A Pontecorvo il centrosinistra si muove tra vecchie fratture e nuovi tentativi di unità. L’uscita di Paliotta verso Rotondo e la nascita di un tavolo alternativo ridisegnano gli equilibri in vista delle prossime elezioni.
Se il centrosinistra di Pontecorvo sia diventato maturo è presto per dirlo: due indizi ci sono e solo i prossimi giorni dimostreranno se sono sufficienti per diventare una prova. Perché la politica non cambia mai con un annuncio. Cambia quando due fatti, apparentemente scollegati, iniziano a parlarsi.
Per comprenderli occorre una premessa. Pontecorvo è guidata da dieci anni dalle amministrazioni del sindaco Anselmo Rotondo: orientamento di centrodestra ma con un perimetro politico variabile sulla base degli umori di un primo cittadino dotato di una personalità debordante.

Il trasversalismo di cui tanto si discute oggi a Ferentino, Veroli, Sora e Frosinone ha cominciato a germogliare a Pontecorvo prima che in quelle città. Colpa di un Pd che già anni fa era intrappolato tra le componenti e le loro guerre interne. Così, al termine di un’assemblea che decise di mandare il Partito a sfracellarsi contro sconfitta certa, l’area della realpolitik salutò il Circolo e si infilò nella lista di Rotondo con due candidati. E li elesse entrambi: in maggioranza e per cinque anni al governo.
I due indizi
Una scena che anche quest’anno si è ripetuta. Ma a componenti invertite. A salutare il Circolo e fare una scelta pragmatica è stata la dottoressa Annalisa Paliotta. Per dieci anni è stata all’opposizione ed anche questa volta ha assistito all’inizio di una eterna discussione: conoscendone le conclusioni ha saltato il fossato prima che lo facessero altri. E qui arriva il primo dei due indizi.

Sta in una frase: “In politica arriva il momento in cui le etichette devono cedere il passo ai progetti”. Così Annalisa Paliotta ha motivato la sua scelta di sostenere Anselmo Rotondo, rivendicando una posizione indipendente, oltre i confini del Partito Democratico. Non un addio ai valori, ha detto, ma un modo diverso di praticarli. Una scelta “ponderata”, fondata sulla convinzione che la buona amministrazione non sia una questione di tessere. Discutibile ma pragmatico. E soprattutto, già visto su questi schermi di Pontecorvo.
Il secondo fatto arriva poche ore prima. Un’assemblea del Pd che decide di aprire il confronto con tutte le forze alternative a Rotondo, per costruire un progetto unitario, ancora tutto da definire nei contenuti e nella guida.
La sequenza è perfetta. Troppo perfetta. La sera si discute di unità alternativa. Il mattino dopo Paliotta sceglie la continuità con il sindaco uscente. È qui che la politica smette di essere cronaca e diventa interpretazione. Perché le letture sono due. E opposte.
L’esame di maturità del Pd

La prima: una rottura. Una scelta individuale che anticipa il partito e ne svuota il percorso. La seconda: una presa d’atto. Se quei progetti alternativi – come ha detto la stessa Paliotta – “non appaiono ancora delineati nei contenuti e nella visione”, allora forse si tratta di un cantiere troppo lento. E dopo dieci anni di opposizione senza incidere, la pazienza può finire.
Ma fermarsi qui sarebbe superficiale. Perché mentre Paliotta esce, il Partito Democratico rientra. Ed è questo il passaggio meno evidente e più rilevante. Negli stessi giorni, infatti, prende forma un tavolo che mette insieme il gruppo di Gianluca Narducci, quello di Ivan Santopietro e pezzi del Pd. Non è ancora una coalizione, ma è qualcosa di più di un’intenzione: è un processo che prova a darsi metodo, programma e squadra.
Non si parla solo di nomi. Si parla di criteri. Di priorità. Di equilibrio tra le componenti. Tradotto: si prova a fare politica. E allora il paradosso diventa chiaro.
La Paliotta lascia il Pd perché non vede un progetto solido. Il Pd, proprio mentre lei esce, inizia a costruirlo davvero.
I fattori esterni

In mezzo c’è una terza dimensione, più silenziosa ma decisiva. Quella degli equilibri interni. Dove il ruolo di Simone Costanzo, ieri Segretario Provinciale ed oggi sindaco di Coreno Ausonio e presidente del Consorzio dei Servizi Sociali, pesa più di quanto si dica. Perché quel Consorzio, negli anni, è diventato un luogo di relazioni tra amministratori. Un piccolo centro di gravità politica. Ed è dentro questo intreccio che si muove la partita.
Da una parte Anselmo Rotondo, che consolida una coalizione sempre più identitaria, con una marcata impronta di centrodestra ma concretamente aperta al trasversalismo. Dall’altra un’opposizione che, per la prima volta dopo anni, prova a diventare qualcosa di diverso da una somma di solitudini.

Il Pd, da solo, a Pontecorvo non è competitivo. Questo è evidente. Ma oggi non è più isolato. È tornato ad essere il perno attorno al quale si prova a costruire l’alternativa. E in politica, spesso, non conta essere i più forti. Conta essere centrali.
Se quel tavolo reggerà, Pontecorvo vedrà una partita vera. Se non reggerà, la scelta della Paliotta apparirà – col senno di poi – meno sorprendente di quanto oggi sembri.
Nel frattempo, però, una cosa è già cambiata. Dopo dieci anni, il Pd non è più fermo.
E quando un Partito torna a muoversi compie un passo fondamentale: tentare di sintonizzarsi sulla gente che intende amministrare. Ed è una scelta fondamentale se si vuole costruire un’alternativa. Possibile. E forse vincente.



