La ritrovata unità nel Pd provinciale riduce gli spazi per ambizioni personali. La reazione di Enzo Salera nasce dal timore di restare fuori dai giochi futuri, mentre il ruolo di Di Stefano ridisegna gli equilibri.
Il timore è quello di essere tagliati fuori. Di non raggiungere la meta che avevano stabilito da tempo: collocando un loro nome nelle liste per le elezioni Regionali, in quelle per la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica. C’è questo dietro alla ‘rivolta‘ di Enzo Salera dopo l’annuncio fatto martedì sera: dal suo candidato alla guida del Partito Democratico Provinciale Achille Migliorelli e dal Segretario provinciale uscente Luca Fantini. Dopo tredici mesi di divisioni, i big del Partito hanno ritrovato la sintesi per il prossimo Congresso. E l’hanno trovata in piena sintonia con i livelli regionali. (Leggi qui: Stessa scuola, stessa lingua: così Battisti e De Angelis hanno ricucito il Pd).
Reazioni marginali

Dopo una giornata trascorsa al telefono tra chiamate e messaggi sulle chat di area, Enzo Salera ieri ha concluso la serata a Frosinone. In un ristorante. Se doveva essere la mobilitazione per la chiamata alle armi contro quell’intesa è andato a dormire con una consapevolezza: all’appello hanno risposto appena quelli sufficienti per giocare una partita a scopa. Dalle chiamate fatte ad un’intera armata si sono presentati a tavola quelli necessari per comporre una pattuglia.
Qual è il motivo di risentimento? Achille Migliorelli è o non è un Segretario provinciale ‘bendetto‘ da Salera perché finalmente il Pd viene messo nelle mani di un cassinate? È vero o non è vero che durante la giornata ha cominciato a dire ai suoi amministratori di prendere in considerazione l’ipotesi di non candidarsi e non votare la lista del Pd alle prossime provinciali? Cosa c’è dietro l’anatema lanciato contro il presidente della Provincia Luca Di Stefano che tre anni fa ha battuto il candidato schierato da Salera spaccando il Pd? Soprattutto: cosa chiedono lui e gli altri partecipanti alla non affollata riunione?
Le risposte sono note. Alcune fanno parte dell’umana reazione per una rotta che non si è riusciti a condurre nel porto di attracco desiderato. Altre si spiegano con la convinzione di non essere considerato come vorrebbe. Il cerchio si chiude se si tiene conto del vero punto politico della discussione.
Vediamo le varie risposte.
Poco considerato

Nelle sue affermazioni, il sindaco Enzo Salera insinua che Alessioporcu.it e Ciociaria Oggi siano stati ispirati da un Consigliere regionale Dem nella notizia che entrambi hanno lanciato martedì. Il tono della voce diventa sorpreso quando sia Corrado Trento (il responsabile del settore Politico del quotidiano cartaceo) e sia Alessio Porcu (il responsabile di questo giornale on line) svelano al sindaco il nome della fonte che li ha informati. Non è un segreto: è una comunicazione pubblica del Segretario designato Achille Migliorelli e dell’uscente Luca Fantini. Il che rivela una cosa.
E cioè che né il nuovo né il vecchio Segretario provinciale hanno chiesto il permesso al sindaco. Non lo hanno informato prima dell’intesa raggiunta in Federazione. Il che ha innescato una parte della sua rabbiosa reazione.

Ha preso fuoco quando l’indomani ha visto la foto pubblicata su Ciociaria Oggi. Ritrae intorno ad un tavolo quelle che Salera ritiene fossero le due delegazioni trattanti. In realtà è una foto d’archivio: è sufficiente osservare gli abiti, Francesco De Angelis indossa una polo Lacoste a maniche corte. A gennaio sarebbe al quanto temerario.
Salera era convinto che né lo avessero chiamato né lo avessero informato. Vere entrambe le cose. Ma non in maniera così plateale. Nessuno lo ha avvertito perché il Segretario del Partito Democratico (uscente e subentrante) non deve chiedere permessi. E la riunione culminata nell’intesa, comunque nasceva anche da un suo viatico politico: fino all’ossesisone Salera ha sollecitato che trovassero un accordo.
Il ruolo di Luca Di Stefano

A mandare letteralmente fuori di testa il sindaco è stato il dettaglio sul ruolo avuto dal presidente della Provincia, Luca Di Stefano. Salera ha preteso per tutta la giornata di mercoledì una smentita a quanto scritto martedì sera da Alessioporcu.it . Invece quel ruolo di ‘catalizzatore‘ è vero, c’è stato, viene confermato da tutti. Il presidente della Provincia ha convinto Francesco De Angelis (presidente Pd del Lazio, leader della componente Area Dem) e Sara Battisti (Consigliera regionale, leader di Rete Democratica) a sedersi intorno ad un tavolo e tornare a parlare la stessa lingua che hanno parlato per circa dieci anni, orima di arrivare alla rottura.
Enzo Salera poi dice che il Partito Democratico non è un Ufficio di Collocamento, insinuando che alla base dell’intesa ci fosse la necessità di sistemare gli altri due protagonisti del tavolo. E cioè il Segretario uscente Luca Fantini e l’ex presidente della Provincia Antonio Pompeo.

Affermazione non troppo elegante. Perchè Antonio Pompeo è titolare di un affermato Studio Legale ma più ancora è ascoltata voce in contesti politici regionali e nazionali: è lui il referente regionale dei Riformisti ed è lui ad interfacciarsi con l’ex ministro Lorenzo Guerini. Non è esattamente uno in cerca di occupazione. Tanto quanto non lo è il Segretario uscente Luca Fantini: la sua esperienza di mediazione, di contatto con i sindaci, la conoscenza dei regolamenti, lo rendono il terminale ideale per molti punti che chiedono un raccordo tra politici e tecnici. Chiaro che nessuno si farà sfuggire un’esperienza simile. Meno di tutti Luca Di Stefano.
Perchè lo urta
Perché Luca Di Stefano urta in maniera così evidente il sistema nervoso del sindaco Enzo Salera? Il sindaco di Sora ha battuto il candidato del suo collega di Cassino nelle scorse elezioni Provinciali. Ed ha una visione amministrativa delle cose ben diversa dagli orizzonti di Salera. Non è una questione di modo. Ma di traguardi, prospettive, interpretazioni del futuro per i cittadini ed il territorio.

C’è di più. Luca Di Stefano tra un anno andrà a rinnovo. E negli ambienti politici cassinati è stata intercettata più volte la voce di un Enzo Salera che avrebbe gradito proporsi personalmente agli elettori. Ma le ambizioni di diventare Presidente della Provincia passano necessariamente attraverso i voti: che tre anni fa Salera ha dimostrato di non avere e che ora sognava di poter intercettare se una spaccatura in due nel Pd avesse tenuto divisi Francesco De Angelis e Sara Battisti.
Il ruolo di facilitatore nella trattativa per ricomporre l’unità del Partito Democratico cambia completamente le prospettive. Sia per Di Stefano e sia per Salera. Che ha avuto tredici mesi per interpretare il ruolo svolto ora dal suo giovane collega. (Leggi qui: Unità Pd a che prezzo: l’ombra lunga di Di Stefano sulla corsa di Salera).
Gli emarginati e la garanzia

Diventa più chiaro allora il timore che ha alimentato il malcontento di ieri: tenendo il Pd diviso, alcune individualità contavano di avere una via quasi certa per la candidatura in Regione, alla Camera ed al Senato. Con il Pd che torna unito ed un dialogo ritrovato tra Francesco De Angelis e Sara Battisti molte ambizioni tornano in soffitta.
A raffreddare la situazione è stato oggi il neo Segretario. Rassicurando tutti sul fatto che le future candidature le deciderà la prossima Segreteria: lo ha scritto nella sua dichiarazione ufficiale di queste ore.
Esprimo grande soddisfazione per il consenso unanime che si è raccolto attorno alla candidatura. Ringrazio il Segretario uscente Luca Fantini, che lascia in eredità a questo percorso il lavoro di questi anni.
Si tratta di un passaggio decisivo, che consente finalmente di superare l’immobilismo e di proiettare il partito in una nuova fase, rimettendo al centro i temi fondamentali e i bisogni concreti delle persone.
Ringrazio tutte le aree politiche del Partito che hanno lavorato a questa proposta unitaria, partendo da quelle che hanno proposto la mia candidatura e da chi ora vi si è riconosciuto con spirito unitario. Il mio impegno sarà quello di guidare un partito unito, nel pieno rispetto di tutte le sensibilità che condividono il percorso.
Sono felice che le mie linee programmatiche sulle quali ho costruito la mia mozione, frutto di un lavoro e di tanti incontri in questi lunghi mesi, possano diventare patrimonio collettivo del partito e arricchirsi con il lavoro e le idee di altre sensibilità.
L’unità del partito non nasce dall’omologazione delle posizioni, ma dalla condivisione di una visione comune capace di dare senso e direzione alle nostre differenze.
Ora l’attenzione è rivolta al congresso del Partito Democratico, chiamato a eleggere il segretario della federazione, il suo gruppo dirigente per lavorare all’alternativa alle destre che governano il paese e la Regione Lazio.
Tutte le scelte future, comprese quelle relative agli appuntamenti politici ed elettorali, saranno discusse e deliberate dal rinnovato gruppo dirigente della federazione.
Un percorso di partecipazione e di democrazia che deve rafforzare l’unità del Partito Democratico e che, come ci ricorda la segretaria Elly Schlein, ci impegna a essere testardamente unitari nella costruzione dell’alleanza più ampia possibile, per tornare a vincere e a guidare il centrosinistra.
Non fa una grinza. Una specie di orsacchiotto di pezza per calmare gli incubi ai più piccoli. I più smaliziati invece sanno bene che, in qualunque posizione la si voglia mettere, Francesco De Angelis e Sara Battisti se dialogano hanno i numeri per prendere qualsiasi decisione. E questo lo certificano le tessere. Come ha dimostrato l’intesa di martedì.



