Il congresso del Pd di Frosinone segna l’ascesa di Stefano Pizzutelli alla guida del Partito (e noi, lo avevamo detto un anno fa). Ma tra divisioni interne, nodo alleanze con il PSI e scelta del candidato sindaco, la sua si annuncia come una sfida complessa
Domenica 29 marzo non è soltanto la domenica delle Palme. A Frosinone è anche il giorno in cui il Partito Democratico prova a rimettere ordine dentro sé stesso, celebrando un Congresso che arriva dopo anni di navigazione a vista.
Salvo sorprese, la guida del Circolo passerà nelle mani di Stefano Pizzutelli, figura dialogante, riconducibile all’area della segretaria nazionale Elly Schlein e già riferimento della civica Frosinone in Comune.
Situazione complicata

Non è una semplice elezione interna. È un passaggio politico che arriva in ritardo ma che adesso diventa inevitabile. Perché il Pd del Capoluogo arriva a questo appuntamento in condizioni complicate.
Negli ultimi anni ha perso coesione, ha smarrito una linea politica riconoscibile e soprattutto non è mai riuscito a costruire un’opposizione realmente incisiva alla giunta Riccardo Mastrangeli. Non tanto per incapacità dei singoli consiglieri, quanto per una mancanza strutturale: l’assenza di una regia politica condivisa. Segreteria e gruppo consiliare hanno proceduto su binari paralleli, senza mai incrociarsi davvero. Il risultato è stato un Pd presente ma non determinante, reattivo però raramente propositivo.
È dentro questo scenario che si inserisce la sfida di Pizzutelli. Il giorno dopo la sua elezione si troverà davanti un Partito da ricostruire quasi da zero: nei rapporti interni, nelle alleanze esterne, nella credibilità complessiva. Un lavoro complesso, perché i pezzi del puzzle esistono ma sono sparsi e spesso incompatibili tra loro. E rimetterli insieme richiederà non solo pazienza ma anche una capacità politica non banale.
Il nodo-PSI

Il primo nodo è quello delle alleanze. Il rapporto con il PSI di Gian Franco Schietroma oggi appare sbilanciato. I Socialisti hanno già fatto le loro mosse: hanno un candidato, Vincenzo Iacovissi, una struttura organizzativa attiva, quattro liste civiche pronte e una narrazione politica già avviata. Il Pd, invece, deve ancora decidere da dove partire e soprattutto con chi. Il rischio è evidente: arrivare tardi a una partita che altri hanno già iniziato a giocare.
Ed è qui che si apre la questione più delicata: convergere su Iacovissi oppure rivendicare una candidatura autonoma. È una scelta che pesa, perché tiene insieme identità e strategia. Da una parte c’è il gruppo consiliare – Angelo Pizzutelli, Fabrizio Cristofari e Norberto Venturi – che spinge per una soluzione identitaria: il Pd deve esprimere il candidato sindaco, anche in virtù del suo peso numerico come primo Partito d’opposizione. Dall’altra c’è la necessità, molto più concreta, di costruire una coalizione larga capace di vincere. E in politica la regola è semplice: se non sei abbastanza forte da solo, devi saper sommare.

Il problema è che oggi il Pd a Frosinone sembra non avere né la forza per correre in solitaria né la sintesi per correre insieme.
È qui che la partita diventa davvero complicata. Perché Pizzutelli dovrà ricucire un rapporto con il PSI che da anni è attraversato da diffidenze e incomprensioni, senza però dare l’impressione di inseguire o di subire. Un equilibrio sottile, che richiede tempismo e credibilità.
La partita dell’allargamento tra dissidenti e civici
Ma non finisce qui. C’è un altro fronte da aprire, quello dell’allargamento. In aula consiliare esistono consiglieri eletti con Mastrangeli che oggi stanno stabilmente all’opposizione. Sono potenziali alleati ma anche interlocutori complessi. Coinvolgerli significa costruire un campo più ampio ma anche esporsi al rischio di una coalizione fragile, destinata a sgretolarsi alla prima difficoltà. La vera sfida, quindi, non è mettere insieme pezzi, ma costruire una proposta politica che regga nel tempo.

Infine c’è il terreno decisivo, quello del civismo.Quartieri come lo Scalo e il centro storico esprimono da tempo un malessere evidente verso alcune scelte dell’amministrazione. Qui sono nati comitati, associazioni, movimenti spontanei che chiedono attenzione, ascolto e soluzioni concrete.
È lì che si costruisce consenso vero. Ma anche su questo terreno il Pd arriva in ritardo, mentre il PSI ha già iniziato a muoversi. E a Frosinone una cosa è chiara da sempre: le elezioni si vincono proprio in questi pezzi di città.
Alla fine, il quadro è semplice solo in apparenza. Stefano Pizzutelli dovrà tenere insieme tutto: Partito, alleanze, candidato, coalizione, civismo. E dovrà farlo senza consumarsi politicamente. Una missione difficile, che dirà molto non solo del suo futuro ma anche di quello del Pd cittadino. Perché la vera domanda resta sullo sfondo: il Partito Democratico a Frosinone vuole tornare a essere locomotiva oppure si accontenta di restare vagone?
La risposta arriverà presto. E questa volta non basteranno le intenzioni.



