Post-it, Campanile, ascolto: il PD prova a riprendersi Frosinone

Come si legge la campagna di ascolto lanciata ieri dal Pd "Frosinone, cosa manca?" . Prova a colmare mesi di immobilismo rispetto all'iperattivismo di Iacovissi (PSI), puntando su contenuti e territorio più che sul nome del candidato sindaco Pizzutelli. Ma è anche un segnale alle altre forze progressiste: alle quali lascia aperta la porta. Evitando di arroccarsi sul nome del candidato

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Riavvolgiamo il nastro. Concentriamoci sul Partito Democratico che nella giornata di ieri ha mandato il secondo segnale concreto di risveglio dal suo infinito letargo politico nella città capoluogo. “Frosinone, cosa manca?” è la domanda scelta dal Pd per inaugurare la sua campagna di ascolto del capoluogo, in prospettiva delle elezioni comunali del prossimo anno. L’interrogativo è semplice: ma politicamente dice molto più di quanto possa sembrare. (Leggi qui: Forza Italia torna in maggioranza a Frosinone con la regia di Scaccia?).

Perché questa volta il punto non sono soltanto i post-it, il Campanile scelto come simbolo identitario del capoluogo, i quartieri da attraversare e i cittadini da ascoltare. Il punto è che il PD sembra aver capito, finalmente, che la campagna elettorale per il Comune di Frosinone è cominciata. E non da ieri.

Nove mesi al voto

(Foto: Saverio De Giglio © Imagoeconomica)

Infatti, comunque si voglia leggere il calendario mancano poco più di nove mesi alle elezioni del prossimo anno. Il tempo delle tattiche attendiste, dei rinvii, della estenuante osservazione del proprio ombelico, delle formule prudenti, del parlarsi addosso e delle infinite riunioni preparatorie che non producono nulla, è scaduto. A Frosinone hanno capito che non si può assistere alla proiezione di “Aspettando Godot” all’infinito. Nemmeno dentro casa PD.

È arrivato il momento di agire. Di scendere in piazza. Di parlare con le persone. Di costruire consenso. Di iniziare, senza più equivoci e strategie tafazziane, la campagna elettorale. Il cambio di passo dunque c’è stato. E l’iniziativa annunciata dal Segretario cittadino Stefano Pizzutelli e dalla presidente Stefania Martini testimonia, in ogni caso, diverse circostanze.

La prima: il PD ha bisogno di recuperare, rapidamente, una presenza politica visibile in città, di risintonizzarsi con la gente di Frosinone. Dopo l’indicazione di Angelo Pizzutelli come candidato sindaco infatti, il Partito ha rischiato di trasformare una candidatura formalmente esistente, in una candidatura politicamente invisibile. Una contraddizione difficile da spiegare agli elettori.

Il monopolio del PSI

Il banchetto dei Socialisti

La seconda: il PD ha compreso che non può lasciare al PSI il monopolio dell’iniziativa elettorale nel centrosinistra. Vincenzo Iacovissi è in campo ormai da tempo, ha una coalizione già strutturata e ha utilizzato questi mesi per presidiare temi, piazze e dibattito politico.

Di fronte a questo iperattivismo socialista, il perdurante immobilismo del PD rischiava di trasmettere alla città un messaggio indecifrabile: vogliono vincere o vogliono solo fare testimonianza? La narrazione politica del Partito Democratico rischiava di essere cannibalizzata da quella del PSI, con il rischio ulteriore di delegare interamente la rappresentanza dell’elettorato di sinistra.

Di fatto, per mesi e mesi, una sola forza politica nell’area riformista sembrava essere davvero in campagna elettorale. Continuare a lasciare Iacovissi da solo a presidiare tutti i dossier politici dell’area progressista, è come invitare Dracula a pranzo all’Old Wild West per un Angus… al sangue. Il rischio, per il PD, è piuttosto evidente: restare a digiuno. In politica, quando la partita si gioca sui temi e sulla presenza, chi occupa per primo il campo detta anche l’agenda.

Non più nomi, ma visione

Angelo Pizzutelli candidato sindaco del Pd

L’ulteriore riflessione è forse la più interessante. Nella nuova iniziativa il PD, questa volta non ripete come un mantra il nome del proprio candidato sindaco. Mette al centro i contenuti, le persone, i quartieri e Frosinone. Non si parla di nomi, ma di visione. Non è un dettaglio. Anzi, potrebbe essere un cambio di prospettiva politicamente significativo: la costruzione del programma che non può essere esercizio di laboratorio da sviluppare dentro la segreteria cittadina. E più ancora: parte dal presupposto che il candidato Pd sia Angelo Pizzutelli ma così tiene ancora aperta la porta per un dialogo con le altre forze dell’ipotetico Campo Largo.

«Vogliamo essere in mezzo alle persone, ascoltare prima di proporre», spiegano Pizzutelli e Martini. E ancora: «Prima delle risposte vengono le domande. E prima dei programmi viene l’ascolto».

Foto © Stefano Strani

È una scelta che, sul piano politico, si presta ad una chiave di lettura nuova, come il tentativo di spostare finalmente la discussione dalla sfibrante e improduttiva partita, tutta interna al centrosinistra, sulle candidature, alla costruzione di un progetto per la città. E forse è proprio questo che serve veramente. Perché una candidatura, da sola, non è una campagna elettorale. Un nome, per quanto conosciuto e autorevole, non è un programma. E un programma, a sua volta, non è una semplice lista di problemi.

Il Campanile e i suoi mattoncini

Il PD prova, dunque, a partire dalla città reale: residenti, giovani, famiglie, commercianti, associazioni. Il Campanile costruito simbolicamente con i post-it vuole rappresentare proprio questo: tanti pezzi diversi che devono diventare una costruzione politica comune.

Daniele Leodori

In ogni caso è evidente che l’incontro romano con il segretario regionale Daniele Leodori ha contribuito a imprimere un’accelerazione alla macchina elettorale dem per Frosinone. La partita, del resto, era già salita a un livello politico più alto di quello cittadino.

Ora, però, serve che quella spinta produca un movimento vero, credibile e visibile. Il Campanile e i post-it possono essere senz’altro una buona idea. Ma il vero banco di prova, non solo per il PD, sarà ciò che accadrà dopo aver letto tutti i post.

Perché alla domanda “Frosinone, cosa manca?” i cittadini potranno rispondere tante e diverse cose. Ma la risposta più impegnativa, forse, potrebbe essere questa: “manca ancora una campagna elettorale unitaria del centrosinistra per vincere finalmente le elezioni.”

E, a quel punto, che si fa?