Un progetto che 'riciccia' dopo due anni. Ed innesca una discussione politica diventata in poco tempo virale. L’Isola Verde Digitale proposta da Paola Polidoro torna al centro del dibattito di Cassino. L’idea raccoglie il sostegno di Lega, Fratelli d’Italia e civici, diventando il primo punto di convergenza del centrodestra contro il progetto dell’amministrazione.
Per due anni è rimasta lì, come una di quelle idee annotate sul margine di un programma elettorale. Poi, quasi senza preavviso, l’Isola Verde Digitale per piazza Labriola è tornata al centro della scena politica cassinate. Non solo come progetto urbano: ma come possibile punto di aggregazione per le opposizioni.
Durante la campagna elettorale per le amministrative di Cassino, la proposta di trasformare piazza Labriola in una Isola Verde Digitale era passata quasi inosservata. A distanza di due anni l’idea, lanciata addirittura nel 2021 da Paola Polidoro – già candidata sindaco delle liste civiche di Jammi Cassino e La Libellula – riccende il dibattito politico cittadino.
Cosa prevede l’Isola Verde Digitale

La proposta immagina piazza Labriola come un’area pedonale verde attrezzata con postazioni coperte per studio, lavoro e relax dotate di Wi‑Fi gratuito e un mini anfiteatro: nella zona della fontana in disuso davanti al Palazzo di Giustizia. Una mini galleria per associazioni musicali e teatrali. Prevede aree verdi con alberi progettate per facilitare la manutenzione e un’area giochi ripensata, chiusa di notte per prevenire vandalismi.
La riqualificazione darebbe senso alla chiusura parziale di corso della Repubblica, integrandola in un progetto di pedonalizzazione. Dopo le elezioni, Polidoro ha riferito che il sindaco Enzo Salera aveva apprezzato l’idea, ma ora tocca all’amministrazione decidere se proseguire o optare per un piano alternativo.
FdI, Lega, Alternativa: la linea comune
Il fatto è che all’improvviso, dopo due anni, quell’idea ed i suoi rendering sono ricicciati all’improvviso. Come quei post che riemergono dalla memoria dei social a distanza di tempo e quando tutti li avevano dimenticati. Basta un like, un commento e riaffiorano dal passato: identici a prima ma riletti sotto una luce nuova. Più chiara e meno inquinata dalle passioni della campagna elettorale.

Così, in poche settimane, l’idea è rotolata al centro della politica cittadina. Ed il Direttivo della Lega l’ha definita «concreta e di buon senso», ha spiegato che una piazza verde e vivibile è un dovere per tutte le forze politiche. Il Partito guidato in città da Vincenzo Marrone ha precisato che la visione di Paola Polidoro corrisponde a una comunità che ritrovi aggregazione nei luoghi pubblici. Non solo. Ha invitato «tutte le forze politiche a offrire un contributo serio e costruttivo».
Passa qualche ora ed anche Alternativa Popolare dice la sua: il rappresentante Antonio Vizzaccaro ha giudicato «molto positivo il dibattito aperto per proporre la rigenerazione urbana di piazza Labriola». Per Vizzaccaro, l’iniziativa incarna l’approccio raccomandato dall’Unione Europea: coinvolgere i cittadini nei progetti e sfruttare l’EUI – il programma europeo Urban Initiative – per ottenere cofinanziamenti fino a 2 milioni di euro .
Il sostegno di LibDem e Futura

Miracoli di una comunicazione nella quale le notizie si rilanciano e si alimentano, diventando virali senza che un guru sia alle loro spalle a spingerle o soffiare sul fuoco del dibattito. E così anche i Liberaldemocratici si sono schierati. Naturalmente, a favore. Carmine Di Nallo, segretario provinciale, ha definito l’Isola Verde Digitale una risposta concreta e sostenibile alla «proposta molto esosa» presentata dal Comune , ricordando che incarna valori come sostenibilità ambientale, innovazione digitale e partecipazione civica.
Ne nasce insomma un dibattito trasversale. Nel quale si tuffa anche la destra tradizionale, Fabio Marino di Fratelli d’Italia ha parlato della necessità di una riqualificazione globale della città; a suo avviso la piazza deve conciliare tradizione e innovazione e l’idea di Polidoro coniuga risparmio economico, attenzione all’ambiente e valorizzazione dello spazio pubblico.

Poche ore dopo si è aggiunta l’associazione Futura. La presidente Maria Vittoria Andreotti ha definito la proposta «decisamente condivisibile» e ha osservato che Cassino necessita di aree verdi con uno sguardo all’evoluzione tecnologica. Andreotti ha rilanciato l’idea di un referendum cittadino consultivo, già proposta da Di Mambro, per coinvolgere tutta la cittadinanza; secondo lei «non si può pensare di amministrare senza coinvolgere» .
Il quesito politico
La convergenza fra Lega, Fratelli d’Italia, Liberaldemocratici, Alternativa Popolare e associazioni civiche su un progetto nato fuori dai Partiti solleva una domanda: perché l’Isola Verde Digitale, ignorata durante la campagna elettorale, diventa oggi il minimo comun denominatore delle opposizioni cassinati? La risposta sta nell’attuale momento del centrodestra. In città, la coalizione di opposizione fatica a trovare una proposta identitaria capace di competere con il centrosinistra di Salera. Ritrovarsi su un’idea civica diventa un modo per tornare a parlarsi, costruire un fronte comune e sfilare la bandiera del «buon senso» all’amministrazione.

La crisi di identità del centrodestra si nota nel timore di apparire come un fronte del “no” e nell’incapacità di elaborare un’alternativa al progetto da 3 milioni di euro del Comune. Un’idea nata dal basso come l’Isola Verde Digitale diventa allora un punto di raccolta: non impegna bilanci (almeno per il momento) parla di sostenibilità e tecnologia, rimanda all’Europa e permette di rivendicare concretezza. Nel linguaggio di FdI, Lega e liberaldemocratici è al tempo stesso “tradizione e innovazione” , “luogo di cultura, arte e partecipazione” e “proposta concreta e di buon senso”.
Alla ricerca di un percorso
Alla fine, la vicenda insegna che una semplice idea può diventare l’inizio di un percorso. Per Paola Polidoro l’Isola Verde Digitale nacque come alternativa a un progetto considerato economicamente insostenibile; oggi quella stessa idea ha messo insieme esponenti di partiti che spesso non dialogano su altro. Se il dibattito proseguirà, il progetto potrebbe trasformarsi in un laboratorio di partecipazione, con un referendum consultivo come proposto dal Consigliere Comunale Carmine Di Mambro e un confronto tecnico sui fondi europei suggerito da Vizzaccaro. O più semplice una proposta alternativa alla visione urbanistica dell’amministrazione comunale.
Per Cassino potrebbe essere l’occasione di discutere la qualità degli spazi urbani e il ruolo della tecnologia nelle piazze. Per il centrodestra, un modo per riscoprire una narrazione comune che vada oltre le appartenenze e torni a parlare di idee. Ed è già un inizio.



