“Premio Mattei”, studio ed emozioni per ricordare 2 imprenditori coraggiosi

Nona edizione della manifestazione dedicata ai fratelli Pino ed Amilcare, uccisi mentre difendevano il proprio lavoro, La loro storia è diventata un esempio per i giovani ai quali è riservato il concorso. Potranno partecipare gli studenti dell'Università di Cassino e quelli delle scuole medie

C’è un premio che ogni anno torna puntuale, come quei riti che non chiedono clamore ma continuano a tenere accesa una luce. È il “Premio Pino e Amilcare Mattei”, arrivato alla nona edizione, nato per ricordare due fratelli uccisi mentre difendevano il proprio lavoro, e diventato nel tempo un palco per i ragazzi. Un palcoscenico semplice, senza riflettori aggressivi, dove talento, studio ed emozione si prendono lo spazio che meritano. (Leggi qui: Le pietre insanguinate di Pino e Amilcare sulle quali costruire il futuro).

Un ponte tra memoria e futuro

La proclamazione dei vincitori della scorsa edizione

Quest’anno il sipario si alza di nuovo. Due i percorsi, due le età, due modi di cercare la verità: il Premio al Merito per le migliori tesi dell’Università di Cassino, e il Premio Speciale al Racconto per le scuole medie. Ai più piccoli, quelli che stanno nel punto esatto in cui si impara a diventare grandi, è stato affidato un tema pesante e urgente: bullismo e cyberbullismo.

Niente moralismi. Si chiede loro di raccontare, come sanno fare, con parole, video o immagini. Perché a quell’età la voce è fragilissima, ma quando la si ascolta può spostare montagne.

“Vogliamo uno spazio di espressione autentica”, dice il commissario del Consorzio industriale del Lazio Raffaele Trequattrini. Ed è vero: il premio è un ponte, una passerella tra memoria e futuro. È anche un invito agli universitari a non fermarsi alla teoria ma a guardare il territorio, studiarlo, capirlo. Le tesi premiate parlano di lavoro, innovazione, crescita: la cassetta degli attrezzi del domani. «Con questa nuova edizione del Premio Mattei rinnoviamo un impegno che va oltre il ricordo – ha detto il il professor Raffaele Trequattrini È fondamentale ascoltare la voce dei giovani, la loro sensibilità e la loro capacità di interpretare il presente». 

Un dramma infinito

Amilcare e Pino Mattei

Dietro tutto questo c’è una storia che pesa, e che nessuno nel Lazio meridionale ha dimenticato. Nel 2014, nella cava di Coreno Ausonio, Pino e Amilcare Mattei furono uccisi a colpi di pistola. Due imprenditori, due fratelli, due padri che quella notte erano andati solo a vedere chi continuava a rubare carburante. Gli investigatori ricostruirono tutto: i colpi esplosi, le traiettorie, la fuga. Ventitré minuti di buio e terra che avrebbero cambiato per sempre la vita di due famiglie.

Dopo un processo lungo, durato anni, i giudici hanno messo il punto: per loro i fratelli Mattei erano “due onesti imprenditori, giustamente esasperati dal ripetersi dei furti di gasolio e dai continui danneggiamenti sui loro impianti. Non erano certo due freddi assassini. È certo che tutti i colpi sino al fatale incontro sul pianoro fra Giuseppino Mattei e Di Bello, furono esplosi in aria a scopo intimidatorio”.

Giuseppe Di Bello, quarantadue anni, è stato condannato a trent’anni. Nessun quarto uomo, nessuna legittima difesa, hanno scritto i giudici. In aula, alla lettura, c’erano le vedove e i sette figli dei fratelli Mattei. Silenzi che non hanno bisogno di didascalie.

Lavoratori, non eroi ma esempi per i giovani

Raffaele Trequattrini

Il Premio che porta il loro nome nasce proprio lì, in quel cratere di dolore. E ogni edizione è un modo per ricordare chi erano: uomini che lavoravano, non eroi da romanzo. Uomini che non avrebbero mai immaginato di diventare simboli.

Oggi però sono esattamente questo: un simbolo che non pietrifica ma genera movimento. Un premio che porta bambini e universitari a guardare in faccia la realtà. A capire che il sapere e il coraggio non sono cose separate. A provare, tutti insieme, a costruire un pezzo di futuro che somigli a un posto più giusto.

E domani, quando i ragazzi saliranno sul palco con i loro racconti stretti in mano, saranno loro, senza saperlo, a custodire il resto della storia. Il più importante.

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