezioni di due anni fa il Pd è passato da 315 voti di sindaci ed amministratori a 248 voti di questa volta. Ma i numeri vanno analizzati.

Buona parte di quei 67 voti mancanti si concentrano sui 53 Comuni di fascia Blu (fino a 3mila abitanti) ed i 15 di fascia Arancio (da3mila a 5mila abitanti). Sviluppano un totale di 68 sindaci e 706 consiglieri comunali: nelle altre fasce i Dem hanno tenuto. Buona parte di quelle amministrazioni è civica e storicamente si orienta sul governo in carica nella Regione Lazio. Che oggi è di centrodestra. E infatti, se il voto fosse stato limitato a quelle due fasce, Fratelli d’Italia avrebbe eletto 5 Consiglieri Provinciali ed il Partito Democratico appena due.

Luigi Vacana appena raggiunto il quorum

Il Pd ieri ha perso circa il 10% di quel voto. E non tutto è andato a FdI: una parte è andata alla civica di Luigi Vacana che aggrega tutto un mondo Progressista esterno al Pd.

Ad attenuare la portata della sconfitta (che nel Pd nessuno nega) c’è poi anche un altro elemento. Quattro anni fa il Partito Democratico elesse 4 Consiglieri Provinciali ma il quarto era scattato grazie ai migliori resti una volta ripartiti i seggi pieni. Questa volta la lotteria dei resti (calcolo proporzionale con Metodo di Hondt) ha premiato la Lega.

Le due cose su cui riflettere

Sono due i temi sui quali il Segretario Provinciale Achille Migliorelli non potrà evitare di affrontare una riflessione interna quando terrà l’analisi del voto. Il primo: era impensabile spegnere letteralmente il Pd per 13 mesi dedicandosi solo alla lotta interna per il Congresso e pensare che gli elettori non se ne sarebbero accorti. Il Partito Democratico deve rendersi conto che in questi 13 mesi di lotta interna ha rischiato di uccidersi: l’entità del danno è tutta da calcolare.

Achille Migliorelli

Il secondo punto. Il Pd ha un fortissima impronta identitaria ed a ricordarlo sono i 599 voti di lista che non hanno avuto abbinata una preferenza. Va analizzato da dove vengano ed a chi appartengano: qualcuno nel Pd non si è sentito rappresentato dai quattro candidati messi in campo. E per dirlo con chiarezza nemmeno ha votato gli altri messi come ‘riempi lista‘. Potrebbe avere avuto un peso l’assenza di una figura storica come quella del vicepresidente uscente della Provincia Enrico Pittiglio, sindaco capace di raccordare un’intera area geografica interna della Ciociaria e punto di riferimento politico non solo nella Valle di Comino.

Se così fosse, il Pd a questo punto deve chiedersi quanto il ricambio sia utile e quanto autolesionista. E quanto abbia attenuato la scelta di un candidato come Luca Fardelli, esterno a quell’area: geografica e politica. Una scelta fatta da Rete Democratica e dai Riformisti di Guerini in base ad un ragionamento geografico: il sud della Ciociaria in questi anni è stato sottorapresentato. Eleggere un secondo consigliere provinciale di Cassino assegna a quell’area geografica il peso che realmente merita su uno scenario come quello provinciale.

Cosa dice il voto

Enzo Salera

Il voto assegna ad Enzo Salera una innegabile Golden Share: se vuole, il Partito lo designerà ad occhi chiusi come suo candidato presidente alle Provinciali che a fine anno dovranno eleggere il dopo Luca Di Stefano, civico e frutto di un accordo trasversale. Ma il primo a frenare su questa ipotesi, già ieri sera, è stato proprio Salera. Perché sa benissimo che degli 8.183 voti ottenuti, la metà gliel’ha garantita il voto ponderato della sua maggioranza: dove ogni Consigliere di Cassino vota come se avesse 319 schede in mano. Con i restanti 4mila voti è un po’ ambizioso pensare di diventare presidente.

Chiaro che Enzo Salera potrebbe avviare le trattative con gli altri Partiti dell’arco Progressista e costruire un Campo Largo. Ma con chi? Mentre il centrodestra ha contato su Fratelli d’Italia + Lega + Forza Italia + Noi Moderati, il centrosinistra in provincia di Frosinone è in totale solitudine. Non c’è un sindaco del Movimento 5 Stelle e nemmeno uno di Alleanza Verdi Sinistra. Un campo trasversale lo potrebbe innescare meglio Germano Caperna: sindaco prog di Veroli a capo di una coalizione civica e con ampie capacità di dialogo oltre confine.

Germano Caperna

Salera potrebbe giocare quella Golden Share sul tavolo delle candidature per le Regionali 2027. Ma anche lì occorrerà un lavoro supplementare: le scorse votazioni hanno detto con chiarezza che una massa immensa di voti come i 15mila centrati da Antonio Pompeo non sono stati sufficienti ad entrare. Senza una strategia interna è quasi impossibile centrare l’elezione: ma Salera in queste ore sta qualificando il suo risultato come il frutto del ‘voto libero ed indipendente dalle componenti‘.

Niente donne l’otto marzo

Ma anche il sindaco Salera ha qualcosa su cui rivedere i conti. È mancato qualcosa: schede Verdi alla mano, sono 13 i voti che ha ottenuto dalla sua maggioranza. Ne mancherebbero due. Uno è giustificato: è di una Consigliera che da tempo aveva programmato un viaggio all’estero con la famiglia, prenotato ben prima che venisse fissata la data delle Provinciali. L’altro, per ora pare quello di un franco tiratore.

Da evidenziare poi il risultato personale della Consigliera Sara Battisti con Antonio Pompeo. Se in FdI Alessia Savo centra l’elezione di Simone Paris e Daniele Maura raggiunge la conferma di Andrea Velardo, l’asse Battisti-Pompeo (che in Regione sta all’opposizione) elegge Luca Fardelli ma con un considerevole distacco sugli altri due Consiglieri di maggioranza.

Antonio Pompeo

Nella tornata elettorale dell’otto marzo a Frosinone nessuna donna è stata eletta a piazza Gramsci. Nel Pd ne fa le spese Antonella Di Pucchio: il suo è stato il quarto nome classificato, la prima dei non eletti. Due anni fa su di lei si concentrò il voto ponderato proprio di Antonio Pompeo che però questa volta è andato in asse con quello di Sara Battisti ed insieme hanno eletto Luca Fardelli.

A proposito di scenari. Il risultato di ieri rimette al centro dello scenario politico il presidente Luca Di Stefano. Tanto Enzo Salera quanto il centrodestra scoprono di non essere autosufficienti per l’elezione di un nuovo presidente di loro gradimento. È lo stesso scenario che si era generato nelle scorse elezioni Presidenziali di quattro anni fa. Ora inizia il lavoro delle diplomazie per individuare il punto di equilibrio della prossima tornata: Luca Di Stefano ha fornito ampie garanzie politiche ed amministrative. E meglio dell’usato garantito c’è poco.