Produzione al minimo e futuro incerto: il Pd porta la crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino al Nazareno, chiedendo interventi immediati e una strategia industriale chiara prima del piano annunciato per il 21 maggio.
Sedici giorni lavorati in tre mesi. 2.916 vetture prodotte mentre tutti gli altri stabilimenti Stellantis in Italia crescevano. È bastato guardare quei numeri per capire che la crisi di Cassino non poteva restare una questione di provincia. Ieri il Partito Democratico l’ha portata al Nazareno.
Non per piangere al capezzale di un colosso dell’Automotive nazionale. Ma per presentare richieste precise. Al fine di metterle a punto, il Pd ha riunito nella sua sede nazionale le rappresentanze sindacali regionali e provinciali, il sindaco di Cassino, i rappresentanti territoriali del Partito. Non solo: elemento nuovo e significativo, c’erano anche la coordinatrice della Segreteria nazionale Marta Bonafoni ed il responsabile industria del Pd Antonio Misiani con il Segretario regionale Daniele Leodori. La vertenza Cassino diventa ufficialmente vertenza nazionale.
Le richieste

Dall’incontro sono emerse due richieste precise e una direzione politica chiara. Il Segretario regionale Daniele Leodori ha chiesto la convocazione di un Consiglio regionale straordinario ed ha sollecitato il presidente della Regione Francesco Rocca ad agire con forza sia nei confronti dell’azienda che presso il Governo nazionale. «La crisi dello stabilimento di Cassino è la cartina di tornasole di una difficoltà più ampia del sistema industriale nazionale, segnata dall’assenza di una chiara strategia di sviluppo», ha dichiarato Leodori.
La vicesegretaria regionale con delega al Lavoro, Valeria Campagna, ha annunciato una mobilitazione permanente del PD su tutti i livelli istituzionali: «il caso Stellantis ha una rilevanza che va oltre il territorio: riguarda l’intero Basso Lazio e rappresenta una questione chiave per lo sviluppo industriale del Paese».

Antonio Misiani si è impegnato, insieme all’intera Segreteria nazionale, a portare la vertenza nelle sedi parlamentari, cercando risposte certe sul futuro dello stabilimento. Tra i tavoli si sussurra che potrebbe mettere la sua firma per prima, sotto al documento da portare in parlamento, direttamente la Segretaria nazionale Elly Schlein.
Nelle prossime settimane sono previsti ulteriori momenti di confronto, con il coinvolgimento anche del Consorzio Industriale del Lazio — il cui ruolo, sottolinea il PD, sarà decisivo per il rilancio del territorio.
Il quadro

La riunione al Nazareno arriva in un momento preciso della vertenza. La grande mobilitazione del 20 marzo a Cassino aveva riacceso i riflettori sulla crisi produttiva dello stabilimento e sull’indotto. Il tavolo in Regione Lazio — con la vicepresidente Roberta Angelilli, l’assessore Alessandro Calvi, il commissario del Consorzio Industriale Raffaele Trequattrini ed i sindacati — aveva prodotto una prima certezza: il sito non sarà parcellizzato né destinato ad usi non industriali. Una garanzia importante, ma non sufficiente a risolvere il problema centrale.
Il problema è la mancanza di certezze. I rumors filtrati dal ministero in questi giorni parlano di un possibile interesse della cinese Dongfeng ad occupare quell’ampia metà di stabilimento che è diventata di troppo da quando è cambiato il modo di realizzare le auto. Il ministro dello Sviluppo Economico Adolfo Urso ne ha fatto cenno nei giorni scorsi a margine di un evento sulla Motor Valley a Bologna. Peccato che gli stessi ambienti siano quelli che avevano detto al sindaco di Piedimonte San Germano Gioacchino Ferdinandi che al sito era interessata anche la nuova joint venture tra Leonardo e Rheinmetal per la produzione di veicoli militari blindati. (Leggi qui: Dal motore al blindato: il Cassinate davanti al bivio Stellantis).
Senza prospettiva

Il fatto è che manca una prospettiva. Che per primo il ministro Adolfo Urso non può elaborare perché anche a lui mancano gli elementi base del problema. Quel problema si chiama piano industriale. Stellantis lo presenterà il 21 maggio, quando il CEO Antonio Filosa illustrerà le strategie per gli stabilimenti italiani. A Cassino è stata assegnata la piattaforma STLA Large BEV per le future Alfa Romeo Stelvio e Giulia, anche in versione ibrida. Ma il lancio dei nuovi modelli — inizialmente previsto entro la fine del 2025 — è stato rinviato senza una nuova data e poi soppresso. Il terzo modello top di gamma annunciato resta avvolto nell’incertezza. (Leggi qui: Stellantis nel tunnel: linee pronte, Giulia e Stelvio cancellate, 2 anni di deserto per Cassino).
Nel frattempo lo stabilimento lavora a singhiozzo. 2.130 addetti, attività ridotta a 5-6 giorni al mese, oltre 600 lavoratori in contratto di solidarietà. Il 26 aprile scadono gli ammortizzatori sociali per Stellantis, il 30 aprile quelli per Trasnova, Logitech e Teknoservice. Nelle prossime ore ci sarà un nuovo confronto con i sindacati per ragionare sul futuro dell’indotto.
Il significato politico

La scelta del PD di portare la vertenza al Nazareno ha un significato che va oltre la solidarietà sindacale. Significa riconoscere che Cassino non può essere gestita come una crisi locale da delegare ai territori: richiede una pressione politica coordinata a livello nazionale, capace di interagire con Stellantis su scala europea e con il Governo su scala italiana.
In questo senso, la presenza di Misiani — responsabile industria nella segreteria nazionale — è il segnale più concreto della giornata. Non un endorsement politico di circostanza ma un impegno a portare la vertenza nelle commissioni parlamentari, prima che il 21 maggio riduca i margini di intervento.

Il Consorzio Industriale del Lazio, citato esplicitamente come soggetto da coinvolgere nelle prossime settimane, è l’altro elemento chiave. Il commissario Trequattrini ha già dimostrato, nel tavolo regionale, di avere una visione precisa su come trasformare la crisi in opportunità — dalla comunità energetica agli incentivi per la riconversione industriale. Integrarlo nel percorso politico del PD significa portare competenza tecnica dove spesso prevale la sola retorica.
La data che conta

Il 21 maggio rimane l’appuntamento decisivo. Tutto quello che accade prima — le riunioni, le richieste, le mobilitazioni — serve a costruire una pressione credibile affinché il piano industriale di Stellantis riservi a Cassino le risposte che lo stabilimento aspetta da troppo tempo.
Sedici giorni lavorati in tre mesi. E quando sarà il momento di aggiornare il dato al I Quadrimestre la media non sarà migliore. È questo il numero che misura l’urgenza. E che rende ogni giorno perso — in attesa di una data, di un piano, di una risposta — un giorno in più sulle spalle di oltre duemila lavoratori e delle loro famiglie.


