Ponti di carta, mezzi pontieri e ritorni web tax per Trump: che se la ride

Far credere che con "The Donald" ci fosse un canale preferenziale per mera propaganda intensa e poi ritirare la tassa sui colossi Usa. Invano

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Diceva benebenissimo Sandrone Pertini buonanima mitragliera sua, che da giovanotto andava a far fare i gargarismi al mitra sotto il “covo” di via Tasso a Roma solo per spaventare i fascio-nazi. Da Capo dello Stato lui, quel vecchietto che molti pensavano essere docile ma che è morto senza perdere mai l’aura di iradiddio diceva: “A brigante rispondi sempre con brigante e mezzo”.

Il senso della frase è molto più che l’affermazione di un principio un po’ paleolitico, in molti casi è la base stessa del rispetto che individui e sistemi complessi incutono nei loro omologhi. E quando tuo “omologo” ci arriva ad essere, ad esempio, Donald Trump, forse lì il mantra pertiniano funziona molto più dei “ponteggi” che una certa politica traccheggiona cerca di lanciare oltre l’Atlantico.

Partiamo da un presupposto onesto: cercare di gestire l’immensa rete di rapporti, equilibri e step di vantaggio con la gigantesca macchina di Washington è difficilissimo. Lo è ancora di più se dietro la scrivania dello Studio Ovale ci sta seduto un tycoon Maga bullo.

La logica di Wall Street

Foto Peshkov © Can Stock Photo

Uno che valuta il mondo secondo le paccate di soldi che esso frutta e che finge di essere bipolare sui dazi solo per agevolare il mondo finanziario da cui proviene con un’altalena in Borsa innescata da lui e dalle sue odivaghe dichiarazioni.

Quindi al governo Meloni si può concedere come precondizione l’attenuante basica ma oggettiva di doversi misurare con un Kraken economico e geopolitico che potrebbe fare di noi un boccone solo. In qualsiasi momento e su qualsiasi campo.

Spiegato questo però va detto anche che le attenuanti non annullano la portanza di un reato, semplicemente ne limitano la pena prevista. E nel caso della web tax la “colpa” dell’Esecutivo in carica è palese. Come al solito il problema non sta tanto nell’errore in sé, quanto piuttosto nella narrazione bulla con cui la premier ha voluto dipingere il suo rapporto con The Donald e con le corde della sua indole.

La narrazione falsata

Donald Trump al vertice Nato

Spieghiamola meglio: se Giorgia Meloni avesse reso più adiacente la sua narrazione su quello che si può fare con Trump ad una realtà che dice che con Trump ci si può fare pochissimo certe brutte sorprese non sarebbero state tali. Ma solo preannunciate conseguenze di uno scenario planetario mutato radicalmente, e in peggio, ma almeno reso noto in punto di verismo, non di romanticismo da iperbole.

Oggi invece l’Italia si ritrova per l’ennesima volta sotto scacco di dazi che, dal primo agosto (ma non è affatto certo) saranno al 30% e con una premier che ha passato gli ultimi mesi a patentarsi come “pontiera” invece che a spiegarci che aveva letto e capito quella cosa là di Pertini.

Sul Fonte Ue Ursula von der Leyen non esclude firme su accordi ma promette contromisure protezionistiche.

La controffensiva di Ursula

Ursula von der Leyen (Foto: Daina Le Lardic © European Union 2025)

Il che la dice molto sul gorgo di traccheggiamento in cui la stessa sta trascinando (anche) Meloni, che sarà pure sovranista ma che deve comunque conciliare il suo spleen con le logiche di Bruxelles.

Logiche che come al solito sono spalmate su 27 toni diversi, tanti quanti sono gli Stati membri. Stati come l’Italia, che pur avendo ritirato la web tax contro i giganti americani che vampirizzano il settore produttivo dei servizi nostrani, oggi si ritrova come quello che ha portato il pallone per la partitella sullo slargo parrocchiale.

Che lo ha fatto dopo averlo rubato da casa e che però alla fine non viene fatto giocare dallo stopper tamarro della ghenga.

Colossi web liberi tutti

Oggi l’assenza di una tassazione diretta e chiara sui colossi del web Made in Usa non è solo fonte di una loro pervasività comoda, e quindi disincentivo a ché si sviluppino realtà “indigene”.

La sede Google a Mountain View

E’ anche assenza di un gigantesco “gettito” che alle casse di Roma farebbe molto, ma molto comodo. Insomma, per ingraziarsi Trump Meloni non solo si è adeguata alla perfezione alla politica di upgrade della spesa militare, ma ha anche consegnato un salvacondotto official ai giganti del web Usa.

E’ servito? Pochino finora, e ormai la politica della premier viene definita in molti ambienti anche al di là dell’Oceano come ignorante del principio del “Taco” (Trump always chicken out, cioè alla fine scappa sempre come un coniglio).

Niente emulazione di Pertini

Foto: Philippe Stirnweiss © EU Press Service

Nessun brigante e mezzo contro brigante dunque, e nessun benevolo appeasement a quello che Pertini diceva, ma solo una quiescenza che finora ci ha inguaiati ancor peggio di come stavamo. Dal canto suo Meloni ha già pronto il format di difesa da sciorinare nei talk e sui media amici e nelle sue celeberrime dirette social: la politica commerciale è di competenza di Bruxelles e non dei singoli Stati.

E’ vero, ma allora perché fare tutta quella propaganda sui lavori di sé pontiera se poi i pontieri sono solo temerari fautori di accordi evanescenti che non possono né incentivare né ratificare come singoli?

Perché andare a Washington da sola tornando sul tappeto di rose di una che poteva salvare capra e cavoli quando invece si sapeva da sempre che non c’è un format di salvataggio delegato alle singole Nazioni?

Scuse media e conseguenze

Pietro Nenni e Sandro Pertini al XXXV Congresso del PSI nel 1963 (Foto © Fondazione Nenni)

Invece di fare come il bellicoso Canada di Mark Carney noi oggi ci preoccupiamo solo di lisciare un tipo losco anche a costo di far apparire la nostra arrendevolezza come quiescenza pavida. E con una gentilezza freak che non troverà sponde di effetto, neanche al netto di una eventuale rappresaglia Ue contro Washington.

Lo ha detto a chiare lettere, citato da Linkiesta, l’economista francese Olivier Blanchard: se l’Ue darà una risposta dura Trump raddoppierà i dazi. E non solo perché ha il potere di farlo, ma perché ha usato i pontieri come Meloni per dissimulare la pistola puntata alla nostra tempia.

E nel frattempo da alcuni di loro ha incassato i suoi bei vantaggi, ridendosela di brutto. Alla faccia di Sandrone Pertini che lo avrebbe mandato a dormire molto, ma molto preoccupato.