Piove su Ceccano e l’asfalto scappa. Scuola allagata, bambini a casa

L’acquazzone di settembre fa saltare l’asfalto rifatto un mese fa. Badia Maiura allagata, bambini rispediti a casa nel primo giorno di scuola. E la politica si accusa su chi ha fatto cosa. Ma il punto non è quello.

Ceccano, venerdì mattina. Come tanti Comuni del nord della provincia, si è svegliata sotto un acquazzone che sembrava una punizione biblica. Una pioggia torrenziale, una bomba d’acqua, una di quelle che quando finiscono ti chiedi se hai lasciato aperta l’arca.

Ma mentre qualcuno si chiedeva se fosse il caso di mettere la moka o il salvagente, in una parte della città succedeva l’incredibile. Un asfalto rifatto neanche un mese fa è letteralmente saltato. Sollevato. Sbriciolato. Come se sotto ci fosse stato un geyser. Nel frattempo, al Plesso di Badia Maiura, i bambini – zainetto in spalla e occhi ancora pieni di sogni estivi – sono arrivati davanti al cancello. Hanno varcato la soglia della scuola. E sono stati costretti a tornare indietro. Tutto allagato.

Il biglietto da visita: la scuola allagata

Una scena che non si dimentica facilmente. Perché la prima cosa dello Stato che un bambino incontra è proprio la scuola, non il Parlamento, non il Quirinale. È quell’aula, quella porta, quel banco: è lì che un bambino capisce se lo Stato funziona o no. E se al primo giorno di scuola ti dicono: “Torna a casa, c’è l’acqua dentro” è una ferita. Piccola ma che lascia il segno.

Ma il problema più profondo è uno: uno Stato che dice di voler bene alla scuola, la finanzia. La protegge. La mette al centro. Perché non esiste crescita, non esiste civiltà, non esiste progresso senza un sistema scolastico sicuro, funzionante, moderno: se lo Stato non investe nelle scuole è come se smettesse di investire su se stesso. E qui arriviamo al punto: se i Comuni non ricevono fondi, i sindaci possono fare ben poco: nulla conta se in municipio siede il centrodestra di Roberto Caligiore o il centrosinistra di Andrea Querqui. Possono tappare le buche, mettere secchi sotto le infiltrazioni, al massimo spostare una classe. Ma non possono ricostruire muri marci o rifare interi plessi scolastici.

Perché quando succede una cosa del genere, non è lo Stato a metterci la faccia. È il sindaco. È lui che si becca gli insulti, le proteste, le urla. È lui che si trova davanti le mamme inferocite. E le mamme, si sa… fanno sempre più paura della pioggia.

La faccia ce la mette sempre il sindaco

Andrea Querqui con la fascia da sindaco

Dalla prima mattinata, il sindaco Andrea Querqui si è messo al lavoro per trovare una soluzione alternativa. Si è presentato anche personalmente davanti alla scuola dove  ha dovuto fare i conti con le mamme: fa parte del gioco. Perché anche chi governa da poco più di 100 giorni si ritrova a rispondere per problemi vecchi di 20 anni. Del resto, fare il sindaco in Italia è un po’ come fare il parafulmine sotto un temporale: ti becchi la scarica, pure se non l’hai accesa tu la nuvola.

Ma non è stata l’unica magagna della giornata. Il manto di asfalto saltato – ironia della sorte – è lo stesso che, poco più di un mese fa, era diventato oggetto di una corsa a chi se lo intestava. Da una parte l’assessore Giulio Conti che da giorni e giorni si faceva vedere in Provincia per sbloccare il cantiere. Dall’altra parte Rino Liburdi, segretario cittadino di Fratelli d’Italia, che sui social aveva scritto a chiare lettere: “Non è merito dell’attuale amministrazione. È un lavoro della Provincia, programmato ai tempi in cui Daniele Maura era presidente del Consiglio provinciale”.

Paternità doppia

Eppure, basta ricordare le vicende di qualche settimana fa per capire che entrambi hanno avuto un ruolo. Giulio Conti, da assessore determinato com’è, era praticamente diventato un mobile fisso nei corridoi della Provincia, tanto che qualcuno gli aveva quasi suggerito di piantare una tenda lì dentro, visto il numero di sopralluoghi e sollecitazioni. Liburdi, dal canto suo, rivendicava pubblicamente che il merito fosse della precedente amministrazione provinciale.

Una gara a intestarsi il merito di un’opera che, alla prima pioggia seria, si è letteralmente… disintestata. Ma il punto – politicamente parlando – non è chi l’ha fatto rifare. È che si è rifatto male. Perché un asfalto nuovo che salta alla prima pioggia è una vergogna. E non si può far passare per intervento virtuoso un lavoro superficiale, fatto più per tagliare il nastro che per reggere un temporale.

Badia Maiura: la storia infinita

Rino Liburdi

La situazione alla scuola di Badia Maiura, però, va raccontata per intero. Non è un fulmine a ciel sereno (o meglio, a cielo grigio). È una criticità strutturale che esiste da decenni, ben prima di Andrea Querqui, ben prima dell’attuale amministrazione, ben prima del centrodestra di Caligiore battuto alle urne poco più di tre mesi fa.

Sì, è vero: iniziare il primo giorno di scuola e tornare a casa è un’immagine che pesa sulla nuova Giunta. Ed è vero che qualcuno ha già iniziato a cavalcarla, a strumentalizzarla, ad usarla come clava politica. Ma è altrettanto vero che nessuna amministrazione, in soli 100 giorni, può sistemare decenni di degrado. E sì, il sindaco poteva valutare l’emissione di un’ordinanza preventiva. Ma i temporali moderni sono come i tweet di Musk: in trenta minuti cambiano tutto.

Il terremoto d’acqua e quello delle mamme

Andrea Querqui (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

Andrea Querqui questa mattina si è svegliato con due terremoti: uno fatto d’acqua; l’altro fatto di mamme inferocite, sotto Palazzo Antonelli o magari sotto casa, pronte a rovesciargli addosso l’acqua piovana e quella politica. Non è arretrato. Ha risposto. Ha parlato con le famiglie, ha raccolto le segnalazioni, ha detto chiaramente che si sta già cercando una soluzione alternativa. E in queste ore si attendono i comunicati ufficiali da Palazzo.

Quello di Ceccano non è un caso isolato: viviamo in un’epoca in cui certi eventi atmosferici stanno diventando la normalità. Basta chiedere al sindaco di Sora Luca Di Stefano che pochi mesi fa si è ritrovato sommerso da un’alluvione imprevista. O guardare a quanto accaduto in Emilia-Romagna: le alluvioni non sono solo colpa della pioggia. Sono frutto anche di anni di consumo del suolo, di urbanizzazioni aggressive, di manutenzioni mancate, di scelte sbagliate. Sono, in qualche modo, la risposta della natura a decenni di eccessi. Una ribellione silenziosa che ogni tanto grida. E oggi ha gridato forte.

Scuola, politica e tifoseria

Palazzo Antonelli

Questa mattina, puntuali come l’acqua che usciva dai tombini, sono arrivati anche i commenti dei politici ceccanesi. Tutti, nessuno escluso. Chi a difendere, chi ad accusare, chi a riscrivere la storia dell’asfalto come se fosse il finale di una serie Netflix. Da una parte, l’opposizione inferocita, che ha puntato il dito contro il sindaco, accusandolo di essere poco attento e poco pronto.  Dall’altra, la replica è stata secca: “In dieci anni avete lasciato una città nel degrado. Comprese le scuole”. Il solito ping-pong politico, insomma, giocato sopra le pozzanghere.

Ma forse – e diciamo forse per educazione – in certe situazioni la politica dovrebbe fare un passo indietro. Quando si parla di scuola, di bambini, di sicurezza, la tifoseria va messa da parte. Non è una partita da vincere su Facebook a colpi di screen o di ricordi selettivi. È un momento da gestire con lucidità e responsabilità.

Perché se il primo giorno di scuola diventa terreno di scontro politico, allora il problema non è solo l’acqua. È la deriva del senso delle istituzioni.

La frana in centro

La frana in centro

Come se non bastasse, nella notte appena trascorsa una frana ha interessato una zona del centro di Ceccano. Fortunatamente non ci sono stati feriti, né danni gravi a persone o abitazioni. Ma il segnale è chiaro e inquietante.

Cosa significa tutto questo? Che le emergenze dell’Emilia-Romagna non sono poi così lontane da noi. Che il dissesto idrogeologico è un problema reale, profondo e che non guarda in faccia a nessuno. E che servono interventi seri, urgenti, programmati. Ma anche qui, come sempre, servono fondi. Oggi è stata una frana che non ha coinvolto nessuno. Ma domani? Chi può dirlo?

Ceccano oggi ha fatto i conti con i limiti dell’uomo e con la pazienza della natura. Ha fatto i conti con una scuola che non regge la pioggia e con un asfalto che non regge le ruote. Ha fatto i conti, ancora una volta, con una politica che litiga su chi ha fatto cosa, ma spesso si dimentica che la qualità di un’opera non si misura dalla firma sul progetto, ma dalla tenuta nei giorni di pioggia. E allora sì, si può discutere, si può recriminare, si può spiegare. Ma i bambini tornati a casa oggi non hanno bisogno di spiegazioni. Hanno bisogno di certezze. E ce lo stanno urlando da sotto i loro zainetti zuppi d’acqua.