Il Consiglio comunale di Natale salta ancora: maggioranza assente, Aula deserta e messaggio politico esplicito al sindaco Mastrangeli. La crisi non è episodica ma strutturale, e mette in discussione il futuro dell’amministrazione. L'invito di Angelo Pizzutelli: dimissioni. Come si leggono i vari messaggi di oggi.
Solo il tempo dell’appello, poi tutti a casa: senza panettone e senza maggioranza sotto l’albero. Il Consiglio comunale della vigilia di Natale a Frosinone segna un punto di non ritorno per l’amministrazione Mastrangeli, scava un fossato all’interno della maggioranza, solleva dubbi sul futuro. Per la terza volta di fila la seduta è saltata a causa dell’assenza di un nutrito gruppo della maggioranza.
All’appello del Segretario generale Mauro Andreone hanno risposto presente solo in 15. Gli altri della maggioranza o non si sono presentati o erano fuori dall’Aula e non hanno fatto un solo passo per entrare e certificare la loro presenza. Chiaro il messaggio per il sindaco: senza di noi nemmeno cominci la discussione.
L’appello

All’appello del presidente supplente Marco Ferrara (FdI) rispondono il sindaco Riccardo Mastrangeli seguito da Christian Alviani (fresco di rientro in maggioranza con il gruppo Identità Frusinate), Teresa Petricca e Giovanbattista Martino (FutuRa), , Anselmo Pizzutelli, Maria Antonietta Mirabella (lista Mastrangeli), Giovanni Bortone (Lega), Maurizio Scaccia, e Pasquale Cirillo (Forza Italia), Angelo Pizzutelli, Norberto Venturi e Fabrizio Cristofari (Pd), Armando Papetti (Lista Marzi), Vincenzo Iacovissi (Partito Socialista). In tutto, il sindaco, il presidente supplente, nessuno della maggioranza e dodici componenti dell’opposizione.
Assenti: il presidente d’Aula Massimiliano Tagliaferri, l’esponente della Lista Ottaviani Giampiero Fabrizi (assente ma presente fuori dall’Aula), il capogruppo di FdI Franco Carfagna, Sergio Crescenzi (FdI, uscito al momento della chiama), Paolo Fanelli (FdI), gli esponenti della Lista per Frosinone Francesco Pallone, Francesca Chiappini, Sergio Verrelli, Corrado Renzi (usciti al momento dell’appello), Cinzia Fabrizi, Dino Iannarilli (assente ma presente fuori dall’Aula), Carlo Gagliardi (Lista Marzi), Claudio Caparrelli (Polo Civico), Francesca Campagiorni (FdI), Domenico Marzi (Lista Marzi), Alessandra Mandarelli (Lista Marzi), Andrea Turriziani (Polo Civico), Marco Sordi.
Il messaggio

Il segnale politico è chiaro e riflette la spaccatura nella maggioranza: una parte dei Fratelli d’Italia (tre Consiglieri) il Polo Civico (due), Max Tagliaferri e Carlo Gagliardi hanno messo il sindaco di fronte all’evidenza. E cioè, senza di loro non si arriva a 17 che è il numero chiave per poter accendere le luci in Aula.
Una parte di FdI è entrata: Sergio Crescenzi (area Aldo Mattia) e Marco Ferrara (che ha presieduto). La loro presenza va letta come un segnale interno al Partito: nella discussione per il riequilibrio della Giunta (che sta lacerando la maggioranza) loro sono a favore del terzo assessorato a Fratelli d’Italia; una parte del Partito non lo è. Perché? Le chiavi di lettura sono due.

La prima è esterna e l’ha spiegata ieri sera l’ex vicesindaco Fabio Tagliaferri durante un incontro di Partito: né il Gruppo né il Partito hanno posto la questione del terzo assessorato. Quindi? Quell’iniziativa viene giudicata una provocazione con cui frantumare il Gruppo FdI ed indebolirlo. La seconda è interna: questione di equilibri. Il terzo assessorato andrebbe di diritto all’ala dell’onorevole Aldo Mattia, in base al patto sottoscritto quando c’è stato il Congresso comunale; all’epoca Mattia ha ritirato il suo candidato in favore dell’unità ed in cambio di quel nome da indicare in Giunta. Cambierebbero i rapporti di forza interni.
La nuova Guardia

Ma non c’era una nuova Guardia Pretoriana di matrice leghista a tutelare il sindaco? Si. E sarebbe potuta entrare facendo aprire i lavori. Ma Lista Ottaviani, Lega e Lista per Frosinone hanno scelto di non farlo. Perché? Avrebbero attizzato il fuoco dello scontro. Soprattutto avrebbero rischiato di andare sotto: opposizioni più la parte di maggioranza malpancista avrebbero avuto i numeri per bocciare tutti gli argomenti all’ordine del giorno. E sarebbe stata la fine.
Le reazioni

Angelo Pizzutelli: «Per la maggioranza, l’Aula è diventata il palcoscenico di un teatro. Peccato che non si rendano conto che stanno rappresentando una commedia dell’assurdo. E che a pagare il biglietto, loro malgrado, siano i cittadini di Frosinone che non meritano questo». Volendo, i numeri ci sarebbero stati. «È chiaro che sia in atto un ricatto politico nei confronti del sindaco. Un ricatto tutto loro al quale la città non si appassiona». Il capogruppo del Pd si augura «che il sindaco valuti di compiere i passi opportuni che vadano verso le dimissioni perché questo spettacolo è indecoroso».
L’analisi
Tanto tuonò che piovve. E non è stata una pioggerellina quella caduta oggi in Aula consiliare ma un vero e proprio acquazzone. Stesso clima invernale, sia dentro che fuori Palazzo Munari: pioggia copiosa. Il Consiglio comunale era stato convocato per le 10.30. Alle 11:05 è iniziato. Alle 11:08 era già finito. Quindici presenti mentre in Prima convocazione però ne servono diciassette. “Rien à faire”, direbbero a Parigi. Buona Natale a tutti e tutti a casa.
In Aula c’era l’opposizione al completo – un evento che meriterebbe quasi la diretta Rai a rete unificate, come la sera del 31 dicembre con il discorso del Presidente Mattarella agli italiani. E la maggioranza? Non pervenuta.

Il dato politico però pesa molto più di quello aritmetico. Perché l’ennesimo Consiglio deserto, il terzo di fila, certifica una realtà ormai difficile da nascondere: Riccardo Mastrangeli non ha una maggioranza numerica e, probabilmente ancor prima, non ha più una maggioranza politica. Nonostante la terapia infusionale endovenosa, rappresentata dai rientri in maggioranza di alcuni Consiglieri passati temporaneamente in opposizione.
Governare così, con l’elmetto in testa e il pallottoliere in mano, fino a fine consiliatura appare francamente impensabile.
Non erano influenzati
L’assenza in blocco della cosiddetta maggioranza non è ovviamente casuale o determinata da una improvvisa forma influenzale collettiva. Si tratta di una strategia studiata a tavolino nelle ore precedenti, all’esito di riunioni ufficiali o “riservatissime”, telefonate e messaggi Whatsapp, a dir poco incandescenti. Che però non hanno portato nessun antidolorifico alla maggioranza. In estrema sofferenza, come certifica il Consiglio saltato di oggi.

Una strategia nella quale continua a giocare un ruolo, importante e condiviso, anche il gruppo che fa capo all’ex sindaco Pd Domenico Marzi. In Aula infatti, del gruppo c’era solo Mario Papetti, sempre più battitore libero e ormai distante anni luce dalle dinamiche politiche dei suoi colleghi. Marzi dunque “serve” a Mastrangeli come il wi-fi quando non c’è segnale, sia con la presenza che con l’assenza.
Stretto tra due blocchi
Intanto il sindaco continua ad essere sempre più stretto tra due blocchi poco concilianti: da una parte Fratelli d’Italia con l’asse con il presidente del Consiglio Max Tagliaferri e il Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli. Dall’altra, la cosiddetta galassia della Lega che non ha alcuna intenzione di fare da comparsa ma intende continuare a dare le carte, caratterizzando l’azione politica.

Mastrangeli, dunque, rischia di fare la fine del vaso di terracotta tra due vasi di ferro. Rabindranath Tagore il famoso poeta e drammaturgo indiano scriveva . “Non si può attraversare il mare semplicemente stando fermi a guardare l’acqua”. E lui sarà costretto, prima o poi, ad attraversare un mare in tempesta.
La questione Giunta rappresenta quindi il grande elefante nella stanza, che nessuno vede. Rivederla non è più un tabù: è una necessità. Ma Mastrangeli vorrebbe farla al minimo sindacale: un solo ingresso nuovo, senza toccare nessuno degli assessori in carica, mettendo sul piatto esclusivamente la delega che lui stesso tiene ad interim da oltre un anno.
La coperta corta
Peccato che le richieste siano almeno tre: quella del Polo Civico (Nuova Realtà) di Gianfranco Pizzutelli, quella dell’area di Fratelli d’Italia che fa capo all’onorevole Aldo Mattia (checché ne dica Fabio Tagliaferri, secondo il quale non c’è alcuna richiesta del Partito) e quella del gruppo del vice sindaco Antonio Scaccia, salito a quattro consiglieri dopo l’ingresso di Pallone. La coperta è corta, e ogni volta che Mastrangeli prova a tirarla da una parte, resta scoperto dall’altra.

A complicare il quadro politico per il sindaco c’è poi Fratelli d’Italia che resta il Gruppo più numeroso, sia dentro che fuori Palazzo Munari. Ma non è più monolitico come un tempo. Da una parte, l’area che si riconosce nel Presidente dell’AleS SpA Fabio Tagliaferri che proprio in questi giorni ha ricevuto un endorsement importante, per come sta gestendo la strategica società da parte de Ministro della Cultura Alessandro Giuli. I Consiglieri vicini a Tagliaferri non reclamano cambi in Giunta.
Dall’altra, quella riconducibile all’onorevole Aldo Mattia, che invece aspetta di vedere onorata la cambiale, firmata quando è stata ufficializzata la Segreteria cittadina unitaria, che gli attribuisce un posto nell’esecutivo del capoluogo.
Due sensibilità, due linee politiche, un solo Partito. Ed un sindaco che deve provare a fare il trapezista. Senza rete.
Il paradosso

Resta poi un interrogativo, politicamente pesantissimo, che alcuni Consiglieri sollevano a bassa voce: perché chi nel 2022 ha corso con il centrosinistra ( e con Marzi che sta comunque “supportando” il Sindaco) non è considerato “idoneo” per entrare in Giunta ma poi diventa improvvisamente indispensabile in Consiglio comunale per garantire il numero legale e votare le delibere? È la posizione assunta dal vicesindaco Antonio Scaccia (patron della storica civica Lista Per Frosinone e coordinatore regionale di Noi con Vannacci).
Un paradosso che meriterebbe un trattato di sociologia, per spiegarlo. Il Consigliere Comunale perpetuo Roberto Pittiglio avrebbe detto: delle due l’una o è buono sempre, o non è buono mai. O Forse aveva ragione Ennio Flaiano quando scriveva che “in Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco”.
Le notizie politiche del giorno però sono due: non è solo la maggioranza assente. È l’opposizione presente. Tutta. Centrosinistra ortodosso e malpancisti eletti con centrodestra, per una volta, seduti fianco a fianco.

Un segnale? Forse. Un inizio? Chissà. E l’invito garbato del capogruppo Pd Angelo Pizzutelli alle dimissioni è il segnale che anche a sinistra si preparano a fare massa compatta per proporre un’alternativa credibile. Se si andasse al voto subito, se saltasse il Bilancio, le urne si aprirebbero già a giugno: tempo zero per i giochetti e subito in campo gli uomini strutturati e con le spalle larghe di consenso. Ad Angelo Pizzutelli la cosa non dispiacerebbe.
In una fase in cui la maggioranza si dissolve come neve al sole, anche la compattezza di chi sta dall’altra parte può diventare un fattore politico.
Non è un episodio
In sintesi, il Consiglio saltato di oggi non è un episodio isolato. È l’ennesimo sintomo, nella maggioranza del sindaco Mastrangeli, di una crisi politica profonda, strutturale, che non si risolve con un assessorato in più o una telefonata dell’ultimo minuto.

Non servono accordicchi al ribasso. Serve una sintesi politica vera tra i due blocchi contrapposti. Mettendo da parte, per il momento, la questione della candidatura a sindaco nel 2027. Serve una maggioranza che esista e resista davvero. Serve anche una guida che tenga insieme i pezzi, senza intestardirsi a recitare la frase che si legge spesso in alcuni cimiteri “per stare meglio qui giaccio”
Perché, come ricordava Abraham Lincoln: “Una casa divisa contro se stessa non può reggere”. E il Comune di Frosinone, nemmeno.



