Pietro Franzese pedala in Ciociaria: tre giorni tra borghi, storia e natura

Dal nord al sud della provincia, il viaggio del creator e cicloturista accompagnato da "Come in Ciociaria". Un itinerario lontano dal turismo di massa tra paesaggi, memoria, tradizioni e sapori. «Una terra sincera, tranquilla e silenziosa. Venite a visitarla. I percorsi ci sono, bisogna solo mettersi in sella». Ma non mancano le criticità come la mancanza di parcheggi sicuri per i mezzi

Alessandro Salines

Lo sport come passione

Tre giorni in bicicletta per attraversare la Ciociaria da nord a sud, lasciandosi alle spalle le rotte del turismo di massa e seguendo invece strade secondarie, borghi, aree naturali e luoghi della memoria. È il viaggio compiuto da Pietro Franzese, volto noto del cicloturismo e del bikepacking, accompagnato dai ragazzi di “Come in Ciociaria”, il progetto imperniato nella costruzione di itinerari dedicati a chi sceglie la bicicletta per conoscere un territorio.

Un percorso che ha collegato idealmente la “porta del nord”, Paliano, con quella del sud, San Vittore, attraversando alcune delle realtà più significative della provincia. Un viaggio fatto di chilometri, ma soprattutto di incontri con un territorio che, come ha osservato lo stesso Franzese, «ha tanto da offrire».

La partenza da Ferentino

Il primo giorno è cominciato a Ferentino, città dalla storia antichissima e dalle imponenti mura ciclopiche, le “Hernica Saxa” che ancora oggi raccontano le origini della comunità. Da qui il percorso ha raggiunto il Lago di Canterno, in un paesaggio dove la natura e le tradizioni rurali convivono ancora in modo evidente.

Tra il verde e i cavalli allo stato brado, la bicicletta è diventata il mezzo per entrare lentamente nel territorio, prima di raggiungere Fiuggi, importante punto di riferimento anche per l’accoglienza dedicata ai cicloturisti. La giornata è proseguita verso Collepardo, con la sosta alla Certosa di Trisulti, e si è conclusa a Veroli, tra i vicoli del centro storico e le numerose testimonianze del suo patrimonio culturale.

Dalla Scala Santa alla Mamma Ciociara

Il secondo giorno ha riportato il gruppo a Veroli, dove l’itinerario ha preso avvio dalla Scala Santa, uno dei luoghi religiosi più particolari del territorio. Poi di nuovo in sella, attraverso Pofi e Ripi, fino alla valle di Amaseno. Qui il viaggio ha incontrato un’altra componente essenziale dell’identità ciociara: la tradizione agricola e gastronomica. La sosta con bresaola di bufala e prodotti tipici ha rappresentato un momento per conoscere il territorio anche attraverso le sue produzioni.

La salita verso Castro dei Volsci, il “Balcone della Ciociaria”, ha segnato invece uno dei passaggi più intensi del viaggio. Davanti alla “Mamma Ciociara”, il gruppo si è fermato per ricordare le vittime e le sofferenze della popolazione durante gli anni della guerra. Un momento di memoria prima di riprendere il percorso verso Ceprano e quindi Arpino, città di Cicerone e uno dei centri storici più rappresentativi della provincia.

L’arrivo a Isola del Liri ha chiuso la seconda tappa. Nel cuore del centro storico, la cascata di 27 metri ha accompagnato l’arrivo dei cicloturisti, mentre le architetture della Cartiera Lefebvre hanno aggiunto un’altra pagina alla storia industriale della città.

L’ultima tappa tra Posta Fibreno e Montecassino

Il terzo giorno è partito da Sora, in direzione della Riserva Naturale del Lago di Posta Fibreno. Un tratto immerso nella natura prima della salita verso Picinisco, dove il gruppo ha fatto tappa a Casa Lawrence. La dimora, legata alla presenza dello scrittore D.H. Lawrence e alle suggestioni che questi luoghi seppero offrirgli, è stata anche l’occasione per una pausa dedicata alla cucina locale.

Il percorso è poi sceso nuovamente nella valle per affrontare una delle salite più significative dell’itinerario: quella verso Montecassino. L’Abbazia, che domina il paesaggio da quasi quindici secoli, è stata uno dei punti culminanti del viaggio. Un luogo che racchiude storia, cultura e spiritualità, ma anche la memoria della devastazione della Seconda guerra mondiale e della successiva ricostruzione.

L’ultima parte del percorso ha portato Franzese e il gruppo nella Valle del Liri, fino ad Aquino, dove l’area archeologica di Aquinum conserva le tracce dell’antica città lungo la Via Latina.

«Una terra sincera, tranquilla e silenziosa»

A raccontare il senso dell’esperienza, al termine del viaggio, sono state soprattutto le parole di Pietro Franzese. «Ho trovato un territorio da scoprire ed esplorare, poco conosciuto e lontano dal turismo di massa. Per chi viaggia in bicicletta ha davvero tanto da offrire: strade secondarie, silenziose e immerse nel verde», ha spiegato il creator.

Una fotografia della Ciociaria che Franzese ha sintetizzato in tre aggettivi: «sincera, tranquilla e silenziosa». Il suo invito è diretto: «Venite a visitarla. I percorsi ci sono, bisogna solo mettersi in sella». Dal viaggio è emersa anche una considerazione concreta sul futuro del cicloturismo locale: la necessità di aumentare i parcheggi sicuri per le biciclette all’esterno di ristoranti e locali, un servizio che potrebbe rendere ancora più semplice e sicura la sosta dei cicloturisti.

Un viaggio finito, una strada ancora da percorrere

Turismo a la carte in Ciociaria

Tre giorni non sono bastati per raccontare tutto. La Ciociaria attraversata da Franzese è infatti un territorio fatto di piccoli centri, strade rurali, aree naturali, siti archeologici e testimonianze storiche che difficilmente possono essere racchiusi in un unico itinerario.

Ma il viaggio ha avuto anche il merito di mostrare una possibilità concreta: conoscere la provincia lentamente, pedalando, fermandosi nei borghi e incontrando le comunità. Franzese ha promesso di tornare per continuare l’esplorazione. E “Come in Ciociaria” è pronto ad accompagnarlo ancora. Perché, in questo territorio, la strada non è soltanto il collegamento tra una destinazione e l’altra. Può diventare essa stessa il viaggio.