“Portiamo il treno in città”, il Consiglio di Latina chiede la stazione in centro

Approvata all'unanimità dall'assise comunale la mozione di Giuseppe Coluzzi per la realizzazione di un collegamento ferroviario diretto tra lo Scalo ed un nuovo terminal alle autolinee. Il capoluogo pontino è uno dei pochi in Italia senza una stazione in zona centrale. Ora toccherà al sindaco e alla giunta promuovere insieme a Mit, Rfi, Regione e Provincia uno studio di fattibilità

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

A Latina vogliono portare il treno in città. E no, non è uno scherzo, in una delle poche città d’Italia che la stazione ferroviaria non ce l’ha in centro, bensì a 8 chilometri di distanza, a Latina Scalo. È il titolo di una mozione del consigliere Giuseppe Coluzzi, “Portiamo il treno in città”: che il Consiglio comunale ha votato all’unanimità.

Un’opera da 130-150 milioni

Non è uno scherzo, non è un Pesce d’Aprile. La mozione c’è: vorrebbe la realizzazione di un collegamento ferroviario diretto tra Latina Scalo e Latina città mediante una nuova tratta a doppio binario lunga circa 8,3 chilometri, con due terminal principali, uno allo Scalo, e uno in centro alle autolinee nuove. Si svilupperebbe in prevalenza in zone agricole e, “pur richiedendo una variante urbanistica, non presenta impatti ambientali o idrogeologici significativi”.

Il Consiglio comunale di Latina

Inoltre “il tracciato è totalmente pianeggiate e quindi facilmente realizzabile da parte di Rete Ferroviaria Italiana o del ministero delle Infrastrutture e trasporti”. Un’opera, dunque, che “consentirebbe finalmente alla città di Latina, uno dei pochi capoluoghi di provincia insieme a Nuoro, Matera e Campobasso, a non disporre di una stazione in ambito urbano, di uscire dall’isolamento ferroviario”.

Per fare tutto questo, che potrebbe avere un costo stimato tra i 130 e i 150 milioni di euro, la mozione impegna sindaco, assessori e dirigenti a promuovere, insieme a Mit, Rfi, Regione e Provincia, l’avvio di uno studio di fattibilità per la realizzazione. Alla fine, in Consiglio, dopo conferenze dei capigruppo con contorno di emendamenti e limature, tutti d’accordo: la mozione passa all’unanimità.

Il sogno sfumato della metroleggera e il Brt

Un rendering della Metropolitana teorizzata a Latina

Ora, però, è necessario fare un passo indietro. Anzi, due. Il primo è quello che sì, in effetti Latina sconta da sempre la distanza tra il centro, realizzato nel 1932 in mezzo alla palude bonificata, e la linea ferroviaria “direttissima” Roma-Napoli, completata nel 1927 quasi al piede dei Monti Lepini.

E questa distanza è sempre stata coperta dal servizio di trasporto pubblico locale: gli autobus, che dalla stazione Fs portano in centro, con non poche criticità subite dai pendolari nel corso dei decenni, tipo la mancata corrispondenza di orari tra bus e treni in arrivo o in partenza. Per non parlare poi dei ritardi dei treni, che fanno saltare le coincidenze. O del fatto che di notte, in corrispondenza degli ultimi treni, il servizio bus non era stato disponibile per molti anni. 

Memoria di Metroleggera

Il secondo passo indietro è la memoria dell’ormai semi-sepolta Metroleggera dei tempi di Vincenzo Zaccheo: l’allora sindaco (oggi presidente della Fondazione Latina 2032) immaginò un collegamento diretto tra lo Scalo e il centro, con Metro di superficie che sarebbe dovuta passare su via Epitaffio e poi su corso Matteotti. Un progetto avviato, con convenzioni siglate, poi seppellito sotto il mancato contributo da parte della Regione Lazio e sotto difficoltà tecniche.

Un modello di Brt

Con corollario di richieste milionarie da parte di chi avrebbe dovuto realizzarlo, evitate per un soffio dall’amministrazione, e di indagini da parte della magistratura requirente. Di quel progetto, però, qualcosa è rimasto: il finanziamento di 80 milioni di euro per la realizzazione, infatti, non è scaduto. Anzi, è ancora in piedi e il Comune ci vuole realizzare un Bus Rapid Transit, ovvero il Brt, collegamento rapido su gomma in sede propria e sempre su via Epitaffio, come la ex metro. Il Comune ribadisce la volontà di farlo, il ministero ancora non risponde definitivamente. 

Coluzzi, “mister mozione”

Giuseppe Coluzzi

Coluzzi si inserisce in tutto questo: della serie,“chiediamo a Rfi di realizzarci una nuova ferrovia per collegare centro e Scalo”. Detta così, fa sorridere. Ma Coluzzi non è nuovo a idee particolari. Tanto che nella seduta di oggi del Consiglio, su 15 mozioni all’ordine del giorno, ben 10 erano sue. Idee come la “sopraelevazione di uno o due piani sui muri perimetrali delle case basse per fini sociali, ambientali e economici”.

Ed ancora l’istituzione del corso di laurea in Scienze monetarie, la “Democrazia e finanziamento pubblico diretto della funzione pubblica” , l’Istituzione del servizio sociale obbligatorio”, l’”Avvio delle procedure per l’acquisizione a titolo originario per usucapione di aree private o pubbliche per i beni patrimoniali disponibili di fatto utilizzate dal Comune”.

Altre, sue, sono state approvate oggi, come quella per il riconoscimento di borgo storico per Tor Tre Ponti”. Coluzzi non è nuovo, nel proporre idee: dodici anni fa, sempre in Consiglio, propose addirittura la realizzazione di una statua di Adolf Hitler (si, lui),“per non dimenticare. Allora, era il 2014, militava in Forza Italia (oggi in FdI) e in Aula si stava discutendo una mozione per intitolare una strada a Giorgio Almirante e lui propose la statua per Hitler. Subito dopo però, chiarì che “era solo una provocazione”. 

Mozione stressante

Raimondo Tiero

Ma quello che ha fatto scalpore, oggi, è stata la sua produttività, tanto che a un certo punto Nazareno Ranaldi gli ha detto “Capisco che Coluzzi si sia chiuso in casa e abbia partorito tutte queste idee…”.

E il presidente del Consiglio, Raimondo Tiero, in chiusura di una seduta di cui molti punti sono stati poi rinviati, ha chiosato: “Le mozioni stressano più di un Consiglio sul bilancio”.