Pompeo suona la sveglia a Migliorelli

Con un’intervista dai toni misurati ma politicamente incisivi, Antonio Pompeo manda segnali chiari alla segreteria provinciale del PD: il risultato del referendum non è una vittoria di partito e gli accordi congressuali vanno onorati. Sullo sfondo, il nodo della vicesegreteria, il ruolo di Fantini e la richiesta di una linea politica più netta sulle alleanze.

Una serie di messaggi: per dire che non è andato in vacanza, non ha affatto accantonato la politica per la professione. Segnali precisi per chi conosce il contesto, inviati direttamente a chi in questo momento manovra le leve del vapore nel Partito Democratico provinciale. Per ricordargli che c’è un percorso da completare e ci sono patti da rispettare. Antonio Pompeo — due volte sindaco di Ferentino, due volte presidente della Provincia di Frosinone, oltre 15.000 preferenze alle ultime Regionali, riferimento dei Riformisti di Lorenzo Guerini nel Lazio ha affidato l’altro giorno quei messaggi a Corrado Trento per le pagine di Ciociaria Oggi.

L’avvertimento sul referendum

(Foto: Vince Paolo Gerace © Imagoeconomica)

Il punto di partenza è il referendum. Pompeo invece di cavalcare il risultato, lancia un avvertimento. Quel voto, fa notare, non è una vittoria del PD. È una vittoria più larga — dentro ci sono i Partigiani dell’ANPI, i giovani che si sono riconosciuti nei valori costituzionali, quella parte maggioritaria di società civile che non vuole vedere la Costituzione smantellata. Il centrosinistra rischia di cullarsi su un risultato che non gli appartiene in esclusiva. E chi si addormenta sui risultati degli altri, di solito, si sveglia tardi.

È un messaggio che vale come promemoria per tutta la sinistra ciociara. Ma è soprattutto un modo per ricordare che il consenso reale — quello che si costruisce sul territorio, quello che porta 15mila voti alle Regionali — non si eredita dai movimenti civici. Si guadagna sul campo dopo averlo costruito anno dopo anno.

Il vero punto: le cambiali da pagare

Ma il passaggio politicamente più rilevante dell’intervista riguarda il Segretario provinciale Achille Migliorelli, anche se il nome non viene mai pronunciato. Pompeo parla di metodo, di accordi congressuali, di impegni che ancora attendono di essere onorati.

Achille Migliorelli

Migliorelli è stato eletto segretario provinciale sulla base di un accordo unitario tra le componenti. Quell’accordo prevedeva cose precise: una segreteria condivisa, la vicesegreteria all’area Pompeo-Guerini, la valorizzazione dell’ex segretario Luca Fantini — figura che era stata garantita e che invece è rimasta ai margini. A distanza di mesi, nessuno di questi punti è stato rispettato. Non c’è la segreteria. Non c’è la vicesegreteria. E nemmeno è arrivata la valorizzazione di Fantini.

Pompeo lo dice con la precisione chirurgica di chi ha imparato che le parole pesano: la questione della vicesegreteria è «una questione di metodo» e l’assegnazione alla sua area sarebbe «la giusta e ovvia conseguenza» di ciò che è emerso nella fase congressuale. Traduzione: un accordo è un accordo. Se non viene rispettato, chi lo ha subito non è obbligato a fare finta di niente.

I numeri come argomento

Lorenzo Guerini ed Antonio Pompeo

Pompeo cita i suoi numeri con la discrezione ma ci tiene che vengano notati: due mandati da sindaco di Ferentino, due mandati da presidente della Provincia, 15.000 preferenze alle ultime Regionali. «Dimostrando di saper intercettare sia i voti dei cittadini che degli amministratori».

È un argomento politico. Se un’area esprime questo consenso reale sul territorio e si ritrova senza vicesegreteria, senza segreteria, senza valorizzazione del proprio ex segretario — qualcosa nell’accordo non ha funzionato. O meglio: qualcuno ha preso gli impegni e non li ha onorati.

Le alleanze e il civismo mascherato

Sul tema delle alleanze per le prossime comunali, Pompeo è netto: «occorre una linea chiara, mai detto che le civiche non servono». Ma aggiunge la distinzione che gli sta a cuore: «non ci si può nascondere dietro il civismo mascherato quando si fanno accordi con pezzi di centrodestra». È la critica a quel modello di amministrazione trasversale che dissolve l’identità del centrosinistra nel nome della governabilità.

Il fatto è che la questione è più vasta di quanto possa sembrare. A Ferentino oggi governa un sindaco che fu tra i fondatori del Pd ma in giunta ha pezzi di Lega e di Fratelli d’Italia. A Veroli il sindaco è stato capogruppo del Pd in Provincia ed ha in amministrazione pezzi di FdI. Inoltre a Sora l’attuale presidente della Provincia governa con Lega e Pd insieme. Nei giorni scorsi ad Isola del Liri è esplosa la stessa questione con il passaggio del sindaco a Fratelli d’Italia ma in amministrazione ha due esponenti Dem, il Segretario Provinciale ne chiede il passaggio in opposizione: gli hanno risposto che fino ad una settimana prima della sua elezione governava San Giorgio a Liri con un sindaco di Forza Italia. E l’elenco potrebbe continuare. (Leggi qui: Isola del Liri, il caso Quadrini spacca il Pd: scontro aperto sulla linea).

Il PD — secondo Pompeo — deve tornare a presentarsi con coalizioni riconoscibili, capaci di battere il centrodestra attraverso la proposta alternativa, non attraverso l’assorbimento. Ma il vero problema – per Pompeo – è che manca una discussione interna con la quale fissare dei paletti: che vangano validati su tutti i Comuni della provincia.

Il ritorno che non si chiama ritorno

Antonio Pompeo

L’aspetto più interessante delle dichiarazioni rilasciate a Ciociaria Oggi non è ciò che Pompeo dice, ma ciò che non dice — e che tutti capiscono. Non annuncia candidature. Non lancia ultimatum. Ma in ogni risposta deposita un elemento: i numeri che lo rappresentano, gli accordi non rispettati, la vicesegreteria negata, Fantini dimenticato.

Migliorelli è avvisato. Con garbo, con misura, con quella fermezza silenziosa che in certi contesti pesa più di qualsiasi dichiarazione di guerra. Ma è avvisato.