Per l’Unicas 35,8 milioni di euro: resta il quinto ateneo per dotazione

Il ministero dell'Università ha firmato il decreto di riparto del Ffo per l'anno accademico 2026-2027: al Lazio vanno complessivamente 967,5 milioni di euro, in crescita rispetto al 2025. All'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale la quota assegnata è di 35,8 milioni

Trentacinque milioni e ottocentomila euro. È la cifra che il ministero dell’Università e della Ricerca ha assegnato per il prossimo anno accademico all’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, nell’ambito del decreto di riparto del Fondo di Finanziamento Ordinario firmato dalla ministra Anna Maria Bernini.

Una somma che, presa isolatamente, dice relativamente poco: va letta dentro la cornice più ampia di un Lazio universitario che, nel complesso, vede crescere le proprie risorse. E dentro la gerarchia di un sistema regionale dominato dai grandi atenei della Capitale.

Un ateneo che tiene la propria posizione

Il Ffo è lo strumento cardine con cui lo Stato sostiene il funzionamento delle università statali: didattica, ricerca, personale. Per il 2026-2027 lo stanziamento nazionale sale a 9,415 miliardi di euro, 25,6 milioni in più rispetto al 2025 e il 26 per cento in più rispetto al 2019.

Al Lazio, in questo quadro, va una fetta che sfiora il miliardo: 967,5 milioni di euro, in aumento di 4,4 milioni sull’anno precedente e del 21,8 per cento rispetto a sette anni fa.

Dentro questa cifra regionale, la distribuzione tra i sei atenei pubblici racconta una gerarchia consolidata, che vede la Sapienza assorbire da sola oltre 555 milioni di euro, seguita da Tor Vergata con 174 milioni e da Roma Tre con 138,7 milioni, quest’ultima in crescita del 2 per cento. Più staccati la Tuscia di Viterbo, che sale a 48,1 milioni (+2,3 per cento), e, appunto, l’Unicas con i suoi 35,8 milioni, davanti soltanto al Foro Italico, fermo a 15,8 milioni.

Cosa significa, in concreto, questa cifra per Cassino

Marco Dell’Isola

Il dato acquista significato se si guarda a come viene composto il finanziamento. Il Ffo si articola infatti in due componenti principali: una quota base, che tiene conto del costo strutturale dell’ateneo, degli scatti stipendiali e delle risorse per il personale tecnico-amministrativo, calcolata anche sulla spesa storica sostenuta negli anni; e una quota premiale, legata alla qualità del sistema universitario, alle politiche di reclutamento e ai risultati della Valutazione della qualità della ricerca (Vqr), lo strumento con cui l’Anvur misura la produttività scientifica degli atenei italiani.

Per un’università di dimensioni intermedie come quella di Cassino e del Lazio Meridionale, la componente premiale rappresenta la leva su cui è possibile incidere più direttamente nel tempo, guadagnando terreno rispetto ai grandi atenei romani. Che, per dimensione storica, assorbono la quota più consistente dei fondi.

Da quest’anno, peraltro, il Ffo introduce anche una linea di finanziamento specifica per i progetti strategici presentati dagli atenei: un canale ulteriore, e in parte inedito, attraverso cui realtà come l’Unicas possono provare a intercettare risorse aggiuntive al di là della sola dotazione ordinaria.

Il giudizio degli organismi di garanzia

Sul decreto sono stati acquisiti i pareri della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, dell’Anvur e del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari.

La Crui ha espresso parere pienamente favorevole, sottolineando come l’impianto della ripartizione assicuri un equilibrio tra la valorizzazione del merito e la stabilità economico-finanziaria degli atenei, e ha giudicato positivamente la scelta di procedere a una ripartizione tempestiva delle risorse, utile a garantire alle università certezza sulle assegnazioni fin dall’inizio dell’esercizio.

Resta da capire, nei prossimi mesi, come l’ateneo cassinate intenderà utilizzare questa dotazione e se riuscirà a intercettare quota parte del nuovo canale dedicato ai progetti strategici, in un contesto regionale dove la distanza dalle grandi università romane resta strutturale. La cifra di 35,8 milioni non è né un record né un campanello d’allarme: è piuttosto la fotografia di un ateneo di provincia che tiene la propria posizione in un sistema Ffo nazionale in leggera ma costante crescita.