Forza Italia incalza l’amministrazione Mastrangeli sui locali dei Piloni e rivendica un controllo rigoroso sugli atti. Tra richieste di documenti, scontri politici e continui cambi di casacca, a Frosinone il mandato elettorale appare sempre più ribaltato.
Forza Italia non arretra di un millimetro. Tiene sotto pressione l’amministrazione Mastrangeli. Su ogni pratica: dagli affidamenti degli affari legali agli incarichi tecnici, verificando anche le autorizzazioni. È come l’assedio di Leningrado da parte della Wehrmacht che, con 872 giorni, è entrato nella storia per essere stato il più lungo della Seconda Guerra Mondiale. Ma si concluse con un nulla di fatto per gli assedianti. Chissà come finirà quello di Frosinone.
In particolare, sui locali comunali dell’area “I Piloni“: Forza Italia torna a far sentire la propria voce, con la determinazione di chi ha deciso di presidiare ogni passaggio amministrativo della consiliatura.
Le carte mancanti

I consiglieri forzisti Pasquale Cirillo e Maurizio Scaccia riaprono il fronte polemico contestando, nero su bianco, la risposta dell’Amministrazione comunale alla recente interrogazione azzurra sullo stesso argomento. A loro giudizio, più che chiarire i dubbi pregressi solleva nuovi interrogativi.
Nel mirino finisce il riscontro firmato dal dirigente del Settore Lavori Pubblici, l’ingegner Ivano Petrillo. Una risposta che, secondo i due Consiglieri, si limita ad un elenco generico di interventi di messa in sicurezza e adempimenti tecnici, senza però fornire ciò che in politica e amministrazione fa la differenza: gli atti. Niente certificazioni allegate, nessun riferimento puntuale a documenti protocollati, zero possibilità di verifica concreta.

Il passaggio politicamente più delicato riguarda la questione dei Vigili del Fuoco. L’Amministrazione sostiene che non fosse necessaria alcuna autorizzazione preventiva perché i locali non sarebbero attualmente utilizzati né destinati a un riuso immediato. Una tesi che Cirillo e Scaccia smontano con un’obiezione tanto semplice, quanto politicamente incisiva: “come si concilia questa affermazione con l’avvio di una manifestazione di interesse per l’affitto degli stessi spazi?“
Se si cercano conduttori, quegli ambienti devono essere quantomeno valutati sotto il profilo dell’agibilità e della sicurezza. O no? Questo è in estrema sintesi l’obiezione di Scaccia e Cirillo.
Il collaudo ed il certificato
Altro nodo: il collaudo strutturale ed il certificato di Regolare Esecuzione Lavori citati nella risposta dirigenziale. Ma mai mostrati. Nessuna copia, nessun estremo di deposito. Una mancanza che, secondo Forza Italia, rende impossibile stabilire se i locali siano davvero idonei ad ospitare attività e quindi a produrre entrate per le casse comunali.

Non convince neppure il riferimento a futuri “approfondimenti tecnici” legati a eventuali nuove destinazioni d’uso. Per i consiglieri azzurri è un modo elegantemente burocratico per rinviare le responsabilità, lasciando però una domanda sospesa nell’aria: oggi, allo stato attuale, quei locali sono pronti o no per essere locati?
Al di la delle controdeduzioni fornite, la lettura politica è estremamente chiara. Cirillo e Scaccia rivendicano il loro ruolo di controllo politico-amministrativo e bollano la risposta dell’Ente come un atto meramente formale, insufficiente a soddisfare una legittima richiesta di accesso agli atti. Da qui la richiesta, ribadita con forza, di avere tutta la documentazione: lavori eseguiti, collaudi, certificazioni, valutazioni di agibilità, tutto firmato e protocollato. Astenersi perditempo.
La partita più ampia
Ma dietro la questione tecnica si intravede una partita più ampia. Forza Italia, ormai da più di un anno all’opposizione del sindaco Riccardo Mastrangeli, continua a presidiare i dossier sensibili del patrimonio comunale, scegliendo una linea di opposizione rigorosa, puntigliosa (a Frosinone però si dice tignosa, rende meglio l’idea), documentale, quasi notarile. Una strategia che punta ad inchiodare l’Amministrazione sulla trasparenza e sulla coerenza tra annunci politici e atti amministrativi.

I “Piloni”, insomma, rischiano di diventare molto più di una mera vicenda tecnica: un simbolo del rapporto sempre più teso tra maggioranza e l’opposizione rappresentata da FI. Un banco di prova della capacità dell’Amministrazione Mastrangeli di reggere l’urto di un controllo politico che i Consiglieri azzurri, a quanto pare, non hanno alcuna intenzione di mollare.
Un po’ come un call center con il tuo numero di cellulare quando non hai voglia di rispondere: non smette più di squillare. E non serve mettere la modalità silenziosa.
Il campo cambiato
Forza Italia intende giocarsi le sue carte quando arriverà il momento di tornare alle urne. Agli elettori dirà di non avere fatto parte di questa maggioranza, nonostante ci fosse stata eletta. Il sindaco Riccardo Mastrangeli nel 2022 venne eletto alla guida di una coalizione di centrodestra, il suo nome civico venne espresso dal leghista Nicola Ottaviani. Oggi di quel fronte resta poco o nulla: 18 Consiglieri comunali su 32 che compongono l’Aula di Frosinone hanno cambiato fronte (passando dall’opposizione alla maggioranza o viaggio al contrario) oppure Partito. A Frosinone non serve più seguire i consigli comunali. Basta seguire i traslochi.

Valigie politiche sempre pronte, giacche reversibili, bussole smagnetizzate. Il mandato elettorale dei cittadini? Ribaltato come un calzino dopo una giornata di pioggia. Chi era stato votato a destra oggi siede a sinistra. Chi doveva fare opposizione oggi regge la maggioranza. E viceversa. Un girotondo che neanche alle feste di paese. Non è più trasformismo: è mobilità sostenibile. A impatto zero, ma a impatto democratico devastante.
L’ultimo caso, quello registrato la settimana scorsa: Andrea Turriziani, uscito dalla Lista Marini per approdare al Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli. Che ora sta in maggioranza dopo aver sostenuto il Dem Domenico Marzi contro il sindaco eletto Riccardo Mastrangeli.
Cambiare tutto perché nulla cambi
La cosa più curiosa non è il cambio di banco. È il silenzio. Nessuna spiegazione pubblica agli elettori. Nessuna scusa. Nessun “ho cambiato idea perché”. Solo una lettera protocollata e via, nuova casa. Nel frattempo liste che spariscono, gruppi che si dissolvono, simboli che diventano decorazioni. La Lista Marini evapora senza che l’ex sindaco Michele Marini che l’aveva ispirata ne sappia nulla. Un capolavoro.

E poi il resto della compagnia: consiglieri eletti con il sindaco Mastrangeli che diventano opposizione restando ufficialmente nella sua lista. Altri che fanno il giro lungo e tornano in maggioranza con un nome civico nuovo di zecca. Ex avversari che diventano stampelle decisive. Maggioranze che si reggono su appoggi esterni più ballerini di una sedia a tre gambe. Il tutto mentre il cittadino guarda e si chiede: ma io chi ho candidato, davvero?
Perché una cosa è cambiare idea. Un’altra è cambiare campo senza mai rendere conto. Qui non c’è evoluzione politica. C’è una fiera dell’opportunismo, con biglietto gratuito e posto in prima fila. In due anni si è svuotata la lista del sindaco: o meglio sono rimasti al suo interno Anselmo Pizzutelli e di Maria Antonietta Mirabella ma hanno cambiato rotta politica andando in conflitto con quella di Riccardo Mastrangeli.
Più netto il terzo componente della Lista Mastrangeli: Francesco Pallone è uscito e si è accasato nell civica FutuRa, costituita da altri due fuoriusciti dalla maggioranza di centrodestra: Maria Teresa Petricca e Giovambattista Martino, eletti nelle file della lista Ottaviani.
Palestra di democrazia

Poi si è assistito all’abbandono del capogruppo della lista Frosinone Capoluogo, Pasquale Cirillo, schierato con Mastrangeli alle elezioni e poi confluito in Forza Italia. In questo caso è anche il Partito storico dell’alleanza di centrodestra che è passato all’opposizione con il capogruppo Maurizio Scaccia. Mentre Cinzia Fabrizi, eletta negli azzurri, è entrata a far parte della lista Ottaviani.
Altro passaggio è quello del capogruppo della Lega Giovanni Bortone, oggi anche lui sui banchi dell’opposizione. Nel centrosinistra il salto di banco più clamoroso è stato quello di Domenico Marzi, sindaco di centrosinistra per due mandati e candidato ancora una volta contro il centrodestra di Mastrangeli: oggi sta sostenendo da indipendente il suo avversario, insieme al Gruppo composto da Alessandra Mandarelli e Carlo Gagliardi.
Non li ha seguiti il quarto componente del Gruppo: Armando Papetti ha lasciato la lista Marzi ed ha aderito al Partito Socialista restando all’opposizione. Claudio Caparrelli, eletto nell’opposizione con il Polo Civico da mesi è passato in maggioranza. Esattamente come Francesca Campagiorni che ha aderito a Fratelli d’Italia.
Uscita doppia

Clamorosa anche l’uscita del Presidente del Consiglio comunale Massimiliano Tagliaferri che ha lasciato la lista Ottaviani dichiarandosi indipendente ma restando a sostegno del sindaco Mastrangeli. Più ancora la doppia uscita di Christian Alviani: prima è uscito dalla lista Ottaviani per passare a Forza Italia pretendendo che non si facesse alcun accordo con il sindaco. E dopo poche settimane è tornato in maggioranza nelle file della civica Identità Frusinate.
La politica locale dovrebbe essere palestra di democrazia. A Frosinone rischia di sembrare una sala d’attesa, dove si resta finché conviene e poi si passa alla porta accanto. Alla fine, l’unica cosa stabile è l’instabilità. E l’unica certezza è che il voto, così, vale sempre un po’ meno. Non perché i cittadini sbagliano a scegliere. Ma perché qualcuno ha smesso di rispettare quella scelta.
(Foto di copertina © FrosinoneMiPiace)



